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La crescita mondiale potrebbe indebolirsi senza forti politiche per la crescita

09/09/2015
Lo dicono gli ultimi dati dell'Ocse e le analisi del Centro studi della Confindustria, che rilancia addirittura i timori di una stagnazione secolare. L'Italia, che pure non presenta dati da brindisi felice, in questa fase risulta tra i Paesi più performanti d'Europa. In allegato gli ultimi documenti Ocse, Csc, Banca d'Italia.

In questo secondo semestre del 2015 la crescita dell’economia c’è e si mantiene. Ma le prospettive per il futuro sono meno rosee e facili di quanto si pensasse fino a qualche mese fa.

A confermare più che l’addensarsi di nubi la moltiplicazione dei fattori di incertezza sono l’Ocse a livello internazionale (in allegato) e in Italia l’ultima comunicazione del Centro studi della Confindustria (in allegato), in cui si ricorda addirittura la possibilità che il mondo sia di fronte a una stagnazione secolare, raccomandando l’adozione di adeguate politiche per sostenere la crescita.

L’Italia, che pure presenta numeri non eccezionali, come testimonia l’ultima sintesi della Banca d’Italia (in allegato), anche se finalmente positivi, è uno dei Paesi che in questa fase è anche nel gruppo di quelli che in Europa stanno facendo da traino.

L’analisi della Confindustria è netta. “Le prospettive della crescita mondiale sono insoddisfacenti. Le previsioni di aumento del PIL globale sono state continuamente riviste al ribasso negli ultimi quattro anni: da un +4,8% medio annuo atteso nel 2011 per i cinque anni successivi a un +3,9% previsto nel 2015 (FMI). Per quest’anno nell’arco di 12 mesi le stime sono state abbassate dal 4,0% al 3,3%. Il rallentamento è generalizzato, ma maggiore nelle economie emergenti strutturalmente più dinamiche: dall’inizio della crisi le prospettive di crescita sono diminuite di mezzo punto percentuale nei paesi avanzati (da +2,6% medio annuo nel 2008 a +2,1% nel 2015) e di quasi due punti in quelli emergenti (da +7,0% a +5,1%). Nelle stime CSC, l’aumento del PIL mondiale è deludente: nel 2015 +3,2% e nel 2016 +3,6%. Rispetto al +5,1% osservato nel periodo pre-crisi (media annua nel 2002-2007). Aumentano, inoltre, i rischi al ribasso, derivanti da un rallentamento più brusco della Cina e degli altri maggiori emergenti”. Le cause? Diverse ma concomitanti: “Appare via via più evidente che gli effetti della crisi economica sugli investimenti, del rallentamento demografico e del minore impatto stimato delle nuove tecnologie sulla produttività sono molto persistenti”.

Tutto questo, suggeriscono gli analisti della Confindustria, “abbassa il sentiero di crescita dell’output potenziale, verso cui il PIL tende nel lungo periodo. Tanto che alcuni economisti parlano di stagnazione secolare”. E’ dunque decisiva l’adozione tempestiva di misure consistenti per rilanciare la crescita.

LOcse nel Composite leading indicators (CLIs), conferma che la crescita è stabile in Europa, in particolare in Germania e in Italia. Sta consolidandosi anche in India. La crescita è moderata in Gran Bretagna e Canada. Ma Cina, Russia e Brasile presentando dati preoccupanti, con il rischio di ripercussioni sull’insieme dell’economia mondiale.

 

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