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L'Istat rivede le stime sul Pil: sulla crescita complica il lavoro del governo, sul debito l'aiuta.

23/09/2016
La crescita del 2014 rivista al rialzo, ma quella del 2015 al ribasso. Il rapporto debito Pil del 2015 rivisto al ribasso. In allegato i dati Istat

Revisione delle stime sul Pil 2014 e 2015 da parte dell'Istat. Il dato di due anni è stato rivisto al rialzo dal -0,3 per cento al +0,1, per l'anno scorso la variazione è scesa da +0,8 a +0,7 per cento.

La revisione della crescita non aiuta in questa fase il lavoro del ministero dell’Economia, in vista della nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza con le stime per il 2016 e gli anni successivi: sono calcoli sulla base dei quali il governo fonderà poi la costruzione della legge di Bilancio. Una mano viene invece dalla revisione del rapporto debito Pil più favorevole del previsto.

In effetti, dopo la crescita zero del secondo trimestre, centrare a fine anno il anche il solo +0,8 per cento indicato dall'Ocse o il +0,7 previsto da Confindustria e Hsbc, partendo da un Pil 2015 contrattosi improvvisamente, non sarà facilissimo.

L'Istat ha anche comunicato che l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche nel 2015 è stato pari in valore assoluto a -42.931 milioni di euro, con un'incidenza sul Pil pari al 2,6 per cento, dato confermato, in miglioramento rispetto al -48.482 dell'anno precedente (3 per cento in rapporto al Pil). Sempre per il 2015, il saldo primario, cioè il deficit al netto della spesa per gli interessi sul debito pubblico, è risultato positivo e pari all'1,5 per cento del Pil. Un dato inferiore alle stime dell'ultima versione del Def, presentata ad aprile, quando si prevedeva un +1,6 per il 2015, in crescita all'1,7 per il 2016 e al 2 per cento per l'anno prossimo.

Più positive le stime sul rapporto tra debito pubblico e Pil, previsto al 132,7 per cento nel Def e sceso invece al 132,2 a fine 2015, addirittura sotto al target 2016 del 132,4. Bene anche il valore aggiunto a prezzi correnti generato nel complesso dell'economia nazionale che è aumentato dell'1,3 rispetto al 2014. Il 2015 però, ha visto ancora contrarsi la capacità di risparmiare delle famiglie. Se infatti il reddito lordo ha segnato una crescita dello 0,9 per cento, la spesa per consumi finali è cresciuta dell'1,5, determinando un calo di 0,6 punti percentuali della propensione al risparmio, definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile, che è scesa all'8,3 per cento, dall'8,9 del 2014. Solo l'attività di investimento in abitazioni ha segnato un aumento contenuto (+0,6 per cento) che ha interrotto la tendenza alla riduzione degli ultimi anni.

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