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Energia, terzo seminario Nens: il percorso da seguire per fronteggiare gli impegni sul clima e rafforzare la base produttiva delle fonti rinnovabili.

23/12/2014
Le relazioni di Gianni Silvestrini, Tullio Fanelli e Luigi De Paoli. L'intervento di Pier Luigi Bersani. In Italia vi è stata una crescita molto rapida e mal gestita che ha portato ad un raddoppio della quota di rinnovabili nell’ultimo quinquennio, con valori che ormai superano un terzo della domanda elettrica (36% nel 2014). Ma a fronte di incentivi molto elevati.

Nens continua il lavoro di approfondimento, studio e confronto per dare un contributo alla definizione della posizione italiana sugli obiettivi europei di politica energetica e climatica.

Il terzo incontro si è svolto il 27 novembre a Roma con il coordinamento di Pier Luigi Bersani e la partecipazione di numerosi esperti, manager, docenti impegnati in questi settori.

Bersani ha sottolineato come occorra confrontarsi con una situazione di relativa abbondanza di combustibili fossili rispetto ai quali va sottolineato il tema della sicurezza degli approvvigionamenti. Al tempo stesso, rispetto alla rapidissima crescita del contributo delle rinnovabili che è destinata a continuare, occorrerà definire un percorso che consenta di far fronte agli impegni climatici e per quanto possibile di rafforzare la base produttiva dell’efficienza energetica e delle rinnovabili.

La relazione introduttiva è stata svolta dall’ing. Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club.

Secondo Silvestrini il punto di non ritorno del “decollo verde” si può simbolicamente datare con l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto nel 2005. Da allora la potenza eolica mondiale si è più che quintuplicata e quella fotovoltaica si è incrementata di ben 28 volte. E, pur essendo le “nuove” rinnovabili ancora marginali in termini assoluti, in realtà si sta profilando una rapida crescita verso il dominio del mercato della produzione elettrica. 

L’elemento centrale di questa dinamica è dato dalla formidabile riduzione dei prezzi che rende sempre più realistica la possibilità di una larga sostituzione dei combustibili fossili nel comparto elettrico. Nel caso del fotovoltaico,  ad ogni raddoppio della potenza cumulata è corrisposta una riduzione del 20% del prezzo dei moduli. Tra il 2009 e il 2014 il prezzo dell’elettricità solare dei grandi impianti è calato del 78%, mentre per l’eolico la riduzione è stata del 58%. E il calo è destinato a continuare. Per quanto riguarda il fotovoltaico, si avrà un ulteriore dimezzamento dei prezzi entro il 2025.

L’evoluzione tecnologica e la produzione su larga scala consentono ormai di prevedere, nelle aree in cui le condizioni sono più favorevoli,  un futuro senza incentivi. Target già raggiunto per l’eolico in presenza di buone condizioni di vento e sempre più a portata di mano per il fotovoltaico.

Venendo all’Italia, il quadro è quello di una crescita molto rapida e mal gestita che ha portato ad un raddoppio della quota di rinnovabili nell’ultimo quinquennio, con valori che ormai superano un terzo della domanda elettrica (36% nel 2014). A fronte di incentivi troppo elevati (arrivati a 12 mld di euro/a) che hanno portato ad una crescita tumultuosa delle tecnologie, si devono sottolineare alcune ricadute decisamente positive per il paese.

Così, le importazioni energetiche si sono ridotte di 4 mld €/a dando un contributo alla sicurezza energetica e sono state calcolate ricadute economiche dirette e indirette per 6 mld €/a. Inoltre va considerato il contributo alla riduzione del PUN e la riduzione delle emissioni di anidride carbonica per 64,5 Mt/a, un valore pari al 14,5% delle emissioni del settore energetico.

Ma soprattutto l’ondata rinnovabile ha comportato una profonda modifica del sistema centralizzato di generazione del secolo scorso, a fronte della presenza di oltre 600.000 impianti.

Considerato che nei prossimi 20 anni la maggioranza dell’elettricità europea sarà verde, è importante avviare la rapida trasformazione della rete elettrica in smart grid e il potenziamento delle connessioni con l’estero.

Andrà inoltre rapidamente riformato il mercato elettrico per tenere conto del nuovo contesto e per favorire nuove soluzioni come i Virtual Power Plants in grado di interfacciarsi con la rete aggregando una molteplicità di impianti rinnovabili, qualche centrale convenzionale, sistemi di accumulo e intervenendo sulla domanda.

Un’ultima riflessione riguarda la produzione delle tecnologie, un settore che vede il predominio asiatico, ma che merita una riflessione alla luce del ruolo strategico che giocheranno le rinnovabili a livello mondiale. Una strada da considerare è quella di un progetto europeo (un Airbus del solare, che peraltro Germania e Francia stanno esplorando) che consenta di avviare una produzione competitiva di larga scala, come stanno già facendo gli Usa.

