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Commissione europea, Corte dei conti e Upb: tutti i dubbi sulle stime e i dati della legge di bilancio presentata dal governo. I testi integrali in allegato

07/11/2016
Commissione europea, Corte dei conti e Ufficio parlamentare di bilancio rimettono a fuoco la legge di bilancio appena presentata dal governo e mostrano forti dubbi sulle stime presentate e coperture finanziarie previste. In allegato i testi integrali dei documenti dell'Ue, della Corte dei conti, dell'Upb, della Banca d'Italia, dell'Istat, dell'Agenzia delle entrate.

la Commissione europea, come si può leggere nel documento integrale European economic forecast (in allegato), conferma nelle sue previsioni economiche le stime e le critiche avanzate in Italia dalla Corte dei conti e dall'Ufficio parlamentare di bilancio, in particolare per quanto riguarda le coperture finanziarie. ISTAT e Agenzia delle entrate invece fanno emergere gli effetti positivi delle misure fiscali sulle imprese. La Banca d'Italia si mantiene prudente e rileva che l'uno per cento di crescita nel 2017 si potrebbe anche raggiungere, anche se sarà molto difficile. In allegato i testi integrali delle audizioni. 

La Commissione prevede in particolare una crescita dello 0,9 per cento nel 2017 e un deficit pubblico pari al 2,4 per cento del Prodotto interno lordo. Questi dati e le audizioni parlamentari riavviano insomma il dibattito già visto sulla nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, e prefigurano un cammino non  proprio agevole per la legge di bilancio, sulla quale è già cominciato l'esame del Parlamento ma che potrà dirsi davvero al sicuro da scossoni solo quando l'Ue avrà dato il via libera definitiva, decisione che avverrà dopo il referendum del 4 dicembre.

Accuse e critiche sono sempre le stesse: troppo ottimismo sulla crescita e quindi sulle entrate, con il rischio di prevedere più spese di quante se ne possano sostenere. 
Particolarmente ficcante, in questo contesto, le indicazioni dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che ha elencato punto per punto le criticità della manovra presentata dal governo. Eccole, testuali:
  • le misure con effetti sostanzialmente una tantum (dall’estinzione agevolata dei debiti fiscali 2000-2015 all’accelerazione delle liquidazioni IVA, alla riapertura dei termini della voluntary disclosure, all’asta per i diritti d’uso delle frequenze) costituiscono circa metà delle maggiori entrate nette (complessivamente 6,3 miliardi nel 2017);
  • la quantificazione del gettito della voluntary disclosure-bis rischia di essere sovrastimata, tenuto conto che i criteri di adesione risultano sostanzialmente invariati rispetto alla prima edizione del provvedimento, mentre dalla sanatoria sono esclusi i soggetti che ne hanno già usufruito;
  • l’introduzione delle comunicazioni trimestrali dei dati analitici da parte dei soggetti IVA va nella giusta direzione ma per rafforzare le finalità antievasione sarebbe auspicabile l’estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica e quello di comunicazione dei corrispettivi per i soggetti non tenuti all’emissione della fattura;
  • la cosiddetta rottamazione dei ruoli per gli anni 2000-2015 consentendo ai contribuenti di estinguere il debito di imposta al netto di sanzioni e interessi di mora finisce per premiare i contribuenti meno meritevoli e per questa via può contribuire a indebolire il senso di obbedienza fiscale della platea dei contribuenti;
  • gli interventi a sostegno della famiglia sono di modesta entità, frammentari e non selettivi dal punto di vista dei mezzi e andrebbero ad affiancare e talvolta a sommarsi a misure già esistenti sottraendo risorse al raggiungimento di finalità non ancora assolte;
  • le misure in ambito pensionistico, tra le quali l’introduzione dell’APE e l’estensione della quattordicesima, affrontano in modo specifico alcune situazioni di emergenza (lavoratori precoci, attività usuranti, esodati) ma al di fuori di un disegno organico. 

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