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Torna l'idea di aiutare le banche a sopportare il peso dei crediti difficili. Ma non deve essere un peso per i contribuenti.

28/01/2015
Vincenzo Visco: nel caso in cui si realizzasse una bad bank si faccia come in altri paesi. Lo Stato trasformi l’intervento in azioni dell’azienda di credito per poi cedere le quote possedute dopo aver sostenuto i bilanci, se possibile con un concreto guadagno di capitale, o comunque richieda un pagamento pari al valore attuale della garanzia fornita sui crediti deteriorati.

Si fa strada l’idea di costituire una bad bank per sostenere i bilanci delle aziende di credito italiane, alleggerirle del peso dei crediti divenuti inesigibili anche a causa della crisi e consentire così una più ampia libertà nella concessione di finanziamenti bancari alle imprese.

L’idea non è nuova. La lanciò qualche anno fa Vincenzo Visco e l’hanno realizzata in vario modo diversi paesi in difficoltà, come la Spagna, l’Irlanda o gli stessi Stati Uniti d’America. Ora la sta sponsorizzando il ministero dell’economia.

Potrebbe essere una mossa positiva. Ma a una condizione: l’intervento non deve servire a salvare la faccia e la reputazione dei banchieri, senza alcun costo per gli azionisti che controllano i gruppi bancari in Italia, finendo per pesare solo sui contribuenti. Se salvataggio deve essere, come ha suggerito Vincenzo Visco in una recente intervista a proposito del progetto bad bank, si faccia come fatto in altri paesi: lo Stato trasformi l’intervento in controllo sull’azienda di credito per poi cedere le quote possedute dopo aver sostenuto i bilanci, se possibile con un concreto guadagno di capitale, o comunque richieda un pagamento pari al valore attuale della garanzia fornita sui crediti deteriorati.

L’idea, e l’esigenza, di un intervento del genere nasce dalla crescita delle sofferenze, cioè dei crediti che i debitori hanno una chiara difficoltà a restituire in tempo e per intero. Secondo Banca d`Italia, il totale  delle sofferenze accumulate dalle banche era infatti di 45 miliardi di euro nel 2006, di 48 a metà del 2007, di 54 nel settembre 2009, 108 alla fine del 2011 e 181 miliardi di euro nel mese di novembre del 2014 (vedi il supplemento al bollettino allegato). I crediti deteriorati, inclusi quelli a imprese o famiglie in difficoltà ma ancora non insolventi, secondo gli ultimi dati superano i 330 miliardi.

Tra qualche settimana le banche cominceranno a presentare i propri bilanci e questo fenomeno emergerà con chiarezza, spiegando anche la pressione della nuova vigilanza della Banca centrale europea a chiedere “pulizia” dei conti e adeguate riserve di garanzia. Con la conseguenza che le banche italiane, che già hanno concesso crediti alle imprese con il contagocce nel mezzo della crisi, pur in presenza di un intervento per favorire la liquidità da parte della Bce, si troverebbero impegnate in una operazione difficile di gestione delle sofferenze e a dover essere fin troppo attente alla concessione di un sostegno all’economia.

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