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Cresce l'economia in nero, ma il governo pensa sempre ai altri colpi di spugna

14/10/2016
L'Istat diffonde i dati sull'economia non osservata. Se ne deduce che la quota di Pil che sfugge quantomeno alla tassazione e al versamento regolare dei contributi sul lavoro (per non parlare dell'economia criminale) è pari al 13 per cento del Prodotto interno lordo. Ma il governo introduce nella manovra per il 2017 nuove forme di agevolazione per chi non ha pagato le tasse, a cominciare dalla rottamazione delle cartelle Equitalia sostenuta in primo luogo dal viceministro dell'Economia Enrico Zanetti, e dalla Voluntary disclosure sui contanti.

Nei palazzi del governo, su spinta delle associazioni imprenditoriali e di diversi operatori finanziari, hanno pensato di adottare nella volutary disclosure 2 la possibilità di portare in chiaro i contanti custoditi in materassi, cassette di sicurezza e quant'altro. Si vorrebbe cioè far uscire alla luce quel tesoro che, se va bene, tanti italiani, alla maniera disinvolta del fotografo Corona, guadagnano in nero e che mettono da parte senza pagare le tasse. Se va male, cioè nella maggior parte dei casi, è frutto di traffici illegali. 

Come dire: ancora una volta una larga parte della maggioranza che sostiene il governo punta disinvoltamente a favorire, se va bene, gli evasori seriali. Una pratica che viene continuamente ripetuta, pur proclamando a gran voce una politica di rigore contro l'evasione fiscale, come dimostra anche l'idea della rottamazione delle cartelle Equitalia, sostenuta pervicacemente dal viceministro dell'Economia, Enrico Zanetti, vera punta di diamante nello schieramento lassista.

Poi ci si stupisce quando l'Istat diffonde i dati sull'economia in nero. Ecco gli ultimi risultati delle rilevazioni fatte dall'Istituto di statistica: nel 2014, l’economia non osservata (sommersa e derivante da attività illegali) vale 211 miliardi di euro, pari al 13,0 per cento del Pil. Il valore aggiunto generato dalla sola economia sommersa ammonta a 194,4 miliardi di euro (12,0 per cento del Pil), quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 17 miliardi di euro (1 per cento del Pil).

Fra il 2011 e il 2014 il peso sul Pil dell’economia non osservata è passato dal 12,4 al 13,0 per cento. Il valore aggiunto generato dall’economia non
osservata nel 2014 deriva per il 46,9 per cento (47,9 nel 2013) dalla componente relativa alla sottodichiarazione da parte degli operatori economici. La
restante parte è attribuibile per il 36,5 all’impiego di lavoro irregolare (34,7 nel 2013), per l’8,6 alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8 alle attività illegali.

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