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Turismo, le proposte per una ripartenza dell'Italia

01/10/2014
Titolo V, accessibilità, classificazione alberghiera, riqualificazione del prodotto, imposta di soggiorno, rilancio dell'Enit, concessioni marittime. I temi da affrontare per rilanciare il turismo italiano.

Il turismo è un settore fondamentale per l'economia italiana e può essere una delle leve dello sviluppo dei prossimi anni. Una frase, che spesso viene detta quando si parla di turismo in Italia, da addetti ai lavori, politici, operatori.

Non vi nessun dubbio che sia così.

Infatti oggi, in Italia, il turismo vale l'8,6 % del Pil ed il 9,6% dei posti di lavoro.

Inoltre nel corso del 2012 gli arrivi internazionali a livello mondiale hanno superato il miliardo registrando un aumento del 4% rispetto al 2011.

Nel 2030 é previsto un flusso turistico mondiale pari ad 1,8 miliardi di visitatori. Da questi pochi dati emerge che il turismo internazionale è in costante crescita, nonostante la pesante crisi economica internazionale che attraversa una parte del mondo ma l'Italia è il Paese che presenta le maggiori difficoltà ad intercettare la nuova domanda di turismo internazionale. Dal 2000 al 2012 la crescita della spesa turistica mondiale ha superato il 125% quella effettuata in Italia si è fermata al 50%.

È stata la peggiore performance tra i primi 20 mercati turistici.

Se a questo aggiungiamo che l'Italia è ai primi posti mondiali per patrimonio storico culturale

ed eno-gastronomico, due delle principali motivazione che fanno scegliere ad un viaggiatore un Paese estero per visitarlo, appaiono  in tutta la sua evidenza i gravi problemi che colpiscono il settore del turismo e la scarsa volontà di porvi rimedio. Il turismo risente di tutti i problemi che rallentano l'economia italiana ed in taluni casi anche più accentuati:

-     piccole dimensioni delle imprese

-     burocrazia e norme che non aiutano l'attività delle imprese

-     elevata tassazione ma anche quote importanti di elusione ed evasione fiscale

-     formazione e patrimonio umano non sempre adeguata (i laureati nel settore turismo sono il 5,8% contro una media europea del 13,4%)

-     arretratezza nell'utilizzo di internet per servizi di prenotazione turistica

-     una agenzia nazionale per il turismo, l'Enit, mai finanziata adeguatamente.

Tutto questo porta ad un dato desolante: secondo l'indice Travel & Tourism Competitiveness Index elaborato dal World Economic Forum che misura " i fattori e le politiche che rendono attrattivo lo sviluppo del settore turismo e trasporti in differenti nazioni" l'Italia nel 2013 é solo al 26 posto nel mondo.

Arrivi Turistici internazionali (in milioni). Primi dieci Paesi

 

 

Paesi

Arrivi

Francia

79,5

Stati Uniti

62,3

Cina

57,6

Spagna

56,7

Italia

46,1

Turchia

29,3

Regno Unito

29,3

Germania

28,4

Malaysia

24,7

Messico

23,4

 

Elaborazione su dati UNWTO

 

 

 

 

Primi 5 Paesi di riferimento della UE28 per pernottamenti. Quote di mercato

 

Paesi

Arrivi

Francia

16,4

Spagna

15,9

Italia

15,8

Germania

13,9

Regno Unito

9,4

 

Elaborazione su dati Eurostat

 

 

 

Appare evidente che è fondamentale attivare politiche adeguate per il settore del turismo per dare attuazione concreta alle potenzialità del turismo in Italia.

In primo luogo è indispensabile un salto "culturale": il turismo è un comparto strategico dell'economia nazionale e come tale va trattato.

Questo "nomadismo" continuo del turismo nelle competenze governative ha aggravato la situazione invece che migliorarla; prima allo sviluppo economico, poi alla presidenza del consiglio oggi al ministero dei beni culturali. Tutto ciò al di là delle competenze e della buona volontà dei Ministri di turno.

Non ritengo questo un aspetto marginale. Dal mio punto di vista, per le caratteristiche del turismo la collocazione migliore o è  presso il ministero dello sviluppo economico o, per la sua trasversalità, presso la presidenza del consiglio.

Ma il salto " culturale" non può fermarsi qui. Nell'attenzione, anche "plastica" nella compagine di governo. Il salto " culturale sarà completato quando il turismo occuperà un posto adeguato e di primo piano nelle politiche economiche ma anche nello stesso dibattito sull'economia del nostro Paese. Non ho mai letto su un quotidiano economico una notizia sui temi del turismo in prima pagina!

