
“La crescita congiunturale, cioè misurata rispetto al periodo precedente, non è esaltante nel primo trimestre di quest’anno e denota un’intensità modesta, non dissimile da quella del 2015. In pratica, il tono della nostra economia resta debole, soprattutto se si considera che la crescita congiunturale tedesca è del +0,7%, così come di entità superiore risultano quelle di Francia e Regno Unito”. Lo scrivono gli esperti dell’Ufficio studi della Confcommercio in una ricerca intitolata “Dalla Grande Recessione alla ripresa? Segnali positivi, ma fragili”, presentata in occasione dell’assemblea annuale.
Secondo la Confcommercio, la ripresa potrebbe proseguire con questo ritmo consolidando dunque un risultato positivo anche nel 2016. Ma una risalita di queste dimensioni non riuscirà a compensare l’entità dell’arretramento del reddito medio e dei consumi delle famiglie accumulati nel corso della lunga e durissima crisi cominciata nel 2008. Basti dire, come segnala l’Ufficio studi della Confcommercio, che dal 2008 “il reddito disponibile delle famiglie, misurato in termini di potere d’acquisto ai prezzi del 2015, si è ridotto nel settennato della crisi (fino al 2014) della recessione di oltre il 10 per cento e parimenti la spesa in termini reali delle famiglie si è contratta di circa sette punti percentuali. Le famiglie cioè, hanno in qualche misura cercato di non contrarre della stessa entità del reddito il proprio tenore di vita, a scapito però del risparmio, i cui flussi si sono ridotti di quasi il 36%. In termini pro capite le flessioni risultano anche più accentuate, in quanto la popolazione è comunque cresciuta nel periodo considerato di circa il 4%, erodendo così le dimensioni delle “fette” di una “torta” di redditi e consumi divenuta più piccola”.
“La crisi prolungata – precisa l’Ufficio studi della Confcommercio - ha determinato un forte incremento nel numero di famiglie e di persone in condizione di povertà assoluta. Le famiglie assolutamente povere sono quasi raddoppiate nei sette anni di ciclo recessivo (+78,5%), con un incidenza sul totale passata dal 3,5% pre recessione al 5,7% del 2014. Gli individui poveri assoluti hanno superato nel 2014 i 4 milioni, con un incremento di quasi il 130% rispetto al 2007, arrivando a sfiorare quasi il 7% della popolazione”.
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