
La spinta dell’auto e dei mezzi di trasporto in generale hanno sostenuto la produzione metalmeccanica italiana, che nel complesso ha fatto segnare una crescita dell’1,8 per cento nei primi sei mesi del 2015. Ma il dato generale, come per l’insieme dell’economia, nasconde situazioni completamente diverse, come ha messo in luce l’ultimo rapporto congiunturale della Federmeccanica. La produzione di mezzi di trasporto ha infatti fatto registrare un aumento del 25,8 per cento. Altri comparti della metalmeccanica sono ancora sott’acqua: nei primi sei mesi dell’anno le imprese metallurgiche hanno perso il 3,8 per cento della produzione, quelle del comparto dei prodotti in metallo hanno registrato un trend negativo del 4,3 per cento, le costruzioni di apparecchi elettrici ed elettrodomestici hanno subito un calo dell`1,3 per cento. E naturalmente anche per quanto riguarda i risultati positivi e i settori in crescita bisogna ancora capire come e quanto influirà il gigantesco caso dello scandalo Volkswagen. Il miglioramento registrato è stato prodotto, altro elemento di riflessione, soprattutto dall`export e non dalla domanda interna. Il direttore della Federmeccanica, Stefano Franchi, ha parlato di uno scenario «post bellico, anche se non c`è stata una guerra», con l`Italia che è ancora trenta punti sotto il livello di produzione del 2007 e che ha perso terreno nei confronti dei competitor diretti di Germania e Francia. Persino il Regno Unito, dove l`industria metalmeccanica non riveste più da tempo un ruolo rilevante, ha retto l`urto meglio del made in Italy. La quota di mercato delle esportazioni nel comparto delle macchine e degli apparecchi meccanici è scesa infatti dal 7,3 per cento al 6,6, nei metalli è passata dal 4,7 per cento al 4, nel comparto dell`ottica e dei computer si è scesi dall`1 allo 0,7, l`elettromeccanica è arretrata dal 5,3 per cento al 3,7, i mezzi di trasporto sono calati dal 3,4 al 2,7 per cento. Preoccupante anche l`emorragia del valore aggiunto, sceso dai 119 milioni del 2007 ai circa 100 milioni del 2014, per un calo del 18 per cento. Anche il mercato del lavoro, infine, ha pagato un prezzo pesante: 252.600 gli occupati in meno (-13,1 per cento) nel settore nel 2014 rispetto ai circa 1,9 milioni di addetti del 2007, mentre la produttività è rimasta pressoché stabile (+0,9 per cento la crescita secondo un`elaborazione di Federmeccanica sui dati Istat), con una dinamica salariale cresciuta invece del 23,6 per cento.
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