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Italia e Eurozona restano in deflazione. Conti pubblici più difficili.

31/03/2016
I prezzi al consumo a marzo e i prezzi alla produzione industriale in febbraio calano ancora rispetto ad un anno fa. Anche nell'intera Eurozona prezzi in calo. Segno che una crescita un po' più robusta è, purtroppo, ancora una speranza. Più difficile per tutti i governi tenere i conti pubblici entro i limiti previsti. In allegato i testi integrali Istat.

Italia ed Eurozona restano in deflazione. Gli ultimi dati statistici di marzo confermano la difficoltà di una ripresa dei prezzi, segno che una ripresa almeno un poco più robusta dei consumi e più in generale dell’economia è, purtroppo,  ancora una speranza. Per l’Italia, a ulteriore conferma di questa tendenza, vi sono anche le ultime statistiche sui prezzi dei beni prodotti dall’industria a febbraio, le quali segnalano ancora un calo.

I dati resi noti dall’Istat e dall’Eurostat non sono di buon auspicio per la definizione dei documenti di finanza pubblica, che tutti i governi stanno preparando in Europa in queste settimane. E giustificano il rafforzamento delle iniziative lanciate dalla Banca centrale europea, oltre alla necessità di un maggiore impegno a sostegno della crescita da parte dei diversi Paesi dell’Ue.

Per l’Italia, la revisione al ribasso delle previsioni relative al 2016 (S&P e Fitch hanno indicato per l’Italia una stima di crescita del Pil per il 2016 dell’uno per cento reale, contro l’1,6 iscritto nei documenti di bilancio) porterebbero alla riduzione delle previsioni relative alle entrate, costringendo il ministero dell’Economia a contenere ancora di più del previsto le spese pubbliche per evitare di sfondare i limiti già ampiamente resi flessibili e concordati con l’Europa per il rapporto tra il disavanzo pubblico ed il debito pubblico. Se dunque non vi saranno cambiamenti nell’atteggiamento della Commissione europea è prevedibile che nelle prossime settimane il governo italiano debba affrontare una prova difficile.  

Più in particolare, venendo ai dati sull’inflazione, nel mese di marzo 2016, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è aumentato dello 0,2 per cento su base mensile, ma ha registrato una diminuzione su base annua pari al -0,2 per cento (era -0,3 a febbraio). “La persistenza del calo tendenziale dei prezzi – hanno scritto i tecnici dell’Istat - risente dell’ulteriore flessione dei prodotti energetici e in particolare gli Energetici non Regolamentati (-11,2%, da -8,5% del mese precedente), pur in presenza dell’inversione della tendenza dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%, da -0,7% di febbraio) e di altri lievi segnali di ripresa registrati dai prezzi di alcune tipologie di prodotto (Alimentari non lavorati, Beni durevoli e semidurevoli, Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona), che hanno contribuito, però, solamente a ridurre l’ampiezza della flessione dell’indice generale”. Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’“inflazione di fondo” è così salita a +0,6 per cento (dal +0,5 di febbraio); al netto dei soli beni energetici i dati hanno portato a un +0,4 per cento (era +0,3 il mese precedente).

L’inflazione acquisita per il 2016, ha segnalato l’Istat, è pari a -0,4 per cento (era -0,6 a febbraio). Rispetto a marzo 2015, i prezzi dei beni hanno registrato un’accentuazione della flessione (-1,0 per cento, da -0,7 di febbraio) mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi ha accelerato (+0,7 per cento, da +0,5 del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a febbraio 2016 il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si è ampliato di cinque decimi di punto percentuale. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono diminuiti dello 0,1 per cento rispetto a febbraio e dello 0,3 su base annua (da -0,4 del mese precedente). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto sono cresciuti dello 0,1 per cento in termini congiunturali e diminuiti dell’1,1 per cento in termini tendenziali (era -0,8 il mese precedente).

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è aumentato del 2,0 per cento su base mensile, ma è diminuito dello 0,3 per cento su base annua (era -0,2 a febbraio). Il rialzo congiunturale è in larga parte dovuto alla fine dei saldi invernali, di cui il NIC non tiene conto.

Quanto ai prezzi alla produzione dei prodotti industriali, l’indice calcolato dall’Istat è diminuito dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente e del 3,5 per cento nei confronti di febbraio 2015, fatto che si ripercuoterà nei prossimi mesi fino ai prezzi al consumo finali.

La situazione italiana è condivisa nei fatti dall’intera zona euro. L'inflazione nell'area euro in marzo è stata calcolata infatti a marzo al meno 0,1 per cento su base annua, anche se in rialzo dal meno 0,2 per cento di febbraio.

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