
In Italia operano, in base ai dati del 2013, 137 mila società di capitale che rispondono ai requisiti europei di PMI, con un numero di addetti compreso tra 10 e 250 e un giro d’affari tra 2 e 50 milioni di euro. Circa 112 mila di queste società, l’81,5%, operano nelle regioni del Centro-Nord oggetto di questo Rapporto: il peso è anche più importante se si misura in termini di addetti (83%) o di fatturato (85%). Complessivamente, queste società producono 161 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10% del prodotto interno lordo italiano. Lo rileva il Rapporto Cerved sulle Pmi del Centro-Nord.
Con 47 mila PMI e 1,3 milioni di addetti, il Nord-Ovest è l’area con il bacino di PMI più rilevante, seguita dal Nord-Est (36 mila e 1 milione di addetti) e poi dal Centro (28 mila e 734 mila occupati). All’interno di questo aggregato non mancano le differenze. Nord-Ovest e Nord-Est da un parte, e Centro dall’altra, si caratterizzano per una composizione parzialmente diversa di tale tessuto, con una presenza più ampia di medie imprese nelle prime due macro-aree (rispettivamente il 19,5% e il 18,4%) che occupano da sole oltre la metà degli addetti, e di piccole imprese nella seconda (85%). Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est sono dunque, le medie imprese a produrre la quota più ampia di fatturato e di valore aggiunto e a contrarre la quota maggiore di debiti, mentre nel Centro si registra un sostanziale equilibrio tra le imprese di piccole e di medie dimensioni. Soprattutto, Nord-Est e Nord-Ovest vantano una presenza del settore industriale sul totale delle imprese ben più elevata del resto del Paese, mentre più elevata della media è la quota di imprese di servizi nel Centro, che riflette la specializzazione settoriale del Lazio, la regione più “terziarizzata” della Penisola. Nelle Marche si registra, invece, la maggiore presenza relativa di imprese industriali. La diversa struttura produttiva spiega, in parte, anche la diversa sensibilità al ciclo economico: le regioni a più spiccata vocazione manifatturiera e con le dimensioni aziendali maggiori sono state le più colpite nelle fasi iniziali della crisi, ma anche quelle più pronte a reagire nella fase successiva, beneficiando della spinta dell’export. Nel suo complesso, insomma, quello del Centro-Nord è un tessuto economico di dimensioni molto rilevanti nonostante la crisi, in cui l’industria continua a giocare un ruolo di primo piano ma con importanti differenze.
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