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Turismo: non basta più essere il Bel Paese, l’Italia si muova

06/08/2014
Il turismo potrebbe dare un forte contributo alla crescita, invece perde colpi e quote di mercato. Bisognerebbe riprendere e aggiornare il piano strategico "Turismo Italia 2020". E ripensare il decentramento regionale nella prossima riforma costituzionale del titolo V.

Il turismo è un comparto industriale in forte ascesa a livello globale che può dare un contributo rilevante per la crescita economica ed occupazionale dell’Italia. Per intercettare queste tendenze di crescita dobbiamo dotarci di una strategia adeguata capace di interpretare i grandi cambiamenti che hanno radicalmente modificato il mercato turistico a livello internazionale. Per troppo tempo abbiamo pensato di poter vivere di rendita, perché siamo il “Bel Paese”, la terra  dal grande patrimonio, dalle straordinarie risorse culturali, ambientali, paesaggistiche. Dobbiamo sapere che ciò non basta per far crescere il nostro turismo, perché negli ultimi anni tutto è cambiato e noi non siamo riusciti a delineare una strategia organica per il settore. Alla luce della crescente competizione internazionale, con l’affacciarsi di nuove destinazioni straniere che, apartire dalmediterraneo, hanno saputo creare prodotti turistici innovativi a prezzi accessibili, diventa decisivo per l’Italia un progetto adeguato capace di valorizzare il nostro patrimonio e vincere le nuove sfide che si giocano a livello internazionale, per consolidare i mercati tradizionali ed agganciare quelli emergenti.

Nel 2012 per la prima volta nella storia gli arrivi internazionali nel Mondo sono stati superiori a 1 miliardo. Il tasso di crescita medio annuo degli arrivi internazionali nel Mondo, intorno al 4%, iniziato nel 1980, è previsto fino al 2030 ( WTO, 2011).

Mentre continuano a crescere gli arrivi internazionali nel Mondo, l’ Italia non riesce a raccogliere questa tendenza. Il nostro Paese occupa la quinta posizione nel Mondo nella classifica degli arrivi internazionali dopo Francia, Stati Uniti, Cina e Spagna; la sesta posizione per introiti da turismo internazionale dopo Stati Uniti, Spagna, Francia, Cina, Macao.

L’Istat ci dice che nel 2013, rispetto all’anno precedente, gli arrivi e le presenze internazionali nel nostro Paese diminuiscono lievemente, rispettivamente dello 0.2% e  dello 0.3%. Nel 2013 sono crollati sia gli arrivi (- 8%), sia le presenze (-7.8%) degli italiani. Negli esercizi ricettivi italiani si registrano, nel primo trimestre del 2014, 15.739.847 arrivi e 46.587.589 presenze, in calo, rispetto al primo trimestre del 2013, rispettivamente del 4,4% e del 4,9%. Le presenze registrate nel primo trimestre 2014 sono diminuite, rispetto al primo trimestre del 2013, per entrambe le componenti della clientela: quelle degli italiani (che rappresentano, in questo trimestre , il 51,7% delle presenze totali) sono diminuite del 5,8% e quelle degli stranieri del 3,9%. Le presenze per tipologia di esercizio mostrano diminuzioni sia per le strutture alberghiere (4,1%), rappresentative dell'82,8% delle presenze totali, sia per quelle extralberghiere  (8,4%). E i primi dati su questi ultimi mesi, compreso l’avvio della stagione più importante per le vacanze, non sono incoraggianti.  

Ma più che fermarsi solo sugli ultimi dati è importante fare una analisi di lungo periodo. Secondo la Banca d’Italia , tra il 1997 e il 2012,  il turismo non ha contribuito come potrebbe alla crescita del PIL. Più in particolare, in questo periodo, si è dimezzato il surplus estero del turismo, sceso dall’1,1% allo 0,6% del Pil. In controtendenza rispetto a questi dati occorre segnalare che la spesa dei turisti stranieri in Italia nel 2013, pari a 33.064 milioni, è aumentata del 3,1% e nel  periodo gennaio – aprile 2014 , rispetto agli stessi mesi  del 2013, pari a  7.931 milioni,  è  aumentata del 5,2%.

