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Allarme debito globale dal Fmi, che invita l'Italia a risolvere rapidamente i problemi del sistema bancario

06/10/2016
In allegato i testi integrali del Fiscal monitor e del Global financial stability report del Fmi

Il debito globale del settore non finanziario è arrivato al 225 per cento del Pil mondiale. Il dato - composto da aziende non finanziarie, famiglie e governi - è pari a livelli alti mai toccati prima. Lo ha calcolato il Fondo monetario internazionale nel suo Fiscal Monitor. "Due terzi del totale, pari a circa 100.000 miliardi di dollari, rappresentano oneri del settore privato che possono implicare rischi notevoli quando raggiungono livelli eccessivi". Pur sottolineando come la situazione sia eterogenea, il Fondo sottolinea come ci siamo preoccupazioni per la quantità di debito che potrebbe portare a un "processo di deleveraging privato senza precedenti e che potrebbe mettere a rischio la ripresa fragile dell'economia". Il problema, sottolinea il Fondo, è che superare il peso del debito privato non è facile in un contesto globale attuale caratterizzato da una crescita nominale bassa.

Troppo poco, troppo lentamente. Gli sforzi messi in campo dal governo italiano per rafforzare il sistema bancario e per ridurre i crediti in sofferenza potrebbero non bastare. A lanciare il segnale è sempre il Fondo Monetario Internazionale che, nel suo "Global Financial Stability Report", presentato a Washington, ha puntato il dito sulla sostanza e sulla tempistica dei provvedimenti già adottati da Roma. E ha chiesto il rapido varo di una analisi della qualità degli attivi delle banche più piccole. I rilievi all'Italia fanno parte di un contesto più ampio, che vede, secondo l'istituzione di Washington un terzo del sistema bancario europeo, con attivi per 8.500 miliardi di dollari, restare debole e 'incapace di generare utili sostenibili'. E uno degli aspetti-chiave di tale debolezza, i crediti in sofferenza, vede le banche italiane in prima linea. Nessuna menzione esplicita nel documento, ma solo in conferenza stampa, alla grave crisi che ha colpito Deutsche Bank, principale banca tedesca, nel gruppo delle 'big' dell'Eurozona. "Le autorità italiane - si legge nel documento - hanno adottato una strategia a più livelli per rafforzare il sistema bancario italiano. Ciò include misure mirate a migliorare l'efficienza e la velocità delle procedure d'insolvenza giudiziali ed extragiudiziali; una garanzia pubblica sulle tranche senior dei crediti in sofferenza cartolarizzati; i fondi Atlante, sostenuti politicamente dal governo, finanziati e gestiti dal settore rivato; la riforma del trattamento fiscale delle perdite su finanziamenti". Queste misure, sottolinea il Fmi, potrebbero non bastare. "Gli sforzi del Governo per facilitare il rafforzamento del credito e acquisire i crediti cattivi, potrebbe non essere sufficiente a ridurli con la quantità o velocità necessarie per rafforzare il sistema bancario". La sollecitazione dell'istituzione di Washington a Roma tocca anche un altro fronte: "Le autorità dovrebbero prontamente valutare la qualità delle attività per le banche più piccole non sogggette alla valutazione del 2014 da parte della Banca Centrale Europea, e monitorare gli ambiziosi obiettivi stabiliti banca per banca per la riduzione a medio termine dei crediti in sofferenza per assicuirarsi che vengano raggiunti. Le riforme sull'insolvenza dovrebbero inoltre essere estese sia ai crediti in sofferenza esistenti sia ai nuovi"

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