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Summit Merkel e Hollande per fare asse su Industria 4.0 e dettare regole e standard

23/10/2015
Secondo Ovum la seconda rivoluzione digitale, che riguarda e coinvolge il cuore stesso della manifattura, vale cinque trilioni di dollari da qui al 2025.

Angela Merkel e Francois Hollande aprono martedì 27 ottobre il forum franco-tedesco organizzato dai due rispettivi ministri dell’economia, Sigmar Gabriel e Emmanuel Macron, sul tema Industria 4.0. L’obiettivo è di mettere a confronto le esperienze dei due Paesi e di concordare iniziative anche comuni. Alla convention, che si svolge a Bercy e a Parigi, partecipano i principali industriali francesi e tedeschi, manager pubblici e privati, fondatori di start-up, amministratori pubblici, tutti interessati a fare insieme il punto sull’evoluzione dell’industria in chiave digitale.

Numerosi i punti all’ordine del giorno: norme comunitarie per lo sviluppo di standard tecnologici in grado di stimolare l’espansione dell’Internet industriale e di adeguarlo alla domanda, la definizione di un quadro di regole per la difesa dei dati personali, la realizzazione di piattaforme di lavoro.

La ragione di una iniziativa del genere è evidente: Francia e Germania hanno ben chiara l’importanza di fare asse per spingere l’Ue verso il mercato unico digitale, stimolando e non subendo la rivoluzione digitale dell’industria. Una partita decisiva per il futuro e che secondo uno dei principali centri di ricerca al mondo, Ovum, vale da sola cinque trilioni di dollari da qui al 2025.

Ovum chiama questo passaggio la seconda rivoluzione digitale: la prima (1995-2015) ha investito il mondo dei consumatori, quello dei media e il retail; la seconda riguarda le aziende:  “Sempre più business verticali e sempre più processi saranno impattati dal digitale e automatizzati. E ciò a catena si riverserà su tutte le catene del valore”, commentano gli analisti di Ovum. Secondo costoro, a beneficiare della nuova ondata saranno soprattutto quelli che la società di analisi definisce i digital enablers, gli “abilitatori” digitali ossia quelle aziende che saranno in grado di fornire la tecnologia e la connettività. Ma ad accaparrarsi la fetta di torta più grande saranno i fornitori di enterprise technology. “Ci saranno inevitabilmente vincitori e perdenti”. E ad avere successo dovrebbero essere quei digital enabler che diventeranno smart player “che beneficeranno più degli altri dell’evoluzione della digital economy”.

Ma chi sono gli smart player? Secondo gli analisti di Ovum, le aziende capaci di rendere disponibili servizi, dispositivi, applicazioni, relazioni con i clienti, ma anche di fornire le piattaforme attraverso le quali i clienti e altri attori potranno accedere per distribuire a loro volta contenuti e applicazioni. Oggi il riferimento esplicito potrebbero essere Apple, Google, Facebook, Amazon, Microsoft. Ma non è detto che non emergano prepotentemente sul mercato anche nuove realtà.

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