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CIRA: una opportunità scientifica e tecnologica non valorizzata.

24/09/2014
Assetto organizzativo, indirizzi programmatici, linee guida per aeronautica, spazio, aree tecnologiche, laboratori e aspetti finanziari: tutte le iniziative necessarie per sfruttarne le straordinarie potenzialità.

Il Centro italiano di ricerche aerospaziali è nato nel 1984 per gestire il programma di ricerche aerospaziali (Prora) e per mantenere all’avanguardia il nostro Paese negli ambiti dell’aeronautica e dello spazio. E’ una società consortile per azioni a maggioranza pubblica. Lo Stato, attraverso l'Asi, l’Agenzia spaziale italiana ed il Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, detiene la maggioranza del capitale sociale: Agenzia spaziale italiana (47%), il Consiglio nazionale delle Ricerche (5%), e la Regione Campania (16%)). Partecipano anche le principali aziende aerospaziali italiane (in primis Finmeccanica ma anche Piaggio Avio, Avio e diverse piccole e medie imprese).
Geograficamente è collocato in un area di circa 180 ettari nelle immediate vicinanze di Capua. Al suo interno lavorano circa 320 persone, la maggior parte delle quali impegnate in attività di ricerca, nell’ambito di programmi nazionali ed internazionali.
Il Cira opera essenzialmente su aree tecnologiche e progetti che hanno attinenza con diversi settori applicativi: propulsione, velivoli ad ala fissa, velivoli ad ala rotante, sistemi di bordo telerilevamento, supporto high-tech alle piccole e medie imprese.
Il Cira ha il compito di attuare il Prora (Programma nazionale di ricerche aerospaziali).
Il Prora consiste nello svolgimento di attività di ricerca scientifica e tecnologica, sperimentazione, formazione del personale nei settori aeronautico e spaziale, da realizzarsi anche attraverso la partecipazione a programmi di ricerca europei ed internazionali.
La dotazione finanziaria è stata assicurata con la legge 184/1989, per un valore complessivo iniziale di circa 400 milioni di euro. La legge 46/1991 ha istituito un contributo all’esercizio annuale con una dotazione oggi di circa 24 milioni di euro. Ad oggi restano disponibili circa cento milioni di euro residui del fondo.
In termini economici, lo Stato Italiano ha investito nel Prora - dalla nascita ad oggi - circa un miliardo di euro in infrastrutture di ricerca con competenze uniche al mondo. E’ un patrimonio prezioso di proprietà dello Stato gestito e manutenuto dal Cira.
Gran parte del fondo Prora è stata impegnato, dal 1990 a tutt’oggi, per la realizzazione delle opere infrastrutturali del Centro, i grandi impianti di sperimentazione e quelli ausiliari, alcuni laboratori tecnologici. In particolare, sono stati realizzati tre impianti unici al mondo per prestazioni: il LISA, dedicato alle prove di impatto per migliorare la sopravvivenza in caso di crash di aerei ed elicotteri; il PWT, che permette di simulare le condizioni estreme che si verificano al rientro dei veicoli spaziali nell’atmosfera e l’IWT, che consente di verificare le condizioni di formazione di ghiaccio sulle superfici degli aeromobili per prevenirle, migliorando la sicurezza del volo.
Per la loro unicità e le competenze acquisite dal CIRA, giungono da tutto il mondo richieste di utilizzo per effettuazione di test in questi impianti.

Come è utilizzato il Cira. Il problema è che in questi ultimi anni il Cira è stato utilizzato solo parzialmente rispetto alle potenzialità, soprattutto dagli operatori nazionali.
I precedenti governi non hanno esercitato alcuna funzione di “governance” in un’ottica di politica industriale più complessiva sulle alte tecnologie aerospaziali. E la gestione della precedente presidenza è stata a dir poco catastrofica. Per avere un’idea di che cosa è accaduto e di come stiano oggi le cose è bene dunque ripercorrere le tappe degli ultimi anni, soprattutto quelle relative alla gestione di Enrico Saggese già presidente dell’Agenzia spaziale italiana.
Saggese ha avuto l'incarico di presidente del Cira con un primo mandato a Maggio 2009 dal Ministro Maria Stella Gelmini. L'incarico gli è stato poi confermato a novembre del 2012 dopo non poche polemiche. Lo ha mantenuto fino alle dimissioni, nel febbraio 2014, conseguentemente al provvedimento di arresti domiciliari predisposto dalla magistratura in qualità di presidente dell'Agenzia spaziale italiana.
La definizione della riconferma del 2012 alla presidenza del Cira fu al centro di tensioni ad alto livello istituzionale. Si aprì uno scontro pubblico tra l'allora ministro Francesco Profumo e il presidente dell'Asi e del Cira. Profumo riteneva giustamente opportuno, per la governance del Cira, avere "soggetti diversi da quelli che già fanno parte del consiglio di amministrazione, del presidente o dei consigliere, dell'Agenzia stessa". Il ministro propose all'Asi di predisporre una procedura che consentisse di scegliere il management del Centro «attraverso appositi bandi pubblici», considerando che «questa procedura consente di garantire la piena applicazione del principio di trasparenza e di poter effettuare le designazioni selezionando nell`ambito di un`ampia rosa di candidature, valutate in base all`elevata e qualificata professionalità». Le cose andarono diversamente e il comitato di selezione presieduto dal prof. Francesco Salamini, confermò Enrico Saggese presidente del Cira disattendendo le indicazioni del Ministro e contro la sua volontà. Saggese, con questa nomina diventò contemporaneamente presidente del Cira o dell’Asi e membro della Commissione per il monitoraggio del Prora. Controllore e controllato assieme.
L'intero sistema degli enti pubblici di ricerca aerospaziali sotto la guida di Saggese fu nel frattempo al centro di alcune verifiche (Guardia di Finanza, della Corte dei conti, della Ragioneria di Stato) sul tema delle spese.

