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Le cooperative italiane rivendicano un ruolo di primo piano

30/09/2015
Presentato il Terzo rapporto di Euricse, dal quale emerge che le imprese del settore producono l'8,5 per cento del Pil italiano, sostengono l'occupazione anche nei momenti più difficili di crisi e, fatto non scontato, fanno fronte ad un pressione fiscale più elevata di quella che riguarda le società per azioni. In allegato il Rapporto.

Dati alla mano, il mondo delle cooperative rivendica di essere un punto di forza dell’economia italiana:  produce una parte importante del Prodotto interno lordo, ha salvaguardato e anzi accresciuto l’occupazione di qualità anche durante la crisi e - fatto non irrilevante, considerate le polemiche che continuamente vengono alimentate dai partiti di destra – ha fatto fronte ad una pressione fiscale più alta di quella relativa alle società per azioni.

L’occasione per presentare i dati e rivendicare il proprio ruolo è stata la presentazione del Terzo Rapporto Italia sulla Cooperazione, realizzato da Euricse.

I dati sono chiarissimi. Il valore della produzione ha superato i 108 miliardi di euro, un risultato che permette all’economia cooperativa di rappresentare l’8,5 per cento del Pil italiano. In particolare, nel 2013 (l’ultimo anno per il quale si dispone di una base dati sufficientemente completa - e analizza la dinamica sperimentata dalle cooperative italiane nel corso degli anni 2011-2013 e negli anni della crisi (2008-2013), anche in rapporto ad altre forme di impresa) le67.062 cooperative italiane hanno generato un valore della produzione pari a 90,7 miliardi di euro, i consorzi un valore pari a 17,6 miliardi. Negli anni della crisi, 2008-2013, la cooperazione ha messo a segno una crescita del 14, pari, in valori assoluti, a circa 10 miliardi. Nello stesso periodo, i consorzi hanno registrato un aumento del valore della produzione del 16,9, corrispondente a un incremento di 2,4 miliardi di euro.

Negli anni della crisi le cooperative hanno continuato ad assumere creando nuovi posti di lavoro stabili. Il 68,1 per cento delle posizioni attivate nel 2013 e il 61,4 per cento di quelle attivate dai consorzi erano infatti a tempo indeterminato. Le percentuali salgono rispettivamente al 76,8 per cento e al 72,2 se si considerano le posizioni attive nel mese di dicembre 2013.

Dall’analisi complessiva sulle diverse forme di impresa, calcolata in rapporto al valore della produzione, dal Terzo rapporto emerge che nel 2013 la pressione fiscale è statasuperiore per le cooperative rispetto alle società per azioni (7,7 per cento per le prime contro il 6,8 per le seconde) soprattutto a seguito del maggior peso degli oneri sociali e delle imposte sui redditi da lavoro. In particolare, i differenziali annuali registrati tra il 2007 e il 2013 le cooperative hanno versato alle casse dello Stato 5 miliardi 475 milioni 974 mila euro in più di quelli che avrebbero versato se avessero mantenuto la produzione al livello del 2007. Nello stesso periodo le spa hanno invece ridotto il loro contributo all’Erario di ben 15 miliardi 735 milioni 559 mila euro.

Il Rapporto, presentato da Carlo Borzaga, docente dell’Università di Trento e presidente di Euricse, Gianluca Salvatori, amministratore delegato di Euricse, Rosario Altieri, presidente dell'Alleanza delle Cooperative Italiane, Maurizio Gardini e Mauro Lusetti, copresidenti dell'Alleanza delle Cooperative Italiane, ha messo in evidenza anche i punti di debolezza del sistema cooperativo italiano. La reazione alla crisi non è stata la stessa in tutti i settori cooperativi (basti pensare alle difficoltà del settore delle costruzioni). Inoltre, la crisi ha determinato un netta e generalizzata contrazione del risultato di esercizio - superiore a quella delle altre forme di impresa - e inciso negativamente su patrimonializzazione e propensione all'investimento.

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