
Nell’anno 2015 a fronte dei 10,4 milioni contratti di lavoro avviati (erano 10,0 milioni nel 2014) sono poco meno di 6 milioni i lavoratori coinvolti, con un numero di rapporti di lavoro pro-capite pari a 1,75, quest’ultimo dato registra una riduzione rispetto a quello rilevato nel 2014 (1,81) dovuto a un maggiore incremento del numero di lavoratori rispetto al volume dei contratti che li ha interessati. Il contratto a tempo determinato si conferma come il contratto prevalente, tuttavia la sua percentuale sul totale contratti avviati risulta in diminuzione, passando dal 68,6% del 2014 a 65,5% nel 2015. Va rilevato, inoltre, l’aumento della quota del tempo indeterminato rispetto al 2014 che sale dal 16,7% a 22,6% del totale. Dunque si registra uno spostamento delle nuove contrattualizzazioni, sostenuto da una domanda di lavoro che ha favorito l’uso di contratti stabili anche a seguito delle agevolazioni normative introdotte all’inizio del 2015. L’analisi per settore di attività economica evidenzia come la maggior parte del flusso dei contratti di lavoro dipendente e parasubordinato si registri nel Terziario: nel 2015 vi si concentra oltre il 71% delle attivazioni totali. L’Industria rappresenta il 14,4% del totale avviamenti, l’Agricoltura il 14,6%. Continua la buona performance di crescita degli avviamenti nel comparto industriale. Rispetto all’anno precedente, la crescita delle attivazioni (+3,9%) si distribuisce su tutto il territorio nazionale, ma con maggiore intensità nelle Regioni del Centro e del Nord (+6,7% e +4,6% rispettivamente). L’analisi dinamica dei contratti di lavoro mostra differenze sostanziali tra le due componenti di genere: sono le contrattualizzazioni maschili a trainare la crescita generale e le sole ad aumentare in termini di volumi, sono quasi 398 mila infatti i nuovi contratti rispetto al 2014, equivalenti a un incremento del 7,9%. Per le donne invece il numero di attivazioni totali si riduce di 5.421 unità rispetto al 2014, ovvero -0,1%. La distribuzione percentuale delle attivazioni per contratti a tempo indeterminato per classi di età mostra che la quota riservata ai lavoratori adulti (dai 30 anni in poi) rimane nel tempo sostanzialmente costante e rappresenta i tre quarti del totale. Il numero delle trasformazioni dei rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato, che aveva subito un calo sia nel 2013 che nel 2014, fa registrare un deciso aumento nel 2015: si passa da 273 mila del 2014 a 489 mila del 2015, con una variazione percentuale su base annua del 79,5%. Dei 487 mila i lavoratori che hanno visto trasformare il proprio contratto di lavoro a tempo determinato in un contratto stabile il 33,9% ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni, il 29,4% tra i 35 e i 44 anni. Nel 60,6% dei casi, le trasformazioni hanno riguardato contratti della durata compresa tra i 3 e i 12 mesi (297 mila), nel 21,6% contratti con una durata superiore ad 1 anno (106 mila), nel 12,5% quelli tra 1 e 3 mesi (61 mila) ed infine solo nel 5,3% quei contratti di durata inferiore ad 1 mese (26 mila). Delle 489 mila trasformazioni complessive del 2015, 130 mila hanno riguardato il settore Trasporti, comunicazioni, attività finanziarie (26,7%), 113 mila l’Industria in senso stretto (23,1%), seguiti dal Commercio e riparazioni con 79 mila (16,1%), dal settore Alberghi e ristoranti con 50 mila (10,3%) e dal settore delle Costruzioni con 43 mila trasformazioni (8,7%). Nel 2015 sono state registrate 9.983.767 cessazioni di rapporti di lavoro con una diminuzione di lieve entità, pari a -0,1%, rispetto all’anno precedente. I rapporti cessati hanno riguardato 5.691.693 lavoratori, di cui 3.042.635 maschi e 2.649.058 femmine, con un numero medio di cessazioni pro-capite pari a 