A febbraio 2014 Enrico Saggese ha rimesso il mandato di presidente dell'Agenzia spaziale italiana al ministro Maria Chiara Carrozza che ne ha accettato le dimissioni. La decisione è stata presa da Saggese dopo essere finito sotto inchiesta, ad opera dei pm romani Paolo Ielo e Mario Palazzi. In seguito alle dimissioni di Saggese il Miur ha provveduto a febbraio 2014 alla nomina di un Commissario e il 16 maggio 2014 a quella del nuovo presidente dell’ASI nella persona del Prof. Roberto Battiston.
Per il Cira le vicende dell’Asi hanno aumentato le preoccupazioni per gli effetti di un così grave provvedimento sulla piena operatività del Centro. Oltre a un danno di immagine presso l’opinione pubblica e presso i contribuenti ci sono gravi ripercussioni sulle attività del Centro e sulle iniziative da prendere sul fronte operativo e gestionale. La sostituzione avvenuta al vertice di Cira è quindi un’opportunità per effettuare quel cambio di strategia che si attende da tempo, secondo le linee che seguono. Infine tale rinnovo potrebbe marcare una sostanziale discontinuità con una gestione che non ha operato a sufficienza per il raggiungimento di un livello di trasparenza e verificabilità delle attività, adeguato ai fini istituzionali del centro di ricerca.

1 – Assetto organizzativo
- Va verificata la modalità con cui si esercita la “Governance” del Centro. Oggi si rileva un’ambiguità giuridica pubblico-privata del Cira, società concessionaria di fondi pubblici. Gli azionisti, pubblici e privati, non sono sufficiente parte attiva e propositiva per lo sviluppo e il mantenimento della struttura. Un sostanziale cambiamento strategico ed organizzativo richiede anche nuovo assetto istituzionale;
- ripensare ad un nuovo assetto organizzativo riformando i processi operativi analogamente ai centri di ricerca più efficienti world-wide a più elevato potenziale innovativo (DLR, Qinetiq, Fraunhofer Institute) e ripristinare l’indirizzo iniziale di una “gestione per obiettivi” con particolare attenzione a quelli di rilevanza internazionale e perseguiti in tempi rapidi;
- aprire maggiormente il Centro sviluppando e qualificando il network di relazioni world-wide (Centri di ricerca, Università, industrie, Pmi), a tutti i livelli e le cooperazioni con i distretti e parchi tecnologici sia Italiani che europei. Sarebbe utile creare un centro di eccellenza per l’Innovazione Collaborativa (tipo NASA);
- integrare e/o rendere sinergicamente cooperanti il Centro nazionale aerospaziale con l’Asi, al fine di facilitare il supporto all’Agenzia con capacità tecnico-scientifiche;
- attrarre personalità out-standing a livello mondiale in particolare nei settori maggiormente innovativi e competitivi ed, attualmente, a più alto potenziale di sviluppo.

Gli indirizzi programmatici. In un contesto più complessivo di una adeguata politica industriale di filiera (definita dal governo) il Prora necessita di un aggiornamento, in funzione degli scenari evolutivi e delle necessità dell’industria nazionale. L’ultima revisione approvata dal governo risale al 2005.
In questo ambito si rileva la necessità del ripristino e aggiornamento dei grossi impianti di prova, lasciati senza adeguata manutenzione e aggiornamenti, con interventi di investimento che ne assicurino la piena funzionalità e rispondenza alle finalità di programma. Ciò al fine di favorire la ripresa dello sviluppo di tecnologie di interesse strategico e di Prodotti prototipali innovativi.