Ricordo  che negli ultimi 5 anni solo l'industria turistica ha resistito alla crisi contribuendo a rendere meno pesante il passivo nazionale. L'industria dell'auto ha registrato una flessione superiore al 20%, quella della casa del 18% o la meccanica del 14% mentre il turismo é rimasto sostanzialmente invariato.

Sarebbe un grave errore leggere questi dati come la dimostrazione che il turismo non ha problemi e non necessita di politiche adeguate.

Infatti il turismo in Italia può svilupparsi molto di più di quello che sta avvenendo.     

 Le priorità di intervento.

Competenza del turismo e titolo V

Chiudere questa discussione sulle competenze in materia di turismo con una modifica del titolo V che definisca in maniera precisa il ruolo dello stato centrale e quello dei territori ( Regioni e Comuni).  In questi anni lo sport preferito é stato lo "scarico" delle responsabilità tra Regioni e Governo con il risultato di penalizzare il settore.

 Accessibilità.

 Non voglio affrontare, in questa sede, un problema strategico per l'Italia che è l'accessibilità in senso fisico. I problemi sono sotto gli occhi: dalle difficoltà della nostra compagnia di bandiera, ai collegamenti con gli aeroporti, alla mobilità interna al Paese. Possiamo dire che l'alta velocità ha contribuito a ridurre le difficoltà.

Vorrei affrontare l'accessibilità attraverso strumenti informatici. Negli ultimi anni le Ict ( tecnologia dell'informazione e della comunicazione) si sono dimostrati strumenti validi per accrescere la conoscenza, l'immagine e produrre una promozione e commercializzazione integrata di un territorio con vocazione turistica. Da recenti indagini oltre il 40% dei turisti esteri utilizza internet per fare la scelta.

Nei primi provvedimenti sull'agenda digitale Italia il turismo non compariva. Oggi debbo dire che il decreto Franceschini convertito in legge nel mese di luglio ha recuperato, in parte, questo ritardo. Purtroppo le risorse messe a disposizione sono modeste rispetto alle necessità. Infatti il livello tecnologico e le connessioni ad alta velocità sono un punto di debolezza e la diffusione del Wii fi nelle strutture ricettive o della ristorazione é di molto al di sotto di paesi nostri competitor. Paradossalmente, nel mondo attuale, appare meno importante il televisore o la sua grandezza rispetto alla presenza di una connessione internet in camera.   

Il divario digitale comporta una perdita secca di competitività del turismo a livello internazionale. Inevitabile che questo divario digitale si porti dietro altri problemi: la scarsa presenza, strutturata, sui social e sui blog da parte del nostro sistema alberghiero e il conseguente monopolio delle grandi Ota internazionali ( Online Travel Agencies, nessuna è italiana) o di siti di reputazione come Tripadvisor.

Nel piano strategico nazionale del turismo (non ancora approvato) si indica tra gli obiettivi la creazione di una Ota nazionale con la partecipazione dei privati.

Quindi un primo grande obiettivo un salto di qualità nella digitalizzazione del settore del turismo.

Per altro gli investimenti richiesti sono " modesti" rispetto ad altri interventi strutturali.

 Classificazione alberghiera.

 É urgente un unica classificazione alberghiera a livello nazionale. Per uniformare i parametri in Italia, per dare certezze a nostri ospiti e per incentivare l'adeguamento delle strutture ricettive. Troppe sono le stelle di strutture ricettive che corrispondono a parametri di 20 o 30 anni fa. Nel frattempo il mondo è cambiato ed anche le esigenze e le aspettative dei nostri ospiti.

Nel decreto Franceschini convertito in legge vi é un preciso impegno per il Governo a dare corso alla nuova classificazione entro tre mesi dall'approvazione della legge. Lo si fa faccia. Non costa nulla  e le a Regioni sono pronte a contribuire positivamente.

 Riqualificazione del prodotto turistico.

 Non vi è dubbio che le nostre imprese turistiche siano di piccole dimensioni. Tuttavia quando si parla di media posti letto per unità ricettiva si tiene conto di tutta la nostra offerta comprendente sia le strutture ricettive che extra ricettive ( appartamenti vacanza, agriturismo, B&B ecc..).

Con questo metro di misura la nostra media é di 30 posti letto.

Ma se ci limitiamo alle sole strutture ricettive la media é di 66 posti letto. Perfettamente in linea con la media europea che è di 60.

Infatti le strutture ricettive alberghiere in Italia sono oltre 33.000 con 2.200.000 posti letto. A queste vanno aggiunte le strutture extra ricettive che completano la nostra offerta turistica con ulteriori 2.500.000 posti letto. D'altra parte agriturismo e B&B hanno vincoli legislativi per Il  numero di camere e pensare di incrementarne la capacità ricettiva non é pensabile.

