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Roland Berger: l'Italia promuova un Industry compact nel semestre di guida europea

16/07/2014
L'apporto della manifattura è crollato. Ma è necessario un rilancio. Secondo uno studio della società di consulenza tedesca, l`Europa dovrebbe investire - entro il 2030 - 90 miliardi di euro l`anno, per un totale di 1.500 miliardi di euro, che porterebbero alla creazione di sei milioni di posti di lavoro nei segmenti high e medium tech.

Negli ultimi venti anni il valore aggiunto industriale mondiale è passato da 3.500 a 6.500 miliardi di euro. Ma mentre vent`anni fa l`Europa occidentale, il Giappone e gli Usa controllavano il 79 per cento di questo gigantesco aggregato di ricchezza (e all’Europa era riferibile il 36 per cento), nel 2013 la quota riferibile a Europa, Giappone e Usa è scesa al 60 per cento. La radiografia dell’indebolimento della manifattura in Europa e la proposta di rilanciare l’attività attraverso una iniziativa politica forte dell’Italia nel semestre di guida dell’Unione europea è di Roland Berger, società di consulenza tedesca, il cui fondatore è uno dei professionisti più carismatici del capitalismo internazionale. Lo studio si intitola Industry 4.0 ed è una specie di manifesto dell’industrialismo al tempo della produzione intelligente.

Il punto di partenza è la realtà. Negli ultimi dieci anni il processo di deindustrializzazione dell`Europa è stato rilevante: sui rispettivi Pil nazionali il contributo dell`industria pura (al netto di energia e costruzione) è sceso in Francia dal 15 all`11 per cento, in Italia dal 20 al 16 per cento, mentre in Germania è cresciuto dal 22 al 23 per cento.

Nonostante questa asimmetria - con la Germania unico Paese nel cuore dell`Europa che è più manifatturiero di dieci anni fa - per Roland Berger la soluzione non sta nell`arrocco tedesco. «Ogni singolo Paese, compresa la Germania - si legge nello studio - non potrà realizzare appieno la trasformazione del proprio sistema industriale se mancherà un`agenda di politica industriale europea».

In questo contesto, l`Italia potrebbe avere una funzione non irrilevante. Non solo perché nel nostro Paese esiste una cultura (e una consapevolezza) industrialista. «L`Italia, forte dell`esperienza del proprio tessuto imprenditoriale e industriale che malgrado la crisi sta tenendo testa alla Germania - si legge nella nota del documento - potrebbe sottoporre nel semestre di presidenza della Ue un Industry Compact che consenta all`Europa di passare da una media del 15 al 20 per cento di quota di valore aggiunto industriale».

Per raggiungere questo obiettivo l`Europa dovrebbe investire - entro il 2030 - 90 miliardi di euro l`anno, per un totale di 1.500 miliardi di euro, che porterebbero alla creazione di sei milioni di posti di lavoro nei segmenti high e medium tech. Una simile iniezione di capitali consentirebbe alla manifattura europea di sviluppare un`intensità di capitale più che doppia rispetto a quella di adesso e una profittabilità netta superiore del 70 per cento rispetto a quella odierna.

Per Italia, le stime formulate da Industry 4.0 indicano che investimenti per 15 miliardi l`anno creerebbero, da qui al 2020, 900 mila nuovi posti di lavoro. Ma secondo Roland Berger l’obiettivo si raggiunge solo se non ci si limiterà ad aprire di volta in volta, nell’emergenza, singoli ospedali da campo per le crisi che si aprono, ma se si darà vita a una politica industriale complessiva e coraggiosa capace di favorire un salto di tecnologia e di cambiamento del sistema simile a quello avvenuto negli anni Ottanta con l’introduzione della robotica e dell’automazione nelle fabbriche.

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