
I Paesi che meritano la massima affidabilità finanziaria, indicata da una tripla A, secondo Standard & Poor’s sono solo 13, rispetto ai 18 del 2008. Segno più che evidente di quanto la crisi prolungata e profonda dell’economia abbia inciso nella realtà economica.
I dati sono contenuti nel rapporto di metà anno dell’agenzia di rating Standard & Poor`s. Secondo questo dossier, su un totale di 129 economie passate sotto la lente, soltanto 13 possono essere infatti considerate sicure da punto di vista del debito. E la visione dell’agenzia sembra tendere sempre di più verso la revisione al ribasso. I Paesi solvibili, secondo Standard & Poor’s, a metà 2014 risultano essere Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Germania, Hong Kong, Liechtestein, Lussemburgo, Norvegia, Singapore, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna. Perfino la prima economia mondiale, quella degli Stati Uniti, è rimasta declassata ad «AA+».
Peccato, però, che tango rigore non sia stato esercitato prima e che anche la stessa credibilità delle agenzie di rating sia oggi nettamente in calo. Basti ricordare, a questo proposito, lo studio compiuto qualche tempo fa dagli analisti di Research di Unicredit: hanno rivisitato i dati economici di 100 paesi per un arco di dieci anni e li hanno messi a confronto con le pagelle delle agenzie di rating. Risultato: molte valutazioni sono risultate influenzate più da considerazioni soggettive che dai dati oggettivi.
In sostanza, se le agenzie si fossero basate solo sulla realtà le loro previsioni si sarebbero rivelate molto più corrette di quanto sono state, in particolare sui rischi default. E il prezzo che i Paesi dell’Europa del Sud hanno pagato alle opinioni dei signori del rating sarebbe stato sicuramente meno salato.
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