1,75, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente. Solo il 17,7% dei rapporti di lavoro complessivamente cessati presenta una durata superiore all’anno, mentre il 17,0% si colloca nella classe temporale 1-3 mesi e il 30,2% in quella 3-12 mesi. La diminuzione delle cessazioni, rispetto al 2014, interessa quasi tutti i settori economici, ad eccezione dell’Agricoltura – che raccoglie complessivamente circa il 14-15% del volume complessivamente registrato – che presenta un aumento del +5,5%. Variazioni tendenziali positive sono riscontrabili anche in Altri servizi pubblici, sociali e personali (12,8%), Trasporti, comunicazioni, attività finanziarie (+0,7%) e nel Commercio e riparazioni (+0,4%). La quota maggiore di cessazioni riguarda i contratti a tempo determinato che mediamente raccolgono, in ciascun anno considerato, più del 60% delle conclusioni totali. Le cessazioni relative alla fine dei rapporti a tempo indeterminato assor- 9 bono circa il 20% delle cessazioni annue. Si osserva una netta riduzione delle cessazioni che hanno interessato i rapporti in apprendistato e le collaborazioni. È interessante rilevare come le conclusioni imputabili al lavoratore facciano segnare una quota sul totale dei rapporti cessati pari al 15,8%, maggiore rispetto al dato relativo a quelle attribuibili al datore di lavoro, pari al 10,3%. In particolare, tra il 2014 e il 2015, le cessazioni promosse dal datore conoscono un decremento tendenziale cospicuo (-7,5%), a fronte di un notevole incremento delle cessazioni richieste dal lavoratore (+9,9%). Per quanto riguarda i licenziamenti, che nel 2015 ammontano a circa 842mila rapporti cessati (pari all’8,4% del totale delle cessazioni), il trend tendenziale continua ad essere in diminuzione: nel 2014 si è verificata una diminuzione pari a -1,2 punti percentuali, che ha raggiunto valore di -8,4 punti percentuali nel 2015. La dinamica positiva delle attivazioni ha interessato quasi tutte le Regioni. L’analisi ha permesso altresì di individuare, nei diversi contesti locali, i settori più dinamici, che sono risultati: l’Industria in senso stretto, il Commercio e gli Altri servizi pubblici, sociali e personali che rafforzano la tendenza positiva già registrata nel 2014. Il ricorso al tempo determinato, che rappresenta ovunque la quota più alta di formalizzazioni contrattuali impiegate dai datori di lavoro, evidenzia incidenze significativamente maggiori della media nazionale nelle Regioni del Mezzogiorno; di contro è nelle Regioni del Nord che il ricorso al contratto a tempo indeterminato e all’apprendistato è più diffuso che altrove. I risultati rivelano un mercato del lavoro più frammentato nelle Regioni del Centro e del Mezzogiorno con una quota elevata di contratti cessati di breve o brevissima durata. Dall’analisi della durata effettiva dei rapporti di lavoro conclusi emerge una disomogeneità regionale importante, legata alla diversa domanda di lavoro che scaturisce da specifici settori economici. Ad esempio il 39% delle cessazioni nel Lazio è riferito a contratti di 1 giorno (media nazionale 13,5%), fenomeno legato al mondo dello spettacolo la cui produzione è fortemente concentrata in questa regione. Mentre le cessazioni di rapporti con durata superiore all’anno sono più frequenti in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove la presenza dell’industria esprime una domanda di lavoro più stabile. Il numero dei tirocini attivati nel 2015 è pari a circa 348 mila, in aumento del 53,5% rispetto al 2014. I rapporti di lavoro attivati a seguito di una precedente esperienza di tirocinio è stato pari a 92 mila (0,9% del totale, contro lo 0,6% registrato nel 2014 e lo 0,2% nel 2013). ll settore che concentra la maggior parte dei tirocini attivati è quello dei Servizi che, con