
"E' necessario dire che quando i Paesi perseguono le politiche giuste, l'euro non è un ostacolo al successo" e "anche di fronte a errori di politica, quei Paesi che soddisfano le condizioni in altri settori possono decidere aggiustamenti entro il quadro della moneta unica". Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in un discorso a Lubiana, citando il caso della Germania che "non ha registrato un ciclo finanziario di eccessi e crollo (boom-bust), ha condotto una politica di bilancio relativamente solida e ha approvato una serie di riforme del mercato del lavoro a inizio degli anni 2000. Oggi il suo tasso di disoccupazione è sceso al 4 per cento dall'11 del 2005 e questo nel bel mezzo della peggiore recessione dagli anni Trenta" in Europa. Le condizioni, ben definite, per il successo dell'Uem "non erano un segreto, erano ben conosciute a tutti nel 1999. Questa è la ragione per cui abbiamo approvato il Patto di stabilità e di crescita per le politiche di bilancio ed è anche il motivo per cui c'è una 'E' nella sigla 'Uem, perche' era chiaro che ci doveva essere una convergenza strutturale". "Sappiamo quello che poi è successo - ha ricordato Draghi - il rallentamento delle riforme strutturali, l'annacquamento del Patto, la fragilità dell'integrazione finanziaria e il successivo divergere di base tra i diversi Paesi. Ma dobbiamo essere chiari nel dire che tutto questo non è colpa dell'euro come valuta. Le autorità nazionali erano perfettamente a conoscenza di quello che dovevano fare. La valuta non poteva essere una protezione dalle decisioni che prendevano"
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