Le linea guida dei vari comparti riguardano:
L’aeronautica. Per i velivoli ad ala fissa, vanno rafforzate le competenze e le capacità multidisciplinari, con particolare riferimento al programma di sviluppo del nuovo velivolo regionale turbo-prop. Va sviluppato il Programma UAV (Unmanned Aerial Vehicle), velivoli non pilotati utilizzati da tempo in varie applicazioni militari mentre si stanno definendo nuovi ruoli degli UAV in ambito civile, quali ad esempio attività di prevenzione, studio e monitoraggio ambientale nonché attività di sorveglianza e pattugliamento di linee di confine, di coste e mari.

Per l’Accesso allo Spazio è necessario rafforzare le competenze e capacità sulla propulsione elettrica, sistemi elettronici spaziali, robotica spaziale, micro e nano-satelliti, sensori wireless con finalità di health monitoring. Più specificatamente va sviluppato:
- Il Programma USV (Un-manned Space Vehicle) teso allo sviluppo di tecnologie abilitanti per i futuri sistemi di accesso e rientro spaziali e di volo trans-atmosferico (aerospazioplani) che richiede laboratori volanti estremamente sofisticati.
- Il programma della propulsione spaziale elettrica in sinergia con quanto previsto dalla Comunità europea in ambito Horizon2020.
- Si deve concorrere al consolidamento (con Asi e Avio) del ruolo nazionale sui grossi lanciatori (programmi Ariane) con particolare riferimento alla propulsione a liquidi ed ibrida,utilizzando il programma Hyprob (finanziato da Miur),
- lo sviluppo ed il testing di stadi superiori di Lanciatori medio/piccoli (VEGA).

Relativamente ai dimostratori tecnologici occorre consolidare ed incrementare capacità e competenze su prove in volo, motori Ramjet/Scramjet, velivoli senza pilota di nuova generazione, data-link e telecomunicazioni.

Per le aree tecnologiche e i connessi laboratori, si ritiene dover:
- Ricomporre le competenze del centro in aerotermodinamica per recuperare prontamente a livello nazionale ed europeo la posizione preesistente.
- Potenziare chiaramente il centro di competenza sul manufacturing innovativo, su progettazione multidisciplinare

Gli aspetti finanziari. Alcuni degli interventi qui proposti non richiedono, nell’immediato, investimenti particolarmente rilevanti.
Sarebbe particolarmente importante che il residuo del fondo Prora di circa 100 milioni di euro venisse impegnato prioritariamente per completare la prima trance degli Investimenti Infrastrutturali del Centro. Va attuato sulla base di una programmazione pluriennale (5-15 anni) che punti da un lato al ricondizionamento delle preesistenze, dopo anni di disinvestimento, dall’altro al potenziamento della dotazione della grande impiantistica sperimentale, con finalità industriale. Gli interventi, non più procrastinabili, di manutenzione straordinaria dei grossi impianti di prova richiedono investimenti dell’ordine del 20% del fondo residuo.
Gli Interventi qui proposti facilitano la partecipazione attiva e propositiva a progetti finanziati a livello europeo, ed agevolano l’attivazione di idonee partnership internazionali.
Sugli aspetti finanziari va poi chiarito che, come avviene in tutte le economie industrializzate, è indispensabile una garanzia di continuità degli investimenti nazionali. Tale continuità va fondata su piani strategici nazionali di ampio respiro e su specifici progetti di sviluppo tecnologico e prototipale.
La modalità più opportuna per garantire, come negli altri Paesi, l’essenziale continuità è di definire e supportare “singoli specifici programmi nazionali” caratterizzati nei tempi di sviluppo e sulle peculiarità degli obiettivi con una propria autonoma dotazione finanziaria.

Le risorse pubbliche destinate a tali programmi, tra cui quelle assegnate al Cira, andrebbero integrate con risorse private dei gruppi industriali, interessati all’utilizzo dei risultati delle attività di ricerca applicata e sviluppo, nell’ambito di una compartecipazione al rischio. Non è più accettabile un approccio pubblico-privato in cui sia solo la parte pubblica ad assumere tutti i rischi economico-finanziari di nuove intraprese. La dotazione finanziaria di questi programmi, il cui sviluppo complessivo sarebbe dell’ordine di 150-300 milioni di euro a vita intera, potrebbe derivare da un’integrazione del fondo Prora o da finanziamenti ministeriali “ad hoc” e dalla compartecipazione dei gruppi industriali privati, a parziale copertura soprattutto delle fasi di sviluppo pre-competitivo.