Quindi ci soffermiamo sulle strutture ricettive che sono il nostro core business. Nelle realtà territoriali con più tradizione turistica é un prodotto maturo che avrebbe bisogno di incentivi alla riqualificazione. Le proposte sono note e più volte avanzate al Governo da parte del sistema delle Regioni e dalle organizzazioni economiche del settore:

 -     detrazione fiscale per chi ristruttura o fa efficientemento energetico. Il modello è quello delle abitazioni che ha funzionato bene. Purtroppo, anche la nuova legge Franceschini che affronta il problema  ha una dotazione finanziaria del tutto inadeguata per dare una prima risposta (50 milioni  di euro di credito di imposta all'anno). D'altra parte l'esperienza delle detrazioni per le ristrutturazione delle abitazioni dimostrato che ha incentivato la riqualificazione, ha ridotto l'evasione fiscale ed ha dato una mano al settore dell'edilizia particolarmente colpito dalla crisi e le minore entrate per le casse dello stato sono in state in parte compensate dal maggior gettito fiscale. Il problema non é semplificare le norme edilizie per cambiare la destinazione alle strutture ricettive e farle diventare residenze ( come si propone nel decreto "sblocca Italia"), ma riqualificare quelle esistenti, accorparle ( dove possibile), creare nuovi servizi turistici ( ristorazione collettiva, centri benessere, parcheggi). Con i cambi di destinazione si perdono imprese e non si riqualifica.

 -     Credito finalizzato alla riqualificazione alberghiera ed all'acquisto della struttura di cui si é affittuari. Si tratta di costituire un vero e proprio nuovo prodotto finanziario per le imprese turistiche che preveda una durata del mutuo compatibile con la redditività delle imprese turistiche ( 20-25 anni), garantiti dal fondo Centrale di Garanzia.

 -     Incentivare la costituzione di reti di impresa per la promozione e commercializzazione del prodotto turistico. Alcuni bandi nazionali vanno in questa direzione ma occorre insistere di più. La rete di impresa é una risposta alla frammentazione delle nostre imprese turistiche, permette di stare sui mercati, di fare innovazione e formazione.

 Imposta di soggiorno.

 Abolita nel 1991 è stata reintrodotta nel 2011. É stata data facoltà ai comuni di applicarla sui propri territori. Il gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali”.  Vi sono  Comuni che hanno deciso di rinunciare a questa possibilità, altri invece hanno colto quest’opportunità per generare nuove entrate nelle casse comunali. Ciò ha creato una situazione a macchia di leopardo davvero poco professionale per il sistema turistico italiano. Sta creando problemi ai tour operator che debbono conoscere quale Comune  applica l'imposta e che tipo di regolamento applicano. Inoltre crea una vera e propria competizione tra località turistiche limitrofe con conseguenti polemiche degli operatori alberghieri.

La soluzione più semplice sarebbe quella di una rendere omogenea l'applicazione a livello nazionale.

 Rilancio dell'Enit.

 Viene definito un " carrozzone", inefficace per le promozione del turismo italiano. Attualmente é commissariato. Dal mio punto di vista non si tengono conto due aspetti fondamentali:

in primo luogo negli ultimi due anni l'Enit era in una fase di profonda riorganizzazione con il coinvolgimento delle Regioni italiane consapevoli che é fondamentale superare la frammentazione della promozione turistica all'estero. Processo di riorganizzazione che é stato bruscamente interrotto con il commissariamento dell'ente ai fini di una trasformazione in una nuova forma giuridica. In secondo luogo pensare che la nostra struttura di promozione all'estero sia finanziata con 18 milioni di euro è semplicemente assurdo. La Francia è la Spagna finanziano i loro enti di promozione turistica con risorse ben più consistenti. É del tutto inutile cambiare stato giuridico dell'Enit se poi le risorse finanziarie sono modeste ed in buona parte servono per pagare la struttura.

 Dal mio punto di vista queste priorità sono alla nostra portata. Sarebbe un segnale forte al sistema turistico italiano ed una iniezione di fiducia fondamentale per i nostri operatori.

Ovviamente vi sono molti altri aspetti importanti che non ho trattato per ragioni di spazio. Mi limito ad indicare un ultimo aspetto. Le concessioni marittime a fini turistici. É un dibattito che va avanti da anni ed ancora non ha visto una soluzione. Il semestre di presidenza italiana va colto per risolvere questo problema che riguarda il turismo balneare ed gettato nell'incertezza 30.000 imprese. La soluzione va ricercata tenendo conto delle norme europee ma anche delle peculiarità della gestione dei nostri arenili e quindi salvaguardando le attuali imprese balneari.

 

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