Home >> Articoli >> XI Rapporto Nens sulla finanza pubblica: sarà difficile cogliere gli obiettivi 2015, ma nel caso sarebbe da autolesionisti fare altre correzioni

XI Rapporto Nens sulla finanza pubblica: sarà difficile cogliere gli obiettivi 2015, ma nel caso sarebbe da autolesionisti fare altre correzioni

14/12/2014
Nel Rapporto vengono individuate alcune criticità sia sul versante delle entrate, sia su quello delle spese, e si stima una minore crescita del Pil.

Non sarà semplice cogliere gli obiettivi di finanza pubblica per il 2015 e gli anni seguenti. Ma nel caso possibile in cui l’Italia non ci riuscisse, se la Commissione europea chiederà di fare altre correzioni verso l’austerity, e soprattutto se il governo italiano accettasse di farle, il Paese rischierebbe di veder penalizzata ancora di più la crescita. In estrema sintesi è questo il senso dell’undicesimo Rapporto sull’andamento e le prospettive della finanza pubblica italiana elaborato dal Nens, il centro studi di Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani.

Il Rapporto mostra come l’inatteso cattivo andamento del ciclo economico e l’incompleta validazione del percorso di risanamento proposto dall’Italia da parte della Commissione europea abbiano sostanzialmente annullato la componente espansiva della manovra, senza contare che nella legge di stabilità vi sono in alcune voci di entrata e di spesa alcuni elementi di criticità. Più in particolare, se queste criticità dovessero produrre effetti, nelle stime del Nens la variazione netta delle entrate risulta essere peggiore di quella prevista dal Governo per un ammontare pari a circa mezzo miliardo di euro; la maggiore spesa netta è prevista superare le stime governative per alcuni miliardi di euro; la dinamica del Pil reale e nominale è inferiore di quella prevista dalla Nota di aggiornamento al DEF di due decimi di punto.

Le variazioni stimate da Nens deriverebbero, per quanto riguarda le entrate, da tre elementi: "la totale esclusione dal computo delle maggiori entrate degli introiti riconducibili alle “disposizione sui giochi”, che il Governo aveva complessivamente valutato in 900 milioni di euro; una maggiore perdita di gettito dovuta dall’introduzione del regime fiscale agevolato per i lavoratori autonomi per complessivi 418 milioni di euro; un aumento della tassazione decentrata (in particolare dell’IRPEF) per complessivi 800 milioni". "La motivazione dell’esclusione delle entrate da giochi dallo scenario alternativo in un certo qual modo ingloba le perplessità sollevate dal Presidente dell’UPB nella sua ultima audizione del 4 novembre circa l’entità del gettito e la tempistica del flusso di cassa. La previsione di Nens è di sostanziale neutralità dal punto di vista delle entrate di questa misura per tutti gli anni coperti dal quadro previsionale del Governo. Riguardo invece la maggiore perdita di gettito riconducibile al nuovo regime fiscale degli autonomi, la maggiore perdita di 418 milioni dovrebbe incorporare l’eventualità che l’opzione per il cambio del regime fiscale venga esercitata da un numero di lavoratori maggiore di quello previsto dal governo. A tal riguardo va detto che il pacchetto proposto dal Governo include anche alcune clausole particolarmente “allettanti” per la categoria come la possibilità, per i soggetti che opteranno per il regime agevolato, di poter essere esclusi da forme di accertamento del reddito di tipo induttivo come, ad es., gli studi settori. Tali clausole potrebbero determinare una maggiore adesione al nuovo regime e quindi una maggiore perdita di gettito per gli anni coperti dalla Legge di stabilità". "La presenza di una maggiore imposizione locale ha invece l’obiettivo di inserire all’interno dello scenario alternativo di Nens la possibilità che comuni e regioni possano far ricorso ad un aumento delle addizionali IRPEF per compensare la perdita di risorse dovuta al taglio dei trasferimenti. La nostra simulazione prevede il completamento del percorso di aumento dell’addizionale regionale come previsto dal D. Lgs 68/2011 (e cioè fino a un massimo di un punto percentuale), ed un concomitante ritocco delle aliquote comunali. Nel complesso, per il 2015 la maggiore entrata dovuta alla tassazione decentrata prevista dallo scenario Nens è pari a 800 milioni di euro".

Per quanto riguarda la maggiore spesa, lo scenario di Nens assume "una riuscita solo parziale del taglio dei trasferimenti agli enti territoriali quantificabile in un 50% dell’ammontare immesso nella Nota (4,3 miliardi invece che 8,5). Tale andamento è supposto estendersi anche per il triennio 2016-2018 e non considera la possibilità che nel prossimo futuro l’addizione comunale possa essere sostituita da altre forme di prelievo locale come, ad es., la local tax".

Quanto infine alla crescita economica, il minor ritmo di espansione del Pil previsto da Nens per il quadriennio 2015-2018 tiene conto "di una minore incidenza delle politiche di stimolo all’economia; di una riduzione del reddito disponibile delle famiglie dovuta all’aumento della tassazione decentrata, di un rallentamento del ritmo di espansione dell’economia mondiale".

“In conclusione – è scritto nel Rapporto - se alcune criticità su certe voci di bilancio lasciano non poche perplessità circa la capacità della manovra di poter cogliere l’obiettivo a medio termine entro i termini pattuiti, la dinamica del rapporto debito-Pil non dovrebbe risentire in maniera traumatica del verificarsi di scenari peggiori di quelli ipotizzati in sede di stesura della Nota di aggiornamento. Resta tuttavia da chiarire perché il recepimento da parte dell’Italia della correzione imposta da Bruxelles alla legge di stabilità abbia riguardato solo alcune poste di bilancio relative ai saldi di finanza pubblica del 2015, senza con ciò toccare anche gli altri anni coperti dalla manovra (2016-2017-2018). E’ quindi possibile – si legge nel Rapporto - che alcune misure siano destinate ad essere modificate già a partire dal prossimo DEF 2015 e che pertanto alcune fonti di criticità segnalate dal presente Rapporto possano essere affrontate e risolte già a partire dai primi mesi del 2015. Tale prospettiva, però, pregiudicherebbe ulteriormente qualsiasi prospettiva di ripresa della nostra economia e rischierebbe di far ritornare l’Italia all’interno della già nota spirale austerità-recessione-austerità che tanto ruolo ha avuto in passato nella formazione dell’attuale livello di indebitamento netto e di debito pubblico. C’è da augurarsi che le verifiche che la Commissione si riserva per il prossimo anno non inducano ancora una volta a pretendere aggiustamenti pro-ciclici e quindi autolesionisti”.

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
2 + 3 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.