E’ intervenuto poi Tullio Fanelli,  subcommissario all’Enea, che ha sottolineato come nel contesto italiano l’errore non è stato solo di garantire incentivi alle rinnovabili troppo elevati, ma anche quello di non aver mai esplicitato i reali obiettivi da conseguire attraverso lo sviluppo delle rinnovabili; da tale mancanza di chiarezza sono derivati i continui cambiamenti nelle modalità e nell’intensità dell’incentivazione ed i molti errori conseguenti.

Se gli obiettividello sviluppo delle fonti rinnovabili fossero legati solo alla riduzione dei gas-serra e alla sicurezza degli approvvigionamenti non vi sarebbero motivi per differenziare gli incentivi tra le diverse fonti e quindi una “incentivazione razionale” dovrebbe essere quella minima necessaria a conseguire gli obiettivi individuati.

In tal modo si favorirebbero solo le fonti rinnovabili meno costose. Esistono però altri obiettivi che possono giustificare incentivazioni mirate, come il miglioramento della qualità dell’aria nelle grandi aree urbane o la sostituzione di valore aggiunto italiano alle importazioni di fonti energetiche, o ancora, la mitigazione del rischio idrogeologico; ma gli incentivi aggiuntivi dovrebbero essere limitati solo alle fonti ed alle aree territoriali dove questi obiettivi possono essere conseguiti.

In Italia, prima che in altri Paesi, fu varato un esempio di “incentivazione razionale” con il “Decreto Bersani” del 1999 che istituiva il sistema dei certificati verdi (CV) per le fonti rinnovabili. Uno schema che con la finanziaria 2008 è stato “rottamato” prevedendo una differenziazione in funzione della tipologia di fonte rinnovabile e introducendo il principio, non razionale, che l’incentivo dovesse essere calcolato in base al costo della singola fonte rinnovabile. La confusione si è accresciuta negli anni successivi tanto da far convivere quasi tutti i meccanismi di incentivazione possibili,  sia metodi di quantità (certificati verdi), sia metodi di prezzo (CIP 6, conti energia, feed-in tariffs e feed-in premium tariffs, con e senza aste) e ancora incentivi in conto capitale e incentivi fiscali.

Nonostante gli ultimi governi abbiano cercato di limitare i danni, purtroppo gli errori del passato hanno lasciato una eredità pesante da gestire: oltre 200 miliardi di “debito” a carico delle bollette elettriche, diritti acquisiti che vanno rispettati per rimanere un Paese affidabile nel contesto economico internazionale. Esistono soluzioni efficaci per “gestire” il debito: ad esempio la legge approvata su proposta dal Sen. Mucchetti prevede l’acquisto degli incentivi da parte di una banca internazionale tramite aste, finanziandosi attraverso l’emissione di obbligazioni; tale norma consentirebbe di ridurre la bolletta fino a oltre 1 Mld di ?/anno ma è rimasta incomprensibilmente inattuata.

Occorre intervenire per rendere sostenibile l’onere delle rinnovabili per le imprese. La strada maestra per ottenere questo risultato è prendere atto che tale onere non può essere a carico solo delle bollette: è necessario riallocare almeno una quota dei costi sulla fiscalità generale.

Alle fonti rinnovabili è associata un’idea politica, ovvero la volontà di costruire un futuro sostenibile; è un’idea politica che fa parte della sinistra, perché assicurare un futuro sostenibile alle future generazione vuol dire dare a loro i nostri stessi diritti. E’ quindi un’idea alla quale non si può rinunciare senza compromettere la compiutezza di una politica di sinistra. Ma per decidere dove e come investire ulteriori risorse è indispensabile assumere un ragionevole scenario del futuro e, naturalmente, definire degli obiettivi chiari.

Il contributo dell’Italia può essere molto rilevante sul fronte dell’efficienza energetica, su quello delle rinnovabili qualificando il loro apporto con obiettivi aggiuntivi e in quello dello sviluppo di sistemi avanzati di gestione della produzione rinnovabile che garantiscano gli stessi livelli di sicurezza e qualità del servizio delle fonti fossili.

Guardando sul lungo periodo, l’idea di futuro basata non solo su una produzione distribuita ma anche su una “gestione distribuita” non è praticabile se non con  costi molto superiori o con la rinuncia ad alcune importanti garanzie, in termini di continuità  e disponibilità del sistema elettrico. E’ infatti necessario che “dietro la rete” esistano un gestore responsabile del servizio e un complesso di impianti che, in base a precisi vincoli contrattuali, consentano al gestore di governare il sistema.

