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L'Agcom conferma: Italia tra i fanalini di coda in Europa nelle strutture e nell'uso delle nuove tecnologie

05/07/2016
La relazione annuale e il discorso del presidente dell'Autorità (in allegato) fotografano una condizione pesante, con calo dei ricavi economici per le imprese e ritardi culturali.

 L’Italia si conferma uno dei fanalini di coda in Europa nella diffusione delle tecnologie e nell’uso di Internet. Lo ha denunciato Angelo Cardani nella relazione annuale dell’Agcom, l’Autorità per le telecomunicazioni. La diffusione degli accessi a banda ultralarga in Italia sono passati dal 3,8% della popolazione del 2014 al 5,4% del 2015, ma si tratta di una percentuale "ancora molto bassa", ha dettoCardani, secondo il quale due sono i fattori determinanti: "Un minor livello di specializzazione e cultura digitale da un lato e l'invecchiamento della popolazione dall'altro", ma per la banda larga anche i prezzi; agli italiani serve almeno l'1,8% del reddito pro-capite, contro l'1,3% europeo.

Sempre nel 2015, il 28% degli utenti italiani non ha mai utilizzato Internet, una percentuale quasi doppia rispetto al 16% dell'Europa. I dati, ha sottolineato Cardani, mettono in evidenza "il ruolo di 'freno' alla diffusione nell'uso di Internet di fattori culturali e di abitudini di consumo". Più in generale, all'origine del ritardo dell'Italia nell'ecosistema digitale ci sono, secondo il presidente Agcom, "due fattori determinanti: un minor livello di specializzazione e cultura digitale da un lato e l'invecchiamento della popolazione dall'altro".

Ma a far squillare i campanelli di allarme è anche lo stato di salute economica del settore media, dato che i ricavi complessivi sono calati dell’1,2 per cento nel 2015, passando da 14,378 miliardi del 2014 a 14,207 miliardi. Unica nota positiva: il calo è stato inferiore alle flessioni degli anni precedenti. Tv e radio si sono aggiudicate la fetta maggiore (8,501 miliardi, +0,8%). In netto calo ancora l'editoria (3,998 miliardi, -7.5%); cresce Internet (1,708 miliardi, +5,2%). 

Anche il settore delle Telecomunicazioni ha subito un calo di ricavi (-1%), a 52,6 miliardi di euro. In particolare, le tlc sono scese dell'1,5% a 31,9 miliardi, con il fisso (-2,5% a 16,1 miliardi) che è sceso più del mobile (-0,5% a 15,7 miliardi); i media hanno registrato una contrazione dell'1,2% a 14,2 miliardi; i servizi postali sono invece cresciuti dell'1,8% a 6,4 miliardi. Il settore incide per oltre il 3% sul Pil.

In questo contesto Cardani ha ricordato che il mercato Tv è ancora dominato da tre colossi: circa il 90% dei ricavi totali nel 2015 è detenuto dai tre big, a podio invariato: Sky resta regina con una quota del 32,5% (in calo di 1 punto sul 2014); Mediaset è ancora seconda con il 28,4% (+0,4%), tallonata da Rai con il 27,8% (+0,3%). Poi Discovery con il 2,3% (+0,3%) e il gruppo Cairo con l'1,5% (-0,2%). Gli altri soggetti occupano insieme il 7,4% (+0,1%).

Crisi nera invece per la carta stampata. I ricavi complessivi del settore quotidiani – ha fatto notare l'Agcom – sono calati del 5%, con una contrazione maggiore dei ricavi pubblicitari (-6%) rispetto a quelli che derivano dalla vendita di copie inclusi i collaterali (-4%). La crisi dei quotidiani, che si manifesta anche nella riduzione netta del numero di testate sul mercato – ha rilevato ancora l'Autorità - ha inevitabili riflessi sull'ampiezza e sulla qualità dei contenuti informativi.

 

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