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Rosa pallidissimo: ecco come vedono il 2016 dell'Eurozona Ifo, Insee, Istat

12/01/2016
Contenuto aumento della produzione industriale. Il Pil si espande a un ritmo moderato. La ripresa continua ma con rischi.

Contenuto aumento della produzione industriale. Il Pil si espande a un ritmo moderato. La ripresa continua ma con rischi. Bastano i titoli dei diversi capitoli per capire come vedono il 2016 dell'Eurozona i principali istituti di statistica, Istat compreso: in rosa pallidissimo.   

Dopo la ripresa registrata tra la fine del 2014 e l’inizio dello scorso anno, si legge nel documento, la produzione industriale dell’Eurozona ha perso vigore nell’estate del 2015 quando si è espansa dello 0,1 per cento nel terzo trimestre,  dopo la contrazione dello 0,1 nel secondo. Tuttavia, i recenti miglioramenti delle indagini sulle imprese suggeriscono un’accelerazione della produzione industriale, ma contenuta, nel primo e nel secondo trimestre 2016.

La domanda interna, sostenuta sia dai consumi privati che da quelli pubblici, costituirà il principale fattore di crescita dell’attività economica. La recente caduta del prezzo del petrolio, insieme all’incremento dell’occupazione e delle retribuzioni, sono attesi sostenere il reddito e, conseguentemente i consumi delle famiglie. Le politiche fiscali e sociali di alcuni paesi europei, e in particolare della Germania, assumeranno un tono espansivo con conseguenti effetti positivi per i consumi pubblici. In presenza di bassa inflazione, la Banca Centrale Europea manterrà una politica monetaria espansiva.

La ripresa, insomma, continuerà ma con andamenti moderati e anche con rischi. Ipotizzando che il tasso di cambio con il dollaro si mantenga costante a 1,08 dollari per euro e che il prezzo del petrolio permanga a 35 dollari per barile, i prezzi al consumo risulteranno influenzati prevalentemente da fattori interni, aumentando gradualmente nell’orizzonte di previsione: +0,5 +0,4 per cento rispettivamente nel primo e nel secondo trimestre.

I rischi al ribasso riguardano principalmente le tensioni geopolitiche. L’acuirsi del conflitto mediorientale porterebbe sia a un ampliamento dell’incertezza degli operatori economici sia a una marcata ripresa del prezzo del petrolio. L’evoluzione del commercio mondiale potrebbe risentire in misura maggiore dell’evoluzione dell’economia cinese, la cui trasformazione da un’economia basata su esportazioni e investimenti a una trainata dai consumi, potrebbe avvenire con minore gradualità di quanto ipotizzato, con effetti sulle allocazioni di capitale tra i paesi. Questo processo, si legge nell’Outlook sull’Eurozona,  intensificherebbe le turbolenze sui mercati finanziari. In assenza di significative tensioni geopolitiche, l’evoluzione ciclica delle economie dei paesi emergenti potrebbe risultare più dinamica di quanto previsto determinando una ripresa più accentuata delle esportazioni dei paesi dell’area euro.

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