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Fioccano ancora le multe per i colossi della finanza. Ma dopo la crisi del 2008 è sufficiente questo metodo per evitare altri problemi?

04/02/2015
Intervento della Commissione europea per pratiche anticoncorrenziali sui tassi Libor relativi a derivati in yen. S&P si accorda con il Dipartimento della Giustizia Usa per una multa da 1,3 miliardi di dollari.

Pratiche anticoncorrenziali, raggiri su prodotti da stangata, truffe sui tassi di interesse e ora, dulcis in fundo, anche voti di merito che sarebbero stati taroccati. Negli ultimi mesi alcuni tra i colossi della finanza mondiale sono stati condannati o hanno concordato il pagamento di multe miliardarie, pur di fermare le inchieste, per azioni che, se compiute da politici o da amministratori pubblici, avrebbero scatenato proteste, campagne di stampa, manifestazioni e dimissioni a catena. Invece niente, o quasi. La chiusura di ogni questione è stata decisa grazie alle multe, magari salate, miliardarie, ma inferiori in modo esponenziale rispetto ai guadagni realizzati da chi ha compiuto azioni scorrette e soprattutto ai danni provocati con la crisi che dal 2008 attanaglia il mondo.

L’ultima notizia, in ordine di tempo, è arrivata mercoledì 4 febbraio. L'Antitrust europeo ha inflitto una multa di 14,9 milioni di euro alla società di brokeraggio Icap, stabilita nel Regno Unito, per aver infranto le regole sulle pratiche anticoncorrenziali. Secondo l’Antitrust l’Icap avrebbe facilitato diverse intese illegali nel mercato dei prodotti derivati su tassi di interesse in yen. "La decisione di oggi non è la fine degli sforzi nella lotta contro le pratiche anticoncorrenziali sui mercati finanziari" ha avvisato la commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager.

La Commissione aveva già inflitto multe per un totale di quasi 670 milioni di euro a Ubs, Rbs, Deutsche Bank, Citigroup e JPMorgan oltre che al broker RP Martin. Tutte società che avevano riconosciuto la loro partecipazione a una o più intese illegali nel settore dei prodotti derivati in yen fra il 2007 e il 2010 e che alla fine avevano deciso di transare. Le pratiche consistevano in scambi di informazioni fra trader delle banche su certe operazioni riguardanti il tasso di interesse Libor in yen.

L’Icap, invece, aveva scelto di non regolare il caso attraverso una transazione, ma è risultato che avrebbe facilitato sei delle sette intese illegali riscontrate dalla Commissione, comunicando informazioni alle banche del panel Libor in yen, presentate come previsioni o analisi indipendenti sul livello al quale dovevano essere fissati i tassi del Libor in yen. Quelle indicazioni avevano lo scopo, secondo la Commissione, di influenzare le banche del panel che non partecipavano alle intese illegali, perché anche loro sottoponessero dei tassi Libor corrispondenti alle previsioni o alle prospettive aggiustate.

Già all’inizio della settimana era arrivata dagli Usa un’altra notizia sulle malefatte dei signori della finanza, l’ennesima che riguarda i derivati tossici che hanno provocato la crisi più lunga e dura della storia della finanza. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America e Standard & Poor`s Rating Services, una delle tre principali agenzie di rating del mondo, si sono infatti messi d`accordo su un patteggiamento da record. Il Dipartimento di Giustizia ha abbassato le richieste iniziali e ha accettato di non chiedere più un’esplicita ammissione di colpevolezza da parte di S&P per aver valutato positivamente alcune operazioni rischiose legate ai mutui, perché una simile ammissione avrebbe esposto la società di rating a eventuali future azioni legali. S&P ha acconsentito ad alzare oltre il miliardo di dollari la somma disposta a sborsare per chiudere l’inchiesta e a ritirare, a sua volta, l’accusa al Dipartimento di aver aperto un’inchiesta come ritorsione per il declassamento degli Usa nel 2011.

Alla fine è stato convenuto che S&P pagherà più di 1,37 miliardi di dollari per aver annacquato i criteri di revisione su alcuni prodotti pur di ottenere ancora mandati di valutazione dei prodotti nelle fasi iniziali della crisi finanziaria. La cifra è quasi dieci volte il più alto risarcimento mai accettato da una società di rating.

Il Dipartimento di Giustizia e 19 Stati Usa avevano promosso l’inchiesta, affermando che S&P, controllata di McGraw Hill Financial, avesse deliberatamente depistato gli investitori, giudicando eccellenti alcune obbligazioni garantite da mutui residenziali come se il giudizio fosse stato emesso in modo indipendente e oggettivo. In parole povere, avevano accusato S&P di aver regalato "buoni voti di merito" a quei derivati "strutturati" che contenevano spezzatini di crediti verso le famiglie titolari dei mutui cosiddetti subprime. Un aiuto ai banchieri a collocare prodotti ad alto rischio in flagrante conflitto d`interessi, dato che per le agenzie di rating ogni valutazione in più è un lavoro che produce entrate.

L’accordo spazza via ora qualsiasi accusa e chiude con un colpo di spugna, sia pure da 1,3 miliardi di dollari, ogni questione.

L’elenco delle multe già comminate ai giganti della finanza e delle inchieste aperte e chiuse con un accordo miliardario ormai è lunghissimo. www.ilcampodelleidee.it già se ne è occupato. Ma vale la pena di ribadire il dubbio: è sufficiente questo pur deciso intervento delle autorità per impedire che il problema si riproponga?

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