più di 193 mila attivazioni, rappresenta il 55,5% del totale dei tirocini attivati. L’esperienza di tirocinio extracurriculare interessa per lo più individui con meno di 35 anni (89,2% dei casi). I tirocini si concentrano prevalentemente al Nord con più di 165 mila attivazioni, pari al 47,5% del totale; le differenze regionali sono marcate in funzione della struttura produttiva e, quindi, della domanda di lavoro. Nel 2015 le cessazioni hanno interessato oltre 286 mila tirocini la maggior parte dei quali (73,4%) ha avuto una durata tra 3 e 12 mesi. Nella maggior parte dei casi i tirocini sono cessati al termine del periodo di orientamento/formazione (73,6%). I tirocini conclusi su richiesta del tirocinante rappresentano il 12,7% dei casi. Sono rari, invece, i tirocini cessati su iniziativa del datore di lavoro (0,7%). Nel 2015 sono stati registrati complessivamente 1.592.612 rapporti di lavoro attivati in somministrazione (pari al 13,3% del complesso di attivazioni), a fronte di 1.382.023 assunzioni avvenute nell’anno precedente, che assumono per la quasi totalità (98,6% dei casi) la forma della tipologia a tempo determinato. Rispetto all’età del lavoratore coinvolto, i dati mostrano una rilevante presenza di under 25, poiché poco meno del 20% di tutte le attivazioni in somministrazione è riservato a giovani fino a 24 anni di età, con un aumento del 15,2% rispetto al 2014; mentre tra i 25 ed i 34 si concentra il 31,7% delle attivazioni. In sostanza, un rapporto attivato in somministrazione su 10 due è riservato a lavoratori di età inferiore ai 35 anni. Si evince una rilevante domanda del lavoro somministrato in alcune aree del Centro Nord. Il peso delle assunzioni in somministrazione è infatti elevato in Piemonte (25,5%), Valle d’Aosta (20,7%), Friuli Venezia Giulia (20,7%), Lombardia (20,4%). Nelle Regioni del Mezzogiorno si osserva una quota di assunzioni effettuate in somministrazione superiore al 10% solo in Abruzzo (17,9%) e in Basilicata (12,8%). Nel 2015 si registrano 1.584.924 rapporti in somministrazione giunti a conclusione, un valore in crescita del 16% rispetto ai 12 mesi precedenti. Tra i motivi di cessazione, anche in ragione della preponderanza della tipologia a tempo determinato tra le forme del lavoro somministrato, la cessazione al termine del contratto – ovvero scadenza – è la causa principale (più del 95% del totale). Residuali, pertanto, i motivi legati alle cessazioni richieste dal lavoratore (2,8% del totale rilevato nel 2015) e le cessazioni promosse dal datore di lavoro (appena lo 0,4%). La durata dei rapporti di lavoro in somministrazione nel 70% dei casi non supera i 30 giorni effettivi ed in particolare il 26,2% ha una durata di appena 1 giorno. Solo l’1% dei rapporti cessati supera la soglia dei 12 mesi. Il numero di attivazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro in somministrazione è pressoché lo stesso di quello delle missioni. A fronte di un volume totale di 1.600.737 missioni attivate nel 2015, circa 600 mila si concentrano nell’Industria, il 15,3% in più di quanto registrato nel 2014. Il comparto manifatturiero, al netto delle Costruzioni, ne assorbe il 35,9%. Nei Servizi le missioni attivate di rapporti di lavoro in somministrazione nel 2015 sono state 983.063, pari al 61,4% di tutte quelle registrate nell’anno, in crescita rispetto al 2014 del 16,0%. Considerando la dimensione territoriale delle missioni attivate in somministrazione e dunque la sede di lavoro la Lombardia assorbe poco più del 20% del totale rilevato nel 2015; seguono il Lazio (12,4%), il Piemonte (11,1%), il Veneto (10,4%). Nel 2015 si osservano 1.592.499 missioni cessate, con un incremento rispetto al 2014 pari a +15,8 punti percentuali.
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