
In questa estate 2015 cresce notevolmente il numero degli italiani che andranno in vacanza, con il Mezzogiorno d’Italia che diventa centrale per la movimentazione turistica della stagione. Dopo i dati allarmanti diffusi nei giorni scorsi dalla Svimez, un segnale che ci lascia ben sperare sul futuro del turismo nel Sud.
Secondo l’indagine a campione dell’Istituto ACS Marketing Solutions per Federalberghi, gli italiani che andranno in vacanza tra giugno e settembre saranno 30.4 milioni, l’8,6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando erano 28 milioni. Numeri in controtendenza anche rispetto all’ultima indagine Istat del 3 luglio 2015: secondo l’istituto nazionale di statistica, che ha diffuso dati provvisori, nel primo trimestre del 2015 gli arrivi dei residenti in Italia sono diminuiti del 1.2% e le presenze del 2.9%. Secondo l’Osservatorio di Federalberghi, in questo quadrimestre estivo, aumenta anche la clientela estera del 2.5%. Arrivano ottime notizie per il turismo degli italiani nelle regioni meridionali: oltre il 48% dei residenti in Italia, che ha deciso di stare dentro i confini nazionali, sceglie per le proprie ferie estive una Regione del Sud. Il 18% andrà in Sicilia, il 10,4% in Sardegna, il 10,1% in Puglia e il 10% in Calabria. Una analisi che conferma le importanti potenzialità turistiche del Mezzogiorno d’Italia, una macroarea dell’Italia che merita politiche pubbliche più incisive per il turismo, ad iniziare da quelle di destagionalizzazione, per cogliere pienamente le opportunità legate a questo territorio. I fondi europei 2014-2020 dedicati alla valorizzazione del turismo andrebbero destinati a progetti unitari delle Regioni meridionali. Come quello realizzato nei mesi scorsi dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo chiamato “Signa Maris”, che mette insieme, in una strategia promozionale organica, i porti turistici meridionali. Andrebbero realizzate campagne promozionali unitarie all’estero per valorizzare veri e propri percorsi turistici interregionali nel Mezzogiorno, avendo ben chiaro che Matera 2019 può diventare una grande opportunità non solo per la Basilicata, ma per tutte le Regioni del Sud.
Riscoprire la storia del Sud, quella dei popoli che lo hanno abitato e legarla al turismo, valorizzare meglio i prodotti culturali, balneari, montani, termali, enogastronomici, innovando, potrebbe rappresentare un cambiamento importante in termini economici ed occupazionali per il Mezzogiorno, che deve sicuramente continuare a sviluppare progetti per l’industria manifatturiera, ma che contemporaneamente e più velocemente, potrebbe valorizzare il patrimonio esistente che offre immense opportunità. Per realizzare dei grandi insediamenti industriali, e dobbiamo provare a realizzarli, possono volerci anche diversi anni. Per lanciare una idea imprenditoriale vincente nel turismo possono bastare anche pochi mesi perché gli ingredienti, nel Sud del Paese, ci sono tutti. Per fare questo servono energie, idee, risorse pubbliche da destinare al turismo e alla cultura, come volani di sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, sapendo che la spinta decisiva in questa direzione deve arrivare dai territori meridionali, da una cooperazione produttiva ed incisiva delle Regioni del Sud, a partire proprio da Matera 2019.
Il patrimonio demaniale marittimo del Sud, ad oggi scarsamente utilizzato, potrebbe diventare un punto di riferimento importantissimo per creare lavoro nel Mezzogiorno. Si potrebbe sicuramente incentivare in diverse forme la nascita di nuove imprese balneari sostenibili, per aumentare la percentuale di utilizzazione delle aree demaniali affidate in concessione, in particolare per le donne e i giovani, con politiche pubbliche che ricerchino il necessario equilibrio tra spiagge attrezzate e spiagge da lasciare alla libera utilizzazione. Il demanio potrebbe diventare quindi uno strumento per creare nuovo lavoro nel Sud, per diminuire il gap che esiste con il Nord anche nella utilizzazione delle spiagge, per realizzare strutture stagionali di facile rimozione, che mettano in movimento anche l’indotto industriale direttamente collegato, nel rispetto delle norme ambientali, paesaggistiche e della concorrenza, garantendo il libero accesso al mare e la qualità delle acque.
Andrebbe sviluppato un vero e proprio programma speciale dedicato in particolare alle cooperative sociali di giovani per l’affidamento in concessione di beni confiscati, da utilizzare per lo sviluppo di imprese turistiche, come previsto dall’art. 56 del DL n° 5/2012, convertito con modificazioni dalla Legge 35/2012.
Vanno sostenuti con nuove risorse i Contratti di Sviluppo nel turismo, per realizzare dei veri e propri poli di eccellenza dell’accoglienza turistica nel Mezzogiorno, come avvenuto nei giorni scorsi con la firma di INVITALIA del progetto per la valorizzazione del turismo culturale nell’area dei comuni Vesuviani in Campania, che prevede un investimento complessivo di 35.4 milioni.
Così come andrebbe elaborato velocemente un piano per sviluppare una politica dei trasporti e delle infrastrutture orientata allo sviluppo del turismo nel Sud, partendo dalla piena valorizzazione degli aeroporti meridionali, della rete ferroviaria, e dalla velocizzazione del completamento dei lavori dell’autostrada SA-RC.
Bisogna riprendere e aggiornare il Piano strategico nazionale per il turismo del 2013 presentato dal Governo Monti: quello strumento programmatico dal titolo “Turismo Italia 2020 Leadership,Lavoro,Sud” guardava con grande attenzione al Mezzogiorno d’Italia. Un documento che aveva un obiettivo ambizioso: creare 500.000 nuovi posti di lavoro in Italia legati all’industria del turismo e 30 miliardi di incremento del PIL entro il 2020. Nel Piano strategico per il turismo del 2013 vengono paragonate le Isole Baleari e la Sicilia. Le presenze internazionali europee in Sicilia, che ha 1500KM di coste, sono 3.7 milioni; quelle delle Isole Baleari, che hanno 1430 KM di costa sono 41.2 milioni. I voli low cost dalla Germania verso le Baleari , in una “settimana tipo”, sono 223; quelli sulla Sicilia sono 17 ( Boston Consulting Group, Piano strategico per il turismo, 2013) .
Per creare nuove opportunità economiche ed occupazionali nel Sud Italia legati alla cultura e al turismo andrebbero promosse delle vere e proprie “fabbriche dei prodotti turistici”, per scoprire il Sud, mettere in rete territori, valorizzare cultura e natura. Delle fabbriche dei prodotti che potrebbero creare nuovo lavoro, intercettando una domanda internazionale di turismo che continua a crescere (gli arrivi internazionali nel Mondo, nel 2012, hanno superato per la prima volta nella storia dell’umanità quota 1 miliardo). Fabbriche che potrebbero dare delle risposte ai giovani che spesso sono costretti a lasciare il Sud per coltivare altrove speranze e ambizioni.
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