Home >> Articoli >> Resta il dramma della disoccupazione. Indipensabile rilanciare l'economia, ma potrebbe non bastare per sostenere il lavoro.

Resta il dramma della disoccupazione. Indipensabile rilanciare l'economia, ma potrebbe non bastare per sostenere il lavoro.

01/08/2014
L'Istat certifica il dramma dei senza lavoro, soprattutto donne e giovani. E uno studio dell'Associazione Bruno Trentin dimostra che l'Italia ha un'anomalia di fondo rispetto a quanto avviene negli altri paesi europei.

Gli ultimi dati dell’Istat sull’occupazione sono stati accolti con qualche grido di giubilo per la crescita del numero degli occupati a giugno rispetto a maggio, ma anche con l’inevitabile grido di allarme sulla disoccupazione, che è aumentata rispetto al 2013, in particolare femminile e giovanile.

Semmai ce ne fosse stato bisogno, è stata la conferma che il motore dell’economia italiana va al rallentatore (come dimostra anche l'inflazione rilevata sempre dall'Istat). "Le politiche per la crescita devono essere la priorità assoluta, dobbiamo rispondere alla crisi sia con nuovi investimenti pubblici e privati, sia creando le condizioni di per attrarne di più" ha dichiarato Vittoria Fedeli, vicepresidente del Senato. "I dati che emergono dalle ultime rilevazioni Istat non possono lasciare indifferenti:la disoccupazione giovanile - ha aggiunto Fedeli - è al 43,7 per cento, e il tasso di disoccupazione è pari al 12,3, in diminuzione di 0,3 punti in termini congiunturali ma in aumento di 0,1 punti nei dodici mesi.  Dobbiamo agire immediatamente per invertire la rotta e far ripartire la crescita, e bisogna farlo coinvolgendo risorse sia italiane che europee".

Ma i problemi sono così gravi e duraturi da far sospettare che vi sia qualcosa in più di una scarsità di crescita economica. Se si allunga lo sguardo su un orizzonte temporale più ampio, come ha fatto l’Associazione Bruno Trentin, centro studi che fa capo alla Cgil e che ha preso in considerazione i dati Istat dal 2007 ad oggi, si scopre che dietro il dramma dei senza lavoro si potrebbero nascondere problemi strutturali che non dipendono solo dall’andamento dell’economia; problemi che rischiano di frenare i benefici per l’occupazione anche nel caso di una ripresa.

Nel 2007, ha messo in luce l’Associazione che fa capo alla Cgil e che oggi è guidata da Fulvio Fammoni, il tasso di occupazione italiano era del 51,4 per cento nella fascia di età 15-74 anni (inferiore di 6,6 punti percentuali rispetto a quello dell’Eurozona). Nel 2013 il nostro tasso di occupazione è sceso ancora e lo scarto rispetto alla stessa area è aumentato a 7,5 punti percentuali.

Sempre nel 2013, nella fascia 15-64 anni utilizzata come riferimento prevalente in Italia, il tasso di occupazione è risultato di quasi 8 punti inferiore della media dell’Eurozona, nonostante in Italia, più che nella media europea, sia cresciuto il numero delle persone al lavoro nella fascia d’età 55-64 anni, a causa delle riforme previdenziali.

Contemporaneamente il tasso di disoccupazione italiano è raddoppiato, passando dal 2007 al 2013 dal 6,1 per cento al 12,2 (+6,1), mentre quello dell’Eurozona, pur mostrando un peggioramento, è passato nello stesso periodo dal 7,5 all’11,9 per cento (+4,4).

Un divario altrettanto straordinario riguarda il tasso di inattività (persone che non lavorano rispetto al totale dei residenti). Nel 2013, nella fascia di età 15-74 anni, il numero delle persone inattive ha toccato – secondo le rilevazioni dell’Associazione Bruno Trentin - il dato record del 44,5 per cento del totale (in cifra assoluta, si tratta di circa 20 milioni di persone). La media europea è risultata del 36,2 per cento. Poco più di 8 punti percentuali di differenza. Nella più ristretta fascia 15-64 anni, il tasso di inattività italiano è risultato del 36,5 per cento contro il 27,8 dell’Eurozona, con una differenza ancora più ampia. Come più forte rispetto al resto d’Europa è risultato strutturalmente il divario che riguarda il tasso di inattività tra i giovani.

Le cause di queste anomalie sono numerose e non riguardano solo la crescita dell’economia. Sul tasso di occupazione e sul tasso di inattività influiscono infatti molte cose: l’organizzazione sociale, le norme sul lavoro, la quantità degli investimenti, la formazione e la valorizzazione del capitale umano come pure la presenza e l’efficienza delle strutture di servizio, di welfare (basti ricordare in questo caso quanto la mancanza o il costo degli asili nido comunali possano frenare l’occupazione femminile).

Non spingere sull'acceleratore degli investimenti e delle altre iniziative destinate a favorire una crescita capace di generare occupazione e non cominciare ad affrontare però, nello stesso tempo, anche i problemi che frenano strutturalmente l'Italia del lavoro rispetto agli altri paesi europei significa dunque rischiare un autunno e un inverno molto più difficili di quanto non si pensasse fino a qui.

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
2 + 18 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.