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Bce: sei cannonate per svegliare l'Europa. Ma ora tocca alla politica

10/03/2016
Gli interventi decisi vanno oltre le aspettative, a testimoniare la determinazione della Bce, ma anche la preoccupazione che l'Europa resti prigioniera di una stagnazione pericolosa per l'economia e la stessa tenuta democratica. Ora però sono i governi che devono fare la propria parte. In allegato il testo integrale di Mario Draghi

Sei cannonate per svegliare l’Europa. Altro che timidezza o attenzione nei confronti dell’opposizione tedesca: preoccupati per la possibilità che l’Europa intera resti prigioniera di una stagnazione secolare, i banchieri centrali guidati da Mario Draghi hanno sparato diverse cartucce per scuote il gigante addormentato. Punto primo: la Bce ha ridotto a zero dallo 0,05 il tasso di rifinanziamento sui pronti contro termine. Punto secondo: ha tagliato il tasso sulle somme depositate dalle banche presso la Bce dal -0,30 al -0,40, cioè per tenere i denari depositati presso la Bce, e quindi inattivi, le aziende di credito dovranno pagare più di prima. Punto terzo: il tasso marginale è sceso da +0,30 a +0,20. Punto quarto: il quantitative easing, cioè l’acquisto mensile di titoli di Stato passa da aprile da 60 a 80 miliardi. Punto quinto: la Bce potrà acquisire anche titoli corporate, cioè delle aziende. Punto sesto:  da giugno la Bce lancerà ben quattro operazioni Tltro, Targeted long term refinancing operations, cioè prestiti alle banche a tasso ultragevolato ma condizionati alla fornitura di credito all'economia. I prestiti dovranno essere restituiti in quattro anni.

Con queste decisioni, senz’altro più forti di qualsiasi aspettativa, la Banca centrale europea ha voluto dare una scossa all’economia europea, ma nello stesso tempo ha anche dimostrato quanto grave sia la situazione: la crescita langue, l’inflazione non riprende, l’economia non risponde alle sollecitazioni, il mondo intero comincia ad avere problemi, mentre le formazioni politiche populiste diventano più aggressive, non è certo che la Gran Bretagna resti nell’Unione, il problema dell’immigrazione sta esplodendo, la guerra prolifera ai margini Sud del continente. Da qui la decisione di prendere decisioni nette e chiare, con l’intento anche di segnalare l’assoluta determinazione dei banchieri centrali di evitare la spirale della stagnazione, pericolosa per l’economia, per l’occupazione, per la stessa tenuta democratica.  Con buona pace dell’ordoliberismo tedesco.

Ora però tocca alla politica. Non può bastare l’intervento tecnico della Banca centrale europea. E’ l’Europa politica che si deve svegliare. L'indebolimento delle prospettive di crescita dei paesi dell'Eurozona, come ha avvertito nella conferenza stampa il presidente della Bce, Mario Draghi, è infatti "una disoccupazione strutturale che resta elevata". E' dunque "decisiva" l'applicazione di riforme strutturali, secondo le indicazioni della Commissione europea. "Le raccomandazioni specifiche per i Paesi sono state applicate in maniera abbastanza limitata" ha detto Draghi, che ha invitato i governi dell'area a praticare una "politica fiscale che sostenga la ripresa ma che rispetti i limiti del Patto di Stabilità e Crescita". 

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