
Le donne e gli uomini più influenti della Terra, che ogni anno si ritrovano a Davos nell’ambito del periodico incontro organizzato dal World Economic Forum, hanno messo il sigillo ufficiale su una realtà che era ben chiara agli addetti ai lavori, ma non a tutta l’opinione pubblica: l’accordo di Parigi sul controllo delle emissioni di Co2 e gli impegni dei diversi governi per impedire un eccessivo riscaldamento del pianeta è stato solo un primo passo, e non mette al sicuro la Terra.
I potenti che ogni anno si riuniscono per discutere il futuro del mondo, come si può leggere nel rapporto Global Risks (che si può sfogliare in allegato) hanno affermato di considerare l’incapacità di attuare politiche effettivamente incisive contro il cambiamento climatico il maggior rischio per il futuro a medio termine del mondo. Insieme, tra gli altri pericoli, alle armi di distruzione di massa, alla crisi delle risorse idriche, alle migrazioni bibliche, a una nuova ondata d`instabilità dei mercati finanziari, ad attacchi cibernetici alla rete informatica mondiale, a un aumento di disparità economica e della disoccupazione, a catastrofi naturali e ad epidemie virali.
Il rapporto segnala tra l’altro che uno dei rischi più preoccupanti per il futuro è l`interconnessione fra un tipo di pericolo e un altro: il cambiamento climatico, per esempio, può contribuire a scatenare l`immigrazione su larga scala, spingendo la popolazione a fuggire da una regione per cercare sollievo in un`altra. E lo stesso collegamento si può fare tra la scarsità di acqua, un`epidemia, una catastrofe naturale, un collasso finanziario.
Più a breve termine, i prossimi 18 mesi, il principale pericolo consisterebbe invece nella migrazione involontaria, quella dei popoli costretti a lasciare il proprio Paese da guerra, miserie, instabilità politica.
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