
Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha portato con le sue Considerazioni finali una ventata di realtà dentro un dibattito pubblico sull’economia non solo asfittico, ma dominato da slogan e parole d’ordine sbagliate. Tre esempi su tutti. Il primo riguarda le pensioni. Sono mesi che si gira intorno a questo tema, mettendo pensioni e pensionati sul banco degli accusati per i problemi del Paese. Il governatore ha invece rimesso la realtà con i piedi per terra: "Grazie anche agli interventi di riforma del sistema pensionistico pubblico, più che in altri Paesi europei la sostenibilità di lungo periodo della finanza pubblica può essere garantita. Tuttavia, dall'inizio della crisi finanziaria l'incidenza del debito sul Prodotto è salita di oltre 30 punti percentuali, al 132%, soprattutto a causa della mancata crescita". Questo è il problema, la crescita. Sulle pensioni l’Italia è intervenuta meglio e di più che in altri paesi. E il contributo dato da questo settore al risanamento dei conti pubblici è stato decisivo. Il secondo esempio riguarda l’occupazione. Il governatore, pur mettendo le mani avanti per la brevità del periodo di verifica, ha riconosciuto che sgravi contributivi e forse anche il jobs act hanno contribuito a dare una spinta al mercato del lavoro. Ma nello stesso tempo ha lanciato un allarme e ricordato alcuni dati di fatto incontrovertibili. "Esiste il rischio, particolarmente accentuato nel Mezzogiorno – ha chiarito Visco - che la ripresa non sia in grado di generare occupazione nella stessa misura in cui è accaduto in passato all'uscita da fasi congiunturali sfavorevoli". "La crisi si è innestata su una grande trasformazione dettata da progresso tecnologico e dalla crescita dell'integrazione tra le economie, con grandi paesi emergenti tra i protagonisti. La domanda di lavoro - ha aggiunto Visco - da parte delle imprese più innovative potrebbe non bastare a riassorbire la disoccupazione nel breve periodo. Ne risentirebbe la stessa sostenibilità della ripresa che non troverebbe sufficiente alimento nella spesa interna". Dunque, bisogna fare sforzi maggiori per sostenere la ripresa e per adeguare l’economia italiana alle sfide che l’attendono, anche se non bisogna dimenticare l’attenzione per i settori tradizionali. Da questo punto di vista vi sono alcuni punti dolenti, purtroppo non nuovi: il forte ritardo delle imprese nell’innovazione (negli investimenti sull’innovazione, tema che ogni anno i governatori che si sono susseguiti in Banca d’Italia sono stati costretti a riprendere); la corruzione che mina la produttività e allontana gli investitori (italiani e stranieri); il peso della burocrazia e del fisco; i limiti alla formazione degli italiani: "Molti indicatori mostrano da tempo un ritardo sia nei livelli di istruzione sia nelle competenze funzionali degli italiani". "Ai giovani – ha detto Visco - la scuola deve fornire la prospettiva di un adeguato ritorno, non solo economico, per l'investimento in conoscenza". "Per migliorare i programmi di insegnamento, accrescerne la qualità e indirizzare le risorse dove sono più necessarie non si può prescindere da una valutazione sistematica e approfondita dei servizi offerti e delle conoscenze acquisite".
Il terzo esempio riguarda, più in generale, la ripresa, le riforme, l’Europa. Qualcosa si muove e nei trimestri prossimi la ripresa si consoliderà, ha avvertito il governatore della Banca d’Italia, ma ha chiarito che non saranno solo rose e fiori, ha lanciato un allarme sul rischio del caso greco, ha invitato l’Italia ad accelerare e ampliare le riforme, ma soprattutto ha detto alcune parole sul Quantitative easing avviato dalla Bce, che hanno lasciato trapelare un giudizio sulla qualità della ripresa e non poche preoccupazioni: "I timori di deflazione" che hanno spinto la Bce al varo del Quantitative Easing "si sono ridotti ma gli effetti positivi del programma fin qui osservati non devono indebolire la determinazione nel portarlo avanti: anzi, sono una conferma della necessità di condurlo a compimento". "E' dalla credibilità di questo impegno – ha osservato Visco - che dipendono i miglioramenti: il costo di un'incompleta attuazione sarebbe molto elevato". "Il ritorno dell'inflazione su livelli coerenti con una variazione annua dei prezzi al consumo inferiore ma prossimo al 2 per cento nel medio termine deve essere duraturo". Traduzione possibile: il Qe è stato decisivo per rimettere in moto l’Europa. Se a causa del caso greco o perché c’è qualche accenno di ripresa dell’inflazione la Germania si mettesse di traverso e ottenesse l’interruzione o l’affievolimento del programma i guai tornerebbero in primo piano. Non a caso l’incipit delle Considerazioni finali è stato proprio questo: "Il 2014 è stato un anno di forti cambiamenti", in Europa per "le decisioni di politica economica e monetaria, in Italia per l'accelerazione dello sforzo di riforma. E' stato un anno di scelte impegnative i cui primi risultati, importanti ma fragili, vanno difesi con determinazione".
Come sempre, nelle considerazioni finali molti sono stati i temi toccati. E tra questi non potevano mancare né le sofferenze bancarie, né l’avvio di un nuovo, possibile risiko bancario. "Lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati, oggi pressoché inesistente, contribuirebbe a riattivare appieno il finanziamento di famiglie e imprese", ha detto il governatore della Banca d’Italia, riferendosi all'ipotesi allo studio del governo di creare una bad bank. "Proponiamo da tempo iniziative in questa direzione, anche con il concorso del settore pubblico; stiamo collaborando con il governo a disegnarle, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato. E' in corso sul tema una discussione con le autorità europee, che auspichiamo sia rapida e costruttiva". Tanto più che "alla fine del 2014 la consistenza delle sofferenze è arrivata a sfiorare i 200 miliardi; il 10 per cento del complesso dei crediti; gli altri prestiti deteriorati ammontavano a 150 miliardi, il 7,7 per cento degli impieghi. Prima della crisi, nel 2008, l'incidenza delle partite deteriorate era, nel complesso, del 6 per cento". A fronte di queste esposizioni, ha spiegato Visco,"le banche accantonano risorse cospicue, effettuano svalutazioni che assorbono larga parte del risultato operativo e limitano l'autofinanziamento. Ne deriva un vincolo all'erogazione di nuovi prestiti".
Quanto alle nuove, possibili aggregazioni, "non pochi intermediari ha detto il governatore - soprattutto di medie dimensioni, stanno valutando operazioni di concentrazione". "I benefici potenziali sono cospicui ma non scontati; richiedono interventi decisi sul piano organizzativo, nella razionalizzazione dei sistemi distributivi, nella gestione dei rischi, nel ricorso alla tecnologia".
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