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Svimez: per far crescere di più tutta l'Italia servono politiche mirate per il rilancio del Sud

27/10/2015
Per la prima volta il Pil del Mezzogiorno non cala. Ma le condizioni dopo la crisi 2008-2014 restano drammatiche: Pil, occupazione, povertà,nascite, investimenti. Non c'è un dato positivo. Le proposte: dal mantenimento della decontribuzione integrale per gli assunti al Sud alle misure per l'inclusione dei poveri, dalla politica industriale dedicata alle energie rinnovabili, alle infrastrutture. In allegato i documenti Svimez.

La crisi ha provocato dal 2007 al 2014 una divaricazione ancora più ampia tra l’andamento del Centro Nord e del Mezzogiorno in Italia, con il risultato di allontanare ancora di più l’Italia dalle medie europee. Lo Svimez nel suo rapporto ha messo in luce tutti i dati economici e sociali che dimostrano questo andamento drammatico: il Pil, il Pil pro capite, il tasso di povertà, l’occupazione in generale e in particolare per giovani e donne, la produttività, il credito, la caduta straordinaria della natalità. Qualche elemento positivo si incomincia a vedere anche nel Mezzogiorno, ma ancora troppo poco e troppo distante da quello che servirebbe e da ciò che sta avvenendo nel resto d’Italia per recuperare almeno in parte il terreno perduto. Da qui alcune proposte operative dello Svimez: dal mantenimento degli sgravi contributivi integrali alla necessità di un intervento robusto di contrasto alla povertà, che sia la politica di inclusione o il reddito di cittadinanza, fino ad una politica industriale volta a rilancviare il Sud.

La caduta del Pil durante la crisi. Negli anni di crisi 2008-2014 il PIL del Sud si è ridotto di 13 punti percentuali, circa il doppio del pur importante -7,4% del Centro-Nord. II Pil per abitante. In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2014 è sceso al 53,7% del valore nazionale, un risultato mai registrato dal 2000 in poi. In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil è stato di 26.585 euro pro capite, risultante dalla media tra i 31.586 euro del Centro-Nord e i 16.976 del Mezzogiorno.

Le previsioni per il 2015 e il 2016. Secondo stime SVIMEZ aggiornate a settembre 2015, nel 2015 il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,8%, quale risultato del +1% del Centro-Nord e di un timido +0,1% del Sud. Se confermata, si tratta comunque della prima variazione positiva di prodotto del Sud da sette anni a questa parte.

I consumi. Continuano a calare al Sud, mentre riprendono a crescere nel resto del Paese, i consumi delle famiglie meridionali sono ancora scesi, continuando a ridursi nel 2014 dello 0,4%, a fronte di un aumento del +0,6% nelle regioni del Centro-Nord

Gli investimenti. Anche nel 2014 gli investimenti fissi lordi hanno segnato una caduta maggiore al Sud rispetto al Centro-Nord: -4% rispetto a -3,1%. Dal 2008 al 2014 sono crollati del 38% nel Mezzogiorno e del 27% nel Centro-Nord.

 La popolazione. Nel 2014 la popolazione meridionale è diminuita ulteriormente di circa 20 mila unità, per effetto congiunto delle migrazioni verso il Centro-Nord o l’estero e per il calo delle nascite. Tra il 2001 e il 2014 sono emigrati dal Sud verso il Centro-Nord oltre 1 milione 667mila meridionali, a fronte di un rientro di 923 mila: il Mezzogiorno ha quindi perso nettamente 744 mila unità. Di questi, il 70%, 526 mila, sono giovani, di cui poco meno del 40% (205 mila) laureati. Nel 2014 i nati nel Mezzogiorno hanno toccato il valore più basso dall’Unità d’Italia: 174 mila. Il calo delle nascite interessa anche il Centro-Nord dove, per la prima volta, coinvolge anche le nascite da coppie con almeno un genitore straniero.

La povertà. La povertà assoluta sul totale della popolazione è passata dal 2008 al 2013 dal 2,7% al 5,6% nel Centro-Nord, e dal 5,2% al 10,6% al Sud. Nel 2014 la povertà assoluta ha smesso di crescere nel Centro-Nord ed è leggermente diminuita nel Mezzogiorno. Nel 2013 inoltre se nel Centro-Nord si è trovato esposto al rischio di povertà 1 persona su 10, al Sud il dato invece è di 1 persona su 3.