Interventi a breve termine e lungo termine
Nel breve termine, è urgente per il rilancio del Centro:
- ripristinare il pieno funzionamento dei grossi impianti di prova e dei laboratori;
- riorganizzare la ricerca puntando da un lato sulle competenze disciplinari tradizionali del Centro, che hanno rappresentato un punto di forza e, nel contempo, utilizzare al meglio i risultati del programmi tecnologici USV, UAV, Hyprob. Iniziare ad investire sul Centro di competenza sul manufacturing innovativo;
- consolidare le competenze e capacità di progettazione aeronautica innovativa (velivoli ad ala fissa);
- relativamente al Priora riavviare i programmi già approvati, re-indirizzare quelli esistenti e inserirne di nuovi. Il tutto in coerenza con indirizzi strategici, delineati congiuntamente agli stakeholders istituzionali (Miur, Asi e Cnr in primis) ed industriali di riferimento. Questo può già essere fatto, in buona parte con la disponibilità del residuo del preesistente fondo Prora.

Nel medio-lungo termine (5-8 anni) sarebbe necessario lanciare la prima fase di sviluppo di programmi tecnologici del nuovo Prora, tra cui un programma su Ramjet/Scramjet, un programma sulla propulsione elettrica, un nuovo programma sui velivoli ad ala rotante, senza pilota, un programma su piccoli lanciatori (es. Sounding Rocket). Il tutto in compartecipazione con l’industria nazionale

Resta come sempre, per ogni Centro nazionale, l’urgenza del continuo, sistematico, puntuale monitoraggio dei trend e delle necessità, sia tecnologiche che applicative, sempre su uno scenario mondiale.

Alcune considerazioni del dopo Saggese
Da maggio 2014, il Prof. Luigi Carrino è il nuovo Presidente del Cira. Luigi Carrino, docente di tecnologie e sistemi di lavorazione presso l'università Federico II di Napoli, è stato eletto presidente del Cira dall'assembla dei soci. Attualmente è presidente del Distretto aerospaziale della Campania (Dac), presidente del Comitato scientifico dell'Associazione italiana incontri e studi sullo sviluppo locale (Aislo); membro del Consiglio direttivo dell'Associazione italiana di aeronautica e astronautica (Aidaa) di Napoli. Con il completamento del Cda (da tre a 5 membri) dal 5 settembre 2014 il Cira è di nuovo pienamente operativo. Diversi sono i segnali di cambiamento positivo, nonostante qualche resistenza, rispetto all’organizzazione, ai rapporti con gli azionisti, soprattutto al cambiamento di approccio culturale. Fino alla valorizzazione delle risorse umane, al vevamping dei grossi impianti di prova all’internazionalizzazione.

In conclusione, lo Stato italiano ha investito nel Prora, dalla nascita ad oggi, circa un miliardo di euro in infrastrutture di ricerca e in crescita di competenze finora uniche al mondo. Si tratta di un patrimonio prezioso di proprietà dello Stato, che finanzia e sostiene un ente pubblico di ricerca nel settore aerospaziale esattamente come il resto dei Paesi industrializzati, e tra questi tutti i principali Paesi europei. Sembra sempre più indispensabile aggiornare e ripensare il Prora, le forme di controllo sulla sua realizzazione e le sue modalità di finanziamento e di gestione da parte del Cira. Per non disperdere il patrimonio di competenze del Cira ed assicurarne lo sviluppo è imprescindibile ed urgente ripensare con estrema attenzione il posizionamento e la governance del Centro, avendo sempre ben chiaro in mente l'interesse pubblico della missione e delle attività svolte.
Con il rinnovamento nella direzione e nella gestione del Cira è possibile programmare interventi di riordino dell'assetto del Centro e di fargli acquisite un ruolo di presidio irrinunciabile per il settore aerospaziale nazionale e volano per lo sviluppo del tessuto industriale di tutto il paese con particolare riferimento alle regioni meridionali.
Occorre comunque un tavolo con il governo e con la Regione Campania per definire lo sviluppo del Cira e riaffermarne il ruolo centrale all'interno del comparto aerospaziale nazionale.
Il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca dovrebbe intervenire tempestivamente innanzitutto in merito al Prora, per assicurare totale trasparenza ed efficienza nella gestione e nella riduzione dei costi. La ricerca, specie in settori così importanti, deve diventare finalmente qualcosa su cui puntare realmente, non lasciando più che temi come questo siano solo materia da slogan elettorali: assicurare lo sviluppo di realtà come il Cira, anche in risposta alle delibere della Corte dei Conti, può essere il primo passo
Gli atti della nuova presidenza vanno in questa direzione ma occorre, per la piena riforma e rilancio del Cira, un forte sostegno del governo all’interno di un più complessivo piano di politica industriale di filiera. Vedremo se il Governo Renzi sarà all'altezza della sfida.

 

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