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La Bce lascia fermi tassi e non annuncia ulteriori iniziative sul Qe, ma è chiaro che continuerà a sostenere la liquidità ancora a lungo.

08/09/2016
Resta l'obiettivo di un'inflazione europea vicina, anche se al di sotto, del 2 per cento l'anno. E le previsioni indicano che solo nel 2018 si toccherà l'1,6. Restano le previsioni di una crescita debole e con diversi rischi. In allegato l'introduzione di Mario Draghi e del vice Vítor Constâncio e le previsioni di settembre degli economisti Bce.

La Banca centrale europea non lo ha detto, ma ormai è quasi certo che terrà in vita il quantitative easing, cioè l’acquisto di titoli per un importo che oggi è pari a 80 miliardi di euro al mese, almeno fino alla fine del 2017.

Il presidente della Bce, Mario Draghi, e il suo vice, Vítor Constâncio, nell’introduzione alla conferenza stampa tenuta dopo la riunione del consiglio direttivo della Banca, hanno infatti chiarito che la Bce per ora non tocca i tassi di interesse e non cambia né la quantità né le scadenze previste per il Qe. Le condizioni attuali non lo richiedono. Piuttosto sarà necessario studiare meglio quali titoli acquistare in uno scenario di tassi così bassi.

Nello stesso tempo, però, presidente e vice della Bce hanno fissato tre punti. Primo: l’obiettivo della Bce resta quello di riportare ad ogni costo l’inflazione vicina, anche se al di sotto, del 2 per cento l’anno. Secondo: gli economisti della Banca pensano che, così come stanno andando le cose,  la crescita dei prezzi al consumo tornerà all’1,6 per cento solo nel 2018. Ultimo elemento ma non in ordine di importanza: in Europa la crescita prosegue, ma molto debole e con uno scenario globale pieno di rischi.

Dati questi elementi, non era necessaria una forzatura sugli annunci e sulle decisioni. Per ora basta il Qe che c’è e la disponibilità a decidere anche ulteriori interventi se ve ne fosse il bisogno. Poi si vedrà.

Dire qualcosa di più oggi sarebbe stato imprudente, oltre che inutile. Il tema della politica monetaria è diventato ancora più delicato dal punto di vista politico dopo i risultati elettorali delle elezioni nel Meclemburgo-Pomerania, con la sconfitta del partito della cancelliera tedesca Angela Merkel ad apera di Afd, partito dell’ ultradestra xenofoba: era opportuno non mettere altra benzina sul fuoco della politica tedesca, dove la linea seguita dalla Bce ha incontrato fin dall’inizio non poche critiche, anche se, pur non riuscendo nell’intento di riavviare una robusta ripresa, ha certamente evitato che l’economia europea si avvitasse su se stessa.

Infine, Draghi e Constâncio hanno ricordato per l’ennesima volta che non basta la politica monetaria per rilanciare la crescita. C’è un compito e una responsabilità che spetta ai governi. “L'attuazione di riforme strutturali deve essere intensificato notevolmente fino a ridurre la disoccupazione strutturale e aumentare la crescita del prodotto potenziale nell'area dell'euro. Le riforme strutturali – hanno ricordato - sono necessarie in tutti i paesi dell'area dell'euro”. L'attenzione dovrebbe essere concentrata sulle iniziative volte a far crescere la produttività e a migliorare le condizioni per l’attività produttiva, “compresa la fornitura di un'infrastruttura pubblica adeguata”, dati che sono di vitale importanza per aumentare gli investimenti e promuovere la creazione di posti di lavoro. Un invito che non riguarda solo l'Italia, ma che coinvolge in primo luogo la Germania, invitata a spingere l'accelerazione della spesa per investimenti e consumi. 

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