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Dall'Ocse un pugno nello stomaco: nel 2016 rallenta la crescita nel mondo (+3,3), in Europa (+1,4) e in Italia (solo +1 per cento).

18/02/2016
Se queste stime si avverassero, in Italia ci sarebbero conseguenze per le entrate, il deficit e il rapporto debito Pil. I suggerimenti dell'Ocse: politiche monetarie accomodanti e investimenti pubblici. I rischi per le fibrillazioni della finanza e l'instabilità politica. Leggi le previsioni dell'Ocse in allegato.

Rallenta la crescita nel mondo (+3 per cento), in Europa ( più 1,4 per cento) e in Italia (solo più 1 per cento); le fibrillazioni dei mercati finanziari sono un pericolo ulteriore per l’economia reale; l’instabilità politica rischia di minare lo sviluppo nell’Unione europea; e di fronte a questo scenario è opportuno che le banche centrali mantengano una politica monetaria accomodante.

L’Economic Outlook dell’Ocse (di fatto un aggiustamento del tiro rispetto alle previsioni di novembre in attesa delle stime di primavera) è come un pugno nello stomaco per tutti coloro che speravano in un 2016 meno impegnativo e problematico degli anni precedenti. Al contrario, il rischio di un’inversione di tendenza non è del tutto escluso, almeno a giudicare dalle stime e anche dai suggerimenti dell’organizzazione che rappresenta i principali paesi industrializzati del mondo.  

Più in particolare, nel 2016, secondo l’Ocse, “la crescita del Pil globale dovrebbe restare ai livelli del 2015 - +3,0 per cento – un livello che, a sua volta, è stato il più basso degli ultimi cinque anni''. Il rallentamento previsto nell’Economic Outlook di febbraio è di 0,3 punti percentuali rispettivamente per l'anno in corso e per il 2017, quando il Pil globale dovrebbe crescere solo del 3,3 per cento.

Le ragioni sono chiare: la crescita ''sta rallentando in molte economie emergenti con una ripresa modesta in quelle avanzate mentre i bassi prezzi delle materie prime deprimono i paesi esportatori''. ''Il commercio e gli investimenti restano deboli e una domanda che langue porta a una inflazione bassa e a una inadeguata crescita di retribuzioni e occupazione''. "I rischi di instabilità finanziaria sono considerevoli. I mercati finanziari globali hanno ridimensionato le prospettive di crescita, cosa che ha portato un crollo dei prezzi azionari e un'accentua volatilità"

Il taglio delle previsioni è ancora più forte per quanto riguarda l’Eurozona: per il 2016 l’Ocse prevede una crescita del Pil solo dell’1,4 per cento, (0,4 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di novembre), mentre per il 2017 stima una crescita reale dell’1,7, con una riduzione di 0,2 punti. Nell'aggiornamento del suo Economic Outlook, l'Organizzazione registra - fra le principali economie della zona euro - soprattutto il rallentamento della Germania che quest'anno dovrebbe vedere la crescita del suo Pil fermarsi al +1,3 per cento (ben 0,5 punti in meno rispetto alle stime di novembre) e raggiungere un +1,7 per cento nel 2017 (ma anche qui con un taglio di 0,3 punti).

Assolutamente deludenti anche le stime che riguardano l’Italia, che segue purtroppo l’andamento generale. Secondo l’Ocse nel 2016 il Paese dovrebbe crescere solo dell’1 per cento (meno 0,4 punti percentuali rispetto alle previsioni di novembre) per toccare un più 1,4 per cento solo nel 2017.

Se queste previsioni si avverassero, verrebbe a mancare uno dei punti di base delle previsioni utilizzate dal governo per il Bilancio e la legge di stabilità, con riflessi a cascata sulle entrate, sul deficit pubblico, sul rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo e, non ultimo, sulla possibilità che siano sforati i criteri europei.

Le previsioni più fosche del previsto spiegano dunque tutti i suggerimenti dell’Ocse che torna a insistere sulla necessità di mettere in campo tutte le politiche possibili per sostenere e rilanciare lo sviluppo, da una implementazione meno timida del piano Juncker per gli investimenti pubblici ( con buona pace dell’ordoliberismo tedesco) a una politica monetaria decisamente accomodante, anche per quanto riguarda l’area del dollaro che invece ha appena vissuto il primo rialzo dei tassi da molti anni a questa parte. Più in particolare, in una simulazione, i tecnici dell'Organizzazione segnalano come un programma di stimolo di investimenti pubblici pari allo 0,5 per cento del Pil avrebbe nell'Eurozona un effetto sul Prodotto interno lordo vicino allo 0,6 per cento, con una crescita del debito pubblico che non arriverebbe allo 0,4. Insomma, spiega l'OCSE, ''aumentare l'investimento pubblico sosterrebbe la domanda pur mantenendo sostenibile il percorso fiscale''. Di più: l'Organizzazione segnala come ''la Banca Europea per gli Investimenti dovrebbe accettare di finanziare progetti a più alto rischio che in passato''.

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