Le alternative su cui sin da oggi occorre scegliere sono tra due sistemi di gestione delle fonti rinnovabili: uno sostanzialmente “anarchico” ed uno in cui il dispacciamento è assicurato da un unico soggetto responsabile. Nel secondo più auspicabile scenario occorre consentire al gestore della rete di “vedere” e gestire centinaia di migliaia di impianti, anche attraverso l’intermediazione di “soggetti aggregatori” e creando nuovi mercati che coinvolgano anche alla domanda. Occorre, ancora, ridefinire i ruoli, in termini di obblighi ed opportunità, dei distributori, delle utilities e dei singoli utenti del servizi.

 

La terza relazione è stata tenuta dal Prof. Luigi de Paoli dell’Università Bocconi che ha fatto un’ampia presentazione delle varie modalità di incentivazione delle fonti rinnovabili utilizzabili che tra il 2001 e il 2014 hanno consentito l’erogazione in Italia di 73 miliardi €.

Le variabili attraverso le quali si può comandare lo sviluppo dell’offerta delle FER sono tre: Il prezzo/premio da assegnare, la  quota totale da raggiungere e i sussidi totali che si vogliono erogare.

Fissando una delle tre variabili, le altre due vengono determinate dal mercato ovvero dalle iniziative dei produttori. I problemi nascono dal fatto che poiché il decisore pubblico opera in condizione di incertezza i risultati sulle due variabili libere possono differire molto dalle attese.

Sono stati quindi presentati i vari meccanismi, ad iniziare dal Cip 6 che finanziavano anche le “assimilate” per passare ai certificati verdi, CV, un meccanismo di mercato con obblighi crescenti nel tempo per i produttori elettrici. Partito con obiettivi limitati ha dimostrato nel tempo che è difficile governare attraverso la “quantità”. Se infatti i CV superano l’obbligo si genera una pressione per ottenere l’acquisto a prezzo garantito. A fine 2013 con questo meccanismo sono stati installati 22,6 GW.

Infine è stato presentato il conto energia CE che attribuisce alla produzione elettrica da energia solare un premio fisso per 20 anni decrescente nel tempo. Si sono susseguiti ben 5 CE in sette anni cercando di porre rimedio ai problemi che via via emergevano. Ma, nonostante i vari tentativi di intervento, il sistema è andato fuori controllo nelle quantità e nei sussidi totali da erogare. E’ stato infatti difficile resistere alle pressioni volte  a garantire livelli elevati di incentivazione.

La legge 3 marzo 2011 n. 28 e i due decreti di luglio 2012 hanno fissato un nuovo quadro generale di promozione delle FER a partire dal 2013 prevedendo l’abbandono del sistema dei CV a partire dal 2016, la distinzione delle fonti tra solare e altre rinnovabili con la fissazione di due plafond distinti di sussidi annui, l’introduzione di un doppio sistema di accesso alle sovvenzioni con delle aste periodiche per i grandi impianti e un l’accesso diretto per i piccoli con un sistema di FIT. Infine, anche la produzione termica da rinnovabili viene incentivata.

Uno dei motivi per cui è difficile definire il livello giusto degli incentivi riguarda la rapidità con cui i prezzi delle tecnologie si riducono sulla base di curve di apprendimento diverse per le varie fonti rinnovabili. Il “learning rate” (riduzione percentuale del costo unitario al raddoppio della produzione) nel caso del fotovoltaico è stato del 20-25%, mentre nel caso delle turbine eoliche del 5-10%.

Che lezioni trarre dall’esperienza fatta?

I sistemi di promozione, anche appartenenti alla stessa categoria, non sono equivalenti nella pratica perché dipendono dalla capacità di attuazione e implicano anche costi di transazione che possono essere importanti.

Il caso italiano di promozione delle FER ci mostra una mancanza di stabilità nelle politiche seguite, malgrado la principale richiesta da parte dell’industria ed investitori per poter assumere decisioni e dare continuità all’azione sia proprio di stabilità. Definire fin dall’inizio una via d’uscita è importante per rendere credibili e sostenibili i meccanismi scelti.

Inoltre, tutti gli strumenti puri (prezzo-premio senza limite di quantità, quota senza limite di prezzo) funzionano male e dunque si tende verso soluzioni «vincolate» che vanno però studiate attentamente.

In mancanza di una buona conoscenza della disponibilità a pagare (DaP) dei consumatori per i benefici delle FER, il sistema della definizione dei sussidi totali da erogare sembra quello meglio adatto a tener conto della reale DaP.

Per finire, considerando che gli incentivi dovrebbero tendenzialmente scomparire, in un mondo elettrico in cui le rinnovabili diventino dominanti bisogna pensare al ridisegno del sistema e studiare come questo possa garantire un servizio affidabile e sostenibile.

Nel dibattito che è seguito sono intervenuti Andrea Bianchi, Direttore Politiche Industriali di Confindustria che ha sottolineato il peso degli incentivi delle rinnovabili che ha portato ad una accelerazione dell’utilizzo della cogenerazione nelle imprese.

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