
L’Italia ha una tradizione di primo piano nell’ambito delle alte tecnologie. L’industria, l’università e la comunità scientifica operando in modo sinergico, con l’ausilio dell’azione pubblica, hanno in passato consentito di raggiungere risultati di eccellenza. Negli ultimi decenni, però, dietro l’accentuarsi della concorrenza, il nostro Paese si è sostanzialmente ritirato da diversi settori ad alta tecnologia, dalla chimica fine agli acciai speciali, all’informatica. Parallelo è stato l’accentuarsi del peso che il capitale straniero ha acquisito o sta acquisendo in settori strategici, quali i servizi di comunicazione, i trasporti aerei, l’industria spaziale, i motori aeronautici. Non sempre però il capitale straniero ha profuso un particolare impegno per evitare un degrado ed un impoverimento dei ruoli che le realtà incardinate in Italia sono state in grado di svolgere anzi spesso le nostre competenze sono state utilizzate per trasferire conoscenza ed esperienza a favore delle industrie straniere. E’ dunque decisivo che vi sia una forte attenzione da parte dello Stato per la salvaguardia di quei settori nazionali di alta tecnologia tuttora operanti, settori che rappresentano il reale motore dell’innovazione e dello sviluppo.
Nell’industria ad alta tecnologia ruolo preminente hanno i comparti dell’aerospazio e della elettronica professionale. In tutti i Paesi (dalle “potenze” storiche ai BRICS), sono considerati strategici per la crescita del sistema economico, in quanto costituiscono un asset per l’avvio e la disponibilità di nuove tecnologie di prodotto e di processo. Tecnologie che, oltre ad essere suscettibili di impieghi duali al servizio della difesa, della sicurezza e del soddisfacimento di esigenze prioritarie della comunità, sono in molti casi oggetto di trasferimenti di conoscenza, esperienza, prodotti a vantaggio di altri settori dell’industria e dell’economia, generando una preziosa fertilizzazione nel sistema produttivo.
Le attività spaziali sono per loro natura interdisciplinari, internazionali, multisettoriali e sulla frontiera della conoscenza. Coinvolgono enti e istituzioni nazionali, sovranazionali e internazionali, il mondo produttivo e il mondo accademico e della ricerca. Per poter governare i processi e i flussi decisionali sia nell’immediato sia nel medio-lungo termine diventa quindi indispensabile una funzione politica di raccordo, coordinamento e impulso sui vari livelli istituzionali: nazionale, europeo e globale. Tutti i paesi che lo hanno ritenuto strategico questo comparto hanno adottato un approccio integrato tra politica estera, assetti industriali, partecipazione a grandi progetti nazionali e internazionali.
In particolare, risulta importante che sia garantita la continuità e il supporto finanziario di lungo periodo indipendentemente dall’avvicendarsi dei governi, in quanto le capacità e competenze nel settore spaziale sono largamente dipendenti dagli investimenti pubblici in una dimensione pluriennale. Anche la partecipazione delle imprese ai grandi progetti internazionali del settore spaziale risente fortemente del supporto governativo e tale approccio è perseguito con puntuale costanza da tutti i paesi industrializzati.
Senza un forte riferimento governativo, le sole aziende (soprattutto quelle manifatturiere) hanno difficoltà a mantenere e sviluppare le proprie capacità e sostenere la concorrenza sempre più aggressiva e globalizzata. Questa situazione è comune ai settori di alta tecnologia di valenza strategica.
L’Italia ha sempre giocato un ruolo importante nello scenario europeo e mondiale. Siamo stati il terzo Paese, dopo Stati Uniti e Unione Sovietica, a lanciare in orbita un satellite nel 1964 dalla base “San Marco” in Kenya. Il Paese ha poi continuato ad avere un ruolo centrale anche negli anni successivi, sia con il contributo all’Agenzia spaziale europea (ESA), sia attraverso programmi nazionali e in collaborazione bilaterale. Nello spazio è opportuno investire da un lato sui programmi applicativi: telecomunicazioni, navigazione satellitare e osservazione della terra, dall’altro sulla ricerca. L’attenzione alla scienza e all’esplorazione consentono sviluppi tecnologici alcune volte impensabili, anche sul medio-lungo termine.
