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Wall Street brinda alla sconfitta di Obama perché già pensa a smontare i controlli sulla finanza.

07/11/2014
Tagliare gli artigli della Dodd-Frank, la legge che ha permesso, sia pure tra mille tentennamenti e problemi, di stringere i controlli e comminare multe miliardarie.

Wall Street ha festeggiato la sconfitta dei democratici nelle elezioni di metà mandato e l’azzoppamento del presidente Barack Obama. Non ci si può stupire. Ciò che invece colpisce è la mancata comprensione di quali ripercussioni sulla politica e sull’economia questa sconfitta possa avere anche in altre aree del mondo, Europa e Italia comprese.
Che Wall Street abbia brindato è comprensibile, dal punto di vista dei più importanti operatori del credito e della finanza globale. Il governo Obama, pur tra mille tentennamenti, ha avviato una stretta sul comportamento delle grandi banche d’affari, introducendo norme più severe e comminando multe miliardarie a ripetizione.
Dopo gli scandali e le multe sui temi dei derivati e degli accordi sottobanco per lucrare sui tassi di interesse (libor, eccetera) ora le inchieste riguardano altri temi. Il governo ha da tempo aperto un'inchiesta penale per la manipolazione degli scambi valutari e l'inadeguatezza dei suoi controlli interni. L’esistenza stessa dell’indagine è stata rivelata da Jp Morgan in documenti che ha presentato alla Sec (l’istituto che vigila sul Borsa e finanza) e nei quali ha reso noto di aver aumentato di 1,3 miliardi di dollari, a 5,9 miliardi, la stima dei suoi potenziali costi legali che vanno oltre le riserve fino ad oggi stanziate.
Le indagini sul “foreign exchange”, in corso da tempo da parte di autorità sia americane che europee, si stanno intensificando nei confronti di numerose banche internazionali sospettate di manovre irregolari. E il Wall Street Journal ha rivelato che sono possibili accordi extragiudiziali che impongano sanzioni, una strada percorsa spesso nei recenti casi di un'altra grande manipolazione ad opera delle banche e venuta alla luce, quella sui tassi di interesse. Stando al Journal alcune banche sarebbero state informate che le singole multe
potrebbero variare tra i 500 milioni e il miliardo di dollari, ma le cifre sono tutt'altro che definite. JP Morgan ora ha inoltre avvertito nero su bianco nei documenti presentati alla Sec come «non ci siano assicurazioni che le discussioni in corso portino a intese». Dalle rivelazioni di JP Morgan non è chiaro se l'intero incremento nelle stima dei suoi costi legali è legato all'inchiesta valutaria o meno. Di sicuro, però, è diventato oggi questo il caso di più alto profilo aperto sul comportamento dell'alta finanza. Soltanto pochi giorni or sono Citigroup aveva già indicato in documenti alla Sec che la divisione antitrust e di indagini penali del Dipartimento della Giustizia stanno esaminando le attività della banca sui mercati delle valute assieme alla Cftc e alla Fca britannica. L'istituto ha anche stanziato a riserva legale altri 600 milioni. La svizzera Ubs ha fatto sapere nei giorni scorsi di aver intavolato trattative con le stesse divisioni del ministero americano. Tra le banche britanniche, Barclays ha di recente destinato nuovi 800 milioni di
dollari al proprio “tesoro” per coprire guai giudiziari sui cambi e la Royal Bank of Scotland ha stanziato altri 640 milioni per il medesimo motivo. Ieri infine Hsbc, prima delle rivelazioni di JP Morgan, ha reso a sua volta noto di aver destinato 1,7 miliardi di dollari a riserve legali tra i quali si contano 378 milioni per una eventuale multa inflitta dalla Fca di Londra a causa di operazioni nei mercati valutari.

E’ sufficiente tutta questa stretta per mettere a regola la finanza? Senz’altro no. Su questo non v’è dubbio. Anche perché gli attivi generati da operazioni illegittime risultano multipli delle eventuali multe. Ma questo non significa che non sia stato fatto nulla o che la grande finanza non provi fastidio a dover rispondere delle proprie azioni.
Ecco perché Wall Street ha brindato alla sconfitta di Obama. Perché con tutti i difetti, le indecisioni, e anche le promesse mancate, il bilancio del presidente Usa non va sottovalutato. La riforma sanitaria non avrà funzionato all’inizio come promesso. Pensare il mondo in modo multipolare non avrà dato grandi risultati in politica estera. La stretta sulla finanza non sarà stata decisiva. Ma un ritorno alla politica dei repubblicani avrebbe un impatto notevole e contrario sul mondo con cui anche l’Europa e l’Italia dovrebbe alla fine fare i conti.
I repubblicani (e non solo loro, tra i democratici la grande finanza ha numerosi sostenitori) metteranno nel mirino la riforma Dodd-Frank, che tante regole ha imposto e sulla base della quale diverse multe sono state comminate? Sicuramente in gioco non sarà la sua abolizione. I 20 e più progetti parcheggiati in Congresso per svuotare di fatto la legge del 2010 rimarranno probabilmente lettera morta. L`obiettivo è piuttosto spuntarne gli artigli, quelli che vengono attaccati - a torto o a ragione - come i suoi eccessi. Ecco, in sintesi, le sforbiciate immaginabili: ridimensionare il Cfbp, il nuovo ufficio per la protezione dei consumatori da abusi sui mutui e truffe, decurtandone poteri e fondi, revocando la posizione di direttore indipendente e assoggettandolo a un ispettore congressuale. Frenare lo zelo per i provvedimenti applicativi della riforma (ne mancano 178 su 398) da parte di authority quali la Sec. La soglia per una speciale supervisione legata all`importanza sistemica potrebbe salire da 5o a 250 miliardi in asset. Infine, potrebbe limitare le crociate proprio per le per multe miliardarie: i repubblicani avranno voce in capitolo sulla conferma del Ministro della Giustizia davanti al ritiro di Eric Holder. Un simile aspetto, come altri, avrà rilievo anche per le banche estere.
Che questi siano tra gli obiettivi forse meno propagandati ma più cari ai conservatori americani è scritto in cifre e prese di posizione. Le cifre versate da Wall Street ai candidati repubblicani, due terzi di donazioni da quasi 150 milioni. Anche un banchiere un tempo vicino a Obama, Jamie Dimon di JP Morgan, ha denunciato la riforma attuale come una grande muraglia anti-concorrenza. Le posizioni politiche sono quelle espresse dal leader repubblicano al Senato Mitch McConnell, che considera la Dodd-Frank una sorta di "Obamacare per la banche". Di Richard Shelby, possibile presidente della Commissione Bancaria sempre al Senato, che auspica la demolizione della Cfpb. Alla guida della Commissione bancaria della amera dovrebbe inoltre restare Jeb Hensarling, convinto critico della Dodd-Frank, se non sedersi un collega più radicale. Senza contare che dentro la stessa Sec, la Consob Usa, i rappresentanti repubblicani hanno ormai alzato la voce contro le energie investite nella Dodd-Frank.

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