L’altra faccia dei ritardi italiani nella crescita economica e nel recupero della dinamicità dimostrata in anni ormai lontani si possono trovare nella foto demografica appena scattata dall’Istat. I dati sono chiari e fanno emergere che, da un lato, in Italia è stata raggiunta una qualità della vita mediamente elevata, forse più di quanto le generiche e generalizzate lamentazioni potrebbero far pensare; dall’altro, che il Paese non si è attrezzato per fronteggiare le ripercussioni negative di questo fenomeno positivo.
In poche parole, l’Italia è un Paese dove si allunga sempre di più la speranza di vita e dove di conseguenza cresce il numero delle persone anziane, ma è anche il Paese dove nascono sempre meno bimbi e la percentuale dei giovani sul totale della popolazione è particolarmente bassa.
Più in particolare, come si può leggere negli indicatori demografici Istat, nel 2014 sono migliorate le condizioni di sopravvivenza della popolazione e si è registrato un nuovo aumento della speranza di vita alla nascita. Gli uomini hanno oltrepassato la soglia degli 80 anni, le donne sono ormai prossime a quella degli 85: 80,2 anni (+0,4 rispetto al 2013) la stima riguardante i maschi, di 84,9 anni (+0,3) quella relativa alle donne.
Sempre nel 2014, sono state solo 509mila le nascite, cinquemila in meno (anche da madri straniere) rispetto al 2013, il livello minimo registrato nelle statistiche demografiche dall'Unità d'Italia fino ad oggi. E anche i decessi sono calati di quattromila unità.
La conseguenza si può verificare guardando la composizione per età della popolazione italiana. Gli anziani, cioè gli uomini e le donne con oltre 65 anni di età, nel 2014 hanno rappresentato più di un quinto dei residenti (il 21,7 per cento, mentre dieci anni fa erano appena il 19,5 per cento). La popolazione da zero a 14 anni non è arrivata nemmeno al 14 per cento del totale (13,8, mentre era il 14,1 per cento nel 2005).
Le regioni del Paese dove sono state riscontrate le condizioni di sopravvivenza più favorevoli sono state quelle del Nord-est e del Centro: per gli uomini la Provincia di Bolzano (81,3 anni), seguita dalla quella di Trento (81,2) e dalle Marche (81,1 anni). Per le donne la Provincia di Trento (86 anni di vita media), davanti a Marche (85,8) e Provincia di Bolzano (85,7 anni).
Nel complesso, la popolazione residente è risultata di 60 milioni 808 mila unità, delle quali 55,7 milioni di cittadinanza italiana.
Oltre all’impatto indiscutibile di queste dinamiche sulla sostenibilità della previdenza e sulla necessità di ricercare un adeguato assetto dei servizi sanitari e assistenziali, è chiaro che una tendenza di questo genere inevitabilmente comporti anche il fatto che la società nel suo insieme si presenti come meno propensa al rischio e all'innovazione e più attenta invece al risparmio e alla conservazione.
Da qui, oltre all'esigenza di avere una ragionevole politica sul tema dell'immigrazione, e di lavorare alacremente per recuperare un adeguato tasso di produttività, la necessità di una politica più favorevole alla nascita e al sostentamento di bambini, almeno di servizi alla famiglia più diffusi e più efficienti (basti pensare agli asili nido) e di una diversa qualità dei sostegni fiscali e monetari. Le analisi e le proposte tecniche su cosa fare e su dove trovare le risorse necessarie ci sono, a cominciare dalla riforma degli assegni familiari e delle detrazioni per carichi di famiglia
suggerita dal Nens nel suo secondo rapporto 2014.
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