Nel 2013 il contributo diretto  “travel&tourism” al Pil è stato pari a 64.8 miliardi di euro, il 4.2% del totale. Il contributo diretto e indirettoal Pilè stato pari a 159.6 miliardi di euro, il 10.3% Pil.  Nel 2013  il contributo diretto “travel&tourism” all’occupazione è stato pari a 1,106,000 occupati (4.9% del totale). Il contributo diretto e indiretto è stato pari a 2,619,000  occupati, l’11,6% dell’occupazione totale ( WTTC, 2014). 

Questi numeri dimostrano l’importanza del settore. Numeri che, secondo le previsioni, possono crescere. Per questo motivo dobbiamo interpretare i cambiamenti degli ultimi decenni che hanno stravolto il modo di viaggiare, informarsi, scegliere una destinazione, e dare risposte adeguate. Dobbiamo mettere al centro del nostro progetto il consumatore che è sempre più esigente, puntando sulla diversificazione e sulla qualificazione dell’offerta turistica nazionale, sull’innovazione di prodotto, sulle nuove tecnologie, sulla razionalizzazione del sistema dei trasporti. Sempre di più è la domanda che fa l’offerta, non viceversa. E’ un cambiamento rilevante, amplificato dal ruolo dominante del web, dei social network, dei blog, dove i consumatori si informano, intervengono, partecipano, danno giudizi, acquistano una vacanza.

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano nel 2014 la crescita del fatturato dei siti italiani si attesterà  intorno a 13.2 miliardi di euro, il 17% in più rispetto al 2013. Il turismo , con il 41% dell’e-Commerce, rappresenta la fetta più impostante delle vendite online dei siti internet italiani. Sono numeri importanti che richiedono una nuova capacità di mettersi in gioco da parte delle imprese turistiche italiane per competere sui mercati.

Dobbiamo dunque riprendere e aggiornare il Piano strategico per il turismo “Turismo Italia 2020”  presentato dal governo Monti a gennaio del 2013. Un documento solido e condiviso dai principali Stakeolders  del settore che è fondamentale per provare a recuperare i ritardi degli ultimi decenni.

Qualche segnale positivo è stato dato dal Governo con il Decreto “Art Bonus“. Con questo Decreto Legge, notevolmente migliorato dal Parlamento  nel percorso di conversione in Legge, sono stati toccati - anche se con poche risorse disponibili - temi importanti per lo sviluppo del turismo nazionale. Ricettività, mobilità turistica, accessibilità, innovazione tecnologica, promo - commercializzazione: sono temi importanti che delineano la base di un progetto di rilancio del turismo italiano.

Bisogna approvare il piano straordinario della mobilità turistica, previsto dalla Legge “Art Bonus”, individuando una strategia per la razionalizzazione del sistema dei trasporti, guardando con attenzione agli sviluppi all’accordo Alitalia– Etihad in particolare per le rotte internazionali, e sviluppando le linee guida per il potenziamento del sistema low – cost. Inoltre, bisognerebbe, trasformare, almeno in parte, l’imposta di soggiorno in contributo di scopo per il turismo, armonizzandola a livello nazionale. Un piccola quota di questa imposta potrebbe finanziare l’Agenzia nazionale per il turismo, trasformata recentemente in Ente pubblico Economico. E’ essenziale, inoltre, una politica dei visti turistici, per velocizzare le procedure di rilascio con l’ausilio di strumenti informatici, diminuendo i costi eccessivamente lievitati a causa dell’eccessiva esternalizzazione di alcuni servizi. Per stimolare la domanda interna si potrebbe riattivare il sistema dei “Buoni Vacanze”, uno strumento di turismo sociale da potenziare, guardando all’esperienza francese (Chèque-Vacances). Bisogna rafforzare economicamente il progetto  delle  “Reti di impresa” nel turismo, un strumento importantissimo per sostenere i processi di innovazione. Per il futuro del turismo è fondamentale il superamento dell’attuale frammentazione decisionale ed un rafforzamento del ruolo dello Stato. Da questo punto di vista è fondamentale l’attuale discussione parlamentare in materia di riforma del Titolo V della Costituzione.  

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