L’Italia è uno dei pochi paesi che hanno capacità di sviluppare satelliti, di metterli in orbita e gestire i relativi servizi. Grazie ai livelli di eccellenza scientifica e al suo dinamismo, il settore aerospaziale italiano costituisce un modello esportabile nel mondo. E perciò merita di essere rilanciato in un’ottica europea.
In questo senso la politica industriale può e deve essere vista come parte integrante della politica estera del paese, in Europa e nel mondo.
L’industria delle attività spaziali è organizzata in quattro principali segmenti operativi:
- applicazioni satellitari: principale segmento di mercato che comprende Telecomunicazioni (sistemi operativi per video, dati, e applicazioni vocali); Osservazione Terrestre (sistemi e sensori di tipo Navigazione/Localizzazione); servizi satellitari;
- attività di lancio:sviluppo e produzione di attività di sistemi di lancio spaziale. I principali clienti sono costituiti dai Programmi di Lancio finanziati con budget pubblici e dall’operatore europeo lanci spaziali Arianespace;
- attività scientifiche: sistemi satellitari, strumentazioni ed equipaggiamento, studi di missione per lo svolgimento di attività scientifiche nello spazio, realizzazione di infrastrutture spaziali come la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), e di sistemi di trasporto spaziale per l’esplorazione umana dello spazio, per lo studio della Terra e per attività in condizioni di microgravità;
- attività di supporto: ingegnerizzazione, testing, validazione, e attività diverse legate alla realizzazione di componentistica per lo spazio e all’operatività di lancio spaziale.
I segmenti di mercato sono definiti in base alla natura del cliente finale. Si distinguono, quindi, tra mercato istituzionale e commerciale:
- mercato istituzionale: è finanziato da budget pubblici e legato a una domanda con finalità strategiche. E’ caratterizzato da elevate barriere all’entrata, forte regolamentazione, lunghi processi di sviluppo e requisiti tecnici stringenti. Si articola in iniziative di singoli governi e/o multilaterali, di joint venture di natura pubblica (missioni di esplorazione planetaria, satelliti scientifici, Istituzionali (difesa e sicurezza), meteorologici e/o per l’osservazione della Terra);
- mercato commerciale: finanziato da fondi privati di operatori satellitari commerciali, caratterizzato da elevata competizione, rapidi cambiamenti del ciclo industriale, domanda globale e da lead-time più brevi. Si realizza attraverso contratti tra operatori privati per la realizzazione di grandi satelliti per telecomunicazioni (tv, dati), per i servizi di lancio (messa in orbita di satelliti) e per i servizi a terra.
L’Europa rappresenta la cornice naturale e una grande opportunità per gli investimenti e lo sviluppo del settore aerospaziale, soprattutto nel campo dell’osservazione della Terra e delle telecomunicazioni, grazie ai sistemi Copernicus e Galileo.
Il mercato europeo della produzione e servizi spaziali è cambiato significativamente nel corso degli ultimi decenni a seguito di una serie di fusioni e acquisizioni che hanno ristrutturato il settore manifatturiero. La ristrutturazione ha coinvolto principalmente la parte alta della catena del valore (system integrators) nel perseguimento di strategie di integrazione verticali o orizzontali.
L’industria spaziale è distribuita in tutta Europa, ma i principali siti sono localizzati in Francia, Germania e Italia.
Il settore è estremamente R&D-intensive. Le attività di ricerca e sviluppo sono portate avanti attraverso contratti finanziati dall’ESA, da enti nazionali o da controparti terze.
L’Unione Europea con il trattato di Lisbona del 2009, in materia di spazio ha acquisito una competenza complementare a quella degli Stati Membri impegnandosi nell’elaborazione di una Politica Spaziale Europea (2011) orientata al cittadino, al fine di favorire il progresso tecnico-scientifico, competitività industriale e abilitando i cittadini a godere dei benefici derivanti dalle applicazioni spaziali, rispondendo così a bisogni sociali, economici e strategici. Il settore spaziale è stato inserito come elemento centrale per la crescita e l’innovazione nell’ambito della Strategia Europea 2020 per i suoi ritorni in termini occupazionali e competitività industriale. Nell’attuale quadro finanziario dell’UE i principali programmi sono Galileo, Copernicus e l’SSA (Space Situational Awareness per la protezione delle infrastrutture spaziali da detriti di qualsiasi natura). Nel campo dell’osservazione della terra l’investimento fatto da UE, congiuntamente all’ESA, è il programma Copernicus specificamente progettato per fornire in modo continuo servizi al cittadino, relativamente ai principali filoni applicativi dell’Ambiente e Sicurezza;
L’Italia è tra i Paesi fondatori dell’ESA ed offre un importante contributo, non solo in termini monetari. E’ presente in ogni attività sia dal punto di vista scientifico che industriale.
L’Italia può vantare lunga tradizione spaziale, grandi protagonisti e pionieri, grazie a 50 anni di continuo e crescente impegno. Si posiziona all’ottavo posto tra i Paesi ad alto sviluppo spaziale, stabilmente terzo in Europa, anche nella partecipazione finanziaria ai programmi dell’ESA.
Inoltre è partner spaziale, storico e privilegiato, degli Stati Uniti (negli anni recenti in ambito della Stazione Spaziale Internazionale/ISS.
Il comparto occupa seimila addetti e ricercatori in oltre 120 aziende, in gran parte piccole e medie imprese innovative, producendo un fatturato complessivo pari a 1,45 miliardi di euro l’anno.
Fattori determinanti della crescita, sia industriale che scientifica, sono stati:
– la continuità dei finanziamenti del Piano Spaziale Nazionale (nato nel 1980);
– il ruolo molto attivo svolto dalla ASI (istituita nel 1988);
– l’efficace partecipazione alle attività dell’ESA, in particolare ai Programmi Applicativi.
Si è di fatto costituito un sistema, sia pure acefalo per mancanza di un diretto coinvolgimento del governo, costituito da agenzia spaziale, grande e piccola industria, enti di ricerca ed università. Ciò ha, solo in parte, sopperito alla disattenzione politica.
In tal modo, grazie alle idee progettuali ed iniziative avviate e sviluppate con successo nei primi venti anni di vita della ASI, il comparto ha raggiunto (non senza sofferenze) riconosciute posizioni di eccellenza internazionale. In particolare nelle aree: Costellazioni di Satelliti di Osservazione Duale Radar ad Alta Risoluzione e le relative Applicazioni (Cosmo SkyMed), Piccoli/Medi Sistemi di Lancio (Vega), Moduli Abitati della Stazione Spaziale. Eccellenza raggiunta anche nell’area dei piccoli satelliti scientifici, particolarmente congeniale alla PMI, le cui iniziative sono state fortemente contratte negli ultimi anni.
Notevoli le difficoltà incontrate per affermarsi in Europa e modificare in parte assetti preesistenti; le ambizioni italiane in aree cruciali, come i piccoli/medi sistemi di lancio hanno incontrato, soprattutto nella fase di europeizzazione di Vega, palese ostilità da parte francese.
In campo manifatturiero, l’Italia è stato paese europeo all’avanguardia, con Alenia Spazio (erede del patrimonio della Selenia Spazio), nelle tecnologie dei payload a larga banda e nella realizzazione delle piattaforme satellitari. Ciononostante, a dispetto dei rilevanti investimenti pubblici nei satelliti di TLC, per molti anni settore privilegiato dai piani nazionali, con oltre mille miliardi di lire profusi tra il 1975 ed il 2000 nei vari progetti nazionali (Italsat 1 e 2) ed europei, Finmeccanica lasciò ai francesi il ruolo di leadership nell’ambitissimo settore, tramite la joint venture con Alcatel (poi sostituita da Thales) del 2004. A dir poco scarsa è stata l’attenzione della politica su questi passaggi.
Il settore spaziale non conosce crisi. Nonostante le difficoltà dell’economia mondiale, gli investimenti, sia pubblici che privati, sono costantemente in ascesa (314 miliardi di dollari nel 2013; +3% rispetto al 2012). Soltanto una decina di nazioni, tra cui l’Italia, possono considerarsi in possesso di un ampio spettro di tecnologie abilitanti e di una consolidata capacità industriale sia per progettare e realizzare sistemi spaziali (satelliti, lanciatori, moduli abitati) che per gestire complesse missioni e fornire servizi satellitari.
Il mercato spaziale a livello mondiale può essere identificato da una parte con la produzione industriale manifatturiera dei sistemi spaziali e dall’altro con la vendita dei servizi e delle applicazioni che da essi ne derivano. Globalmente la quota del giro di affari della manifattura è inferiore al mercato relativo ai servizi tenendo conto anche della vendita al dettaglio di navigatori satellitari o degli abbonamenti televisivi. Gli operatori privati, mediante l’uso di satelliti per la Navigazione o per le Telecomunicazione, hanno registrato una costante anche se lieve crescita.
Il mercato istituzionale si articola in iniziative di singoli paesi, o attraverso accordi internazionali, che vedono la realizzazione di missioni di tipo esplorativo/scientifico per Università e Centri di Ricerca, oppure di tipo applicativo quali, osservazione della terra, meteo, telecomunicazioni, navigazione a uso di esigenze governative, includendo in queste, i servizi e le applicazioni per la Difesa, governativi/duali (come l’intelligence e l’homeland security).
Il settore industriale spaziale Americano è il leader mondiale con quasi l’80% del mercato Istituzionale mondiale. Gli USA non permettono l’accessibilità a imprese straniere in quanto è considerato settore di elevata valenza strategica.
Negli ultimi tempi, l’entrata nel mercato di paesi emergenti, in particolare Cina e India, con piani spaziali estremamente ambiziosi, sta cambiando l’assetto geopolitico del settore, costituendo un fattore competitivo ad elevato rischio per l’industria europea, che a differenza di quella americana, non beneficia di un consistente mercato Istituzionale Comunitario in grado di fornire adeguato supporto e riparo.
Dopo gli Usa c’è la Russia con il suo patrimonio culturale ereditato dai grandi successi delle decadi precedenti.
L’Europa detiene il terzo posto nel mercato industriale globale con un mercato istituzionale europeo civile fondamentalmente demandato all’ESA ma con un ruolo diretto UE in crescita. Il mercato commerciale ha rappresentato per l’industria europea un settore trainante.
In Europa il settore ha una posizione stabile, con tendenza di crescita negli ultimi 5 anni è (36.200 occupati nel 2013, +1,5% rispetto al 2012). La Francia, grazie alle sue strategie e le politiche industriali di lungo termine è, nei fatti, Paese sempre dominante in Europa; le recenti joint venture aerospaziali francesi, pilotate anche a livello governativo e la nascita del colosso Airbus-Safran suscitano preoccupazione in Europa, anche per il potenziale condizionamento industriale sulle future scelte europee (in particolare nel settore dei lanciatori).
Illuminante il differente peso attribuito ai programmi spaziali dalla Francia rispetto all’Italia: nel 2014 ogni cittadino francese ha speso per il settore 32,3 euro; meno di 9 euro è la spesa pro-capite in Italia. Il governo tedesco ha recentemente dichiarato di voler aumentare gli investimenti per i prossimi anni e far pesare maggiormente il proprio ruolo in Europa.
In definitiva, il mercato spaziale è un settore in continua, significativa evoluzione. Sono sempre di più i paesi che cercano di dotarsi di strumenti satellitari propri sviluppando capacità e competenze industriali strategiche.
Le politiche delle attività spaziali sono in buona parte presidiate da strutture dedicate a vari livelli istituzionali.
A livello ONU c’è l’United Nations Office for Outer Space Affairs (Unoosa) il cui direttore, da marzo 2014, è l’italiana Simonetta Di Pippo. L'ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico (Unoosa) è un ufficio delle Nazioni Unite creato con una risoluzione dell'Assemblea generale nel 1962. L'ufficio ha sede a Vienna. Supervisiona i programmi spaziali dei vari paesi, tiene il registro degli oggetti spaziali lanciati nello spazio. Opera principalmente attraverso il Copuos, il comitato dell'Assemblea Generale per gli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico con cui provvede anche a finanziare i progetti delle nazioni che vogliono creare un programma spaziale in modo pacifico. L’Unoosa ha il compito di offrire a tutto il sistema delle Nazioni Unite e delle sue Agenzie specializzate delle soluzioni ai problemi del pianeta, attraverso l’impiego di sistemi e tecnologie spaziali. I temi portanti sono la salute pubblica, la sicurezza e il benessere, la gestione dei disastri e l’assistenza umanitaria. Sul lato dello sviluppo economico favorisce l’uso dei dati satellitari per promuovere una agricoltura sostenibile e uno sviluppo tecnologico avanzato. Per poter assicurare sostenibilità ambientale, l’Onu fa un uso estensivo di dati spaziali e processi di monitoraggio a derivazione spaziale.
A livello di singoli Paesi sono state costituite specifiche agenzie con compiti similari. Le Agenzie nazionali hanno come obiettivo la definizione della strategia e la governance del proprio settore spaziale. Ciò viene esercitato attraverso l’individuazione di programmi che coniugano la ricerca di base in campo spaziale con lo sviluppo e la realizzazione di tecnologie, prodotti e componenti industriali. I governi, una volta condivisi i piani strategici proposti, incaricano le proprie Agenzie a gestire i fondi governativi da destinare ai vari progetti assegnando commesse alle imprese e ai centri di ricerca. I principali enti dedicati alle attività spaziali sono:
La NASA, acronimo di National Aeronautics and Space Administration (in italiano Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche), è l'agenzia governativa civile responsabile del programma spaziale degli Stati Uniti d'America e della ricerca aerospaziale. Ha un bilancio di 18 miliardi di dollari annui.
L'Agenzia spaziale cinese (CNSA) è l'agenzia civile della Repubblica popolare cinese responsabile dello sviluppo spaziale della nazione. Le aziende che producono i vettori e i satelliti sono attualmente sotto il controllo dello Stato, ma il governo cinese lascia loro una discreta libertà nell'operare in modo simile alle grandi corporazioni private occidentali. La Cina, comprensivi delle attività militari, ha un bilancio vicino a quello americano.
L'Agenzia Spaziale Europea o ESA (acronimo dell'inglese European Space Agency) è un'agenzia internazionale fondata nel 1975 incaricata di coordinare i progetti spaziali di 21 paesi europei alcuni dei quali non UE. Il personale dell'ESA ammonta a 1.900 persone (esclusi sub-appaltatori e le agenzie nazionali). Il budget del'ESA per il 2015 è di 4,433 miliardi di euro. Per questo anno, l'osservazione della terra è la prima voce di spesa nell'ESA (il settore assorbe il 28,3% del preventivo, la seconda voce è la navigazione). Nel 2015 i tre principali finanziatori ESA sono stati la Germania (24,6%), la Francia (22,2%) e l'Italia (10,2%). In Europa gli stati membri dell’ESA destinano parte dei fondi governativi al suo finanziamento come contributo per i grandi programmi comuni a livello continentale, distinti tra quelli obbligatori (il cui contributo viene ripartito in proporzione al PIL dei singoli paesi) e quelli facoltativi (per i quali ciascun Paese decide se e in che misura contribuire). A sua volta l’ESA si occupa di assegnare e gestire i contratti per la realizzazione dei programmi, garantendo a ciascun Paese il cosiddetto “ritorno geografico”, ovvero una ricaduta in termini di contratti per le industrie e gli Enti di ricerca corrispondente alla sua contribuzione. Tale politica permette a ciascun paese di poter ricevere come contropartita per gli investimenti effettuati un ritorno finanziario oltre che tecnologico. In tal modo, ogni euro che un dato paese membro versa nei fondi dell'Agenzia, dovrebbe rientrare interamente in quel paese sotto forma di contratto industriale.
In sostanza gli stati membri, attraverso le agenzie spaziali nazionali, investono fondi affinché il proprio sistema della ricerca scientifica e tecnologica si sviluppi in modo integrato, le proprie aziende acquisiscano contratti e quindi consolidino competenze, il sistema paese, nel suo complesso, mantenga un posizionamento strategico in ambito europeo e internazionale.
Con la crescita del livello di competizione internazionale nel settore spaziale, il ruolo dell’ESA appare sempre meno all’altezza della situazione. Si dedica quasi esclusivamente alla gestione dei programmi istituzionali e a redistribuire i ritorni geografici. Manca una visione strategica più ampia che comprenda, tra l’altro, accordi di partnership o commerciali con i Paesi emergenti.
Nell’ultimo decennio la UE ha svolto un ruolo di crescente rilievo in campo spaziale. Nel nuovo Trattato ha citato esplicitamente il settore riconoscendone la strategicità e ne ha disposto ingenti finanziamenti a sostegno di grandi progetti spaziali, avvalendosi anche del supporto operativo dell’ESA. Per il futuro è prevedibile un ulteriore ruolo crescente dell’UE in un regime di maggiore competizione senza garanzia dei ritorni geografici e nel quale l’ESA svolgerebbe funzioni di direttorato tecnico per le attività spaziali europee.
A differenza degli USA, in Europa ogni nazione mantiene una propria agenzia spaziale nazionale. Alcune agenzie nazionali hanno considerevoli budget che utilizzano per ricerche scientifiche e progetti congiunti con l'ESA. Notevoli i fondi stanziati dalla tedesca DLR e dall’agenzia francese. Contando tutte le agenzie nazionali l'importo dedicato all'esplorazione spaziale dall'Europa raddoppia.
Le principali Agenzie spaziali europee nazionali sono:
- Il Centre National d'Études Spatiales (CNES) (Centro nazionale per lo studio spaziale) è l'agenzia governativa francese (legalmente è una società pubblica a carattere industriale e commerciale). Il suo quartier generale è a Parigi.
- L'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) venne fondata nel 1988 per promuovere, coordinare e condurre le attività spaziali in Italia. Opera in collaborazione con il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e coopera in numerosi progetti con entità attive nella ricerca scientifica e nelle attività commerciali legate allo spazio. Internazionalmente l'ASI fornisce la delegazione italiana per l'Agenzia Spaziale Europea e le sue sussidiarie.
- Il Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt (DLR) (L'agenzia spaziale tedesca) è il centro di ricerca nazionale per l'aviazione e la ricerca spaziale per la Repubblica Federale Tedesca. Svolge progetti di ricerca con collaborazioni nazionali e internazionali.
- Il British National Space Centre (BNSC Centro nazionale Britannico per lo spazio) era una collaborazione di vari dipartimenti del governo del Regno Unito che si occupano delle attività spaziali. Dal 1º aprile 2010 è stato sostituito dalla UK Space Agency (Agenzia Spaziale del Regno Unito).
Tutto questo parlando di programmi Istituzionali civili, ma non dobbiamo dimenticare che in molti paesi l’attenzione all’utilizzo delle attività spaziali da parte dei vari Ministeri della Difesa è sempre stata rilevante. Negli USA circa la metà del budget annuale per le attività spaziali istituzionali è gestita dal potente DoD (Dipartimento della Difesa) che da anni considera lo Spazio come strategico in quanto intrinsecamente legato al concetto di Sicurezza e Difesa. Militarmente parlando questo settore rappresenta il quarto livello di operazioni delle Forze Armate.
In Europa non si è arrivati ancora a definire una coerente politica unitaria per la Difesa su scala continentale, così le attività spaziali di questo settore sono frammentate rispondenti alle singole esigenze nazionali o al massimo concordate attraverso accordi bi-tri-laterali. All’EDA (European Defence Agency) non è permesso fino in fondo di svolgere i suoi compiti di stimolo e monitoraggio in rapporto l’evoluzione dei bisogni di difesa integrata dei Paesi Europei.
Nel nostro paese il ministero della Difesa ha da anni preso in considerazione l’utilità dello spazio tanto da stilare annualmente un “Piano Spaziale”. Grazie a questo sono stati sviluppati, nel corso degli anni, interessanti programmi nazionali e bilaterali, anche a carattere duale e altri sono in via svolgimento e definizione[1]. I tagli di spesa per la difesa rischiano di ridimensionare gli investimenti in attività spaziali con ricadute negativa anche sulle tecnologie duali.
Le due grandi branche imprenditoriali del settore spaziale globale