
L’eccessiva frammentazione delle utilities e la resistenza dei poteri locali alla costruzione di soggetti di maggiori dimensioni attraverso accordi e fusioni è uno dei fattori di debolezza del settore in Italia. Lo rileva in un corposo rapporto tutto dedicato al caso italiano Standard & Poor’s, secondo la quale "la domanda di energia e gas in Italia non ritornerà ai livelli precedenti il 2008 prima del 2020".
La redditività delle utilities italiane, secondo l'agenzia di rating, sarà sotto pressione per diversi fattori, dal prezzo dell’energia alla debolezza dell’economia. Ma molto importante è anche il fatto che il potenziale di crescita delle utilities italiane è frenato ulteriormente dalla frammentazione del mercato. Nel rapporto, S&P ricorda in particolare che alle spalle di Eni, Enel ed Edison il mercato è fatto da una moltitudine di piccoli operatori regionali in cui forte è la presenza del controllo delle amministrazioni locali. Nonostante l'idea di un consolidamento del settore sia molto forte nell'agenda politica, sottolinea S&P, questa caratteristica e la tendenza a garantire l’autonomia di ciascun territorio frenano l’avvio di un processo di crescita per aggregazione.
Per quanto riguarda il rating, infine, S&P passa al microscopio otto società (2i Rete Gas, Snam, Terna, A2A, Edison, Enel, Acea e Hera). Negli ultimi cinque anni i downgrade hanno superato le promozioni, riflettendo il peggioramento del giudizio sul debito italiano e delle condizioni del mercato in merito al credito delle utilities. I giudizi (7 su 8) sono solidamente nella fascia 'BBB' e reggono bene nel confronto con il resto del comparto europeo. Gli outlook sono per lo più stabili, grazie soprattutto al fatto che le utilities italiane hanno dimostrato di essere in grado di avere una certa forza nei parametri legati al credito, in quello che è considerato un contesto impegnativo.
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