L’occupazione. Tra il 2008 ed il 2014 il Mezzogiorno ha registrato una caduta dell’occupazione del 9%, oltre sei volte superiore a quella del Centro-Nord (-1,4%). Dei circa 811 mila posti di lavoro pesi in Italia dal 2008 al 2014, ben 576 mila si sono registrati nel Mezzogiorno: pur avendo ormai una quota sul totale degli occupati di circa il 25% del totale nazionale, al Sud si è concentrato oltre il 70% dei posti di lavoro persi a livello nazionale. A perdere il lavoro nella crisi sono stati soprattutto i giovani under 34: oltre 1 milione 900 mila (-27,7%) i posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2014, (-31,9% nel Mezzogiorno e - 26,0% nel Centro-Nord). Di conseguenza, nel 2014 il tasso di disoccupazione dei giovani italiani under 24 è arrivato al 43% (56% nel Mezzogiorno, 35% nel Centro-Nord). Quasi raddoppiati, rispetto al 2008, anche i tassi di disoccupazione dei giovani under 34 (31,2% al Sud, 12,9% al Centro-Nord). Anche Il dato complessivo 2008-2014 dell’occupazione femminile riflette forti differenze territoriali: una sensibile crescita nel Centro-Nord (+135 mila unità) e un calo davvero “eccezionale” al Sud (-71 mila unità). Ma nel 2015 sono arrivati i primi segnali positivi: più posti di lavoro al Sud che al Centro-Nord – Tra la fine del 2014 e i primi due trimestri del 2015 sembra essersi determinata una decisa inversione di tendenza sul mercato del lavoro, che riguarda anche il Mezzogiorno.

Che fare di fronte a questo scenario? Ecco alcune delle proposte.

Svimez propone alcune iniziative concrete: "Prorogare nel Mezzogiorno anche per il 2016 con la stessa intensità (fino a 8mila euro l'anno) e con la stessa durata (36 mesi) l'esonero dal pagamento dei contributi Inps a carico del datore di lavoro istituita con la legge di Stabilità per il 2015 per le nuove assunzioni 'a tutele crescenti'; maggiore impegno finanziario e al Sud a sostegno del personale dei centri per l'impiego; e più attenzione per il Mezzogiorno nella rinnovata strategia integrata di politiche attive del lavoro anche attraverso l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro".

La povertà. "In Italia le preoccupazioni relative al costo delle misure anti-povertà hanno sinora prevalso su ogni altra considerazione relativa all'eguaglianza", si legge nel Rapporto. "D'altra parte è anche vero che la relazione positiva fra equità e crescita risulta verificata. Il compito del decisore pubblico dovrebbe di scegliere o di mediare tra le proposte in campo, nella consapevolezza però che una misura universalistica di sostegno al reddito non è più rinviabile".Svimez suggerisce inoltre una politica industriale per il rilancio del Mezzogiorno con "corsie preferenziali per le imprese meridionali per accedere al Fondo italiano di investimenti, al Fondo strategico Italiano e al credito all'export; un rafforzamento dei fondi di private equity specifici per il Sud; il ripristino delle agevolazioni fiscali per i contratti di rete; il rafforzamento dei cluster tecnologici al Sud; il prolungamento ed estensione del Piano per il Sud 2013-2016 dell'Ice; oltre a una Bad Bank e a una fiscalità di vantaggio".

Energia pulita. Anche l’impegno per la diffusione della produzione di energia da fonti rinnovabili fa parte delle proposte Svimez, a cominciare dal progetto di una Napoli "geotermica e carbon free". "Secondo la banca dati nazionale geotermica Cnr-Eni", si legge nel Rapporto 2015, "la Regione Campania conta 98 pozzi geotermici e 56 sorgenti, di cui rispettivamente 69 e 32 nell'area metropolitana di Napoli. Immaginando la disponibilità della risorsa geotermica in media a 200 metri di profondità, si potrebbero sostituire le caldaie tradizionali con pompe di calore geotermiche per il riscaldamento e raffreddamento di tutti gli edifici, sia residenziali che produttivi, pubblici o privati, per l'intero territorio di Napoli e provincia, pari a oltre 40mila abitazioni, in quattro anni". Ipotizzando interventi sul 25% del patrimonio residenziale napoletano (10.188 edifici) "la stima dell'investimento sarebbe di circa 510 milioni di euro l'anno, più 100 di manutenzione. I posti di lavoro creati potrebbero essere circa 15mila nei quattro anni. La riqualificazione dei fabbricati comporterebbe anche un aumento del valore immobiliare degli stessi".

Infrastrutture logistiche. Interventi per "rigenerare le aree retroportuali sul modello olandese e con cassaintegrati del settore edile". "I porti oggetto degli interventi potrebbero essere quelli di Napoli, Torre Annunziata, Salerno, Gioia Tauro, Messina, Catania, Taranto e Termoli. Il totale dell'intervento di bonifica nelle aree indicate si può valutare tra 1,4 e 2,9 miliardi, a fronte di un valore potenziale di vendita a prezzi di mercato di 3,2 miliardi. Oltre al vantaggio nel rilancio del settore delle costruzioni, si tratterebbe di un'operazione immobiliare positiva".

Fiscalità di sostegno. Secondo Svimez, "una particolare opportunita' di sviluppo potrebbe venire inoltre dall'introduzione di una Zona economica speciale (Zes) per il porto di Gioia Tauro. La Stima degli interventi sui retroporti è di 1,4- 2,9 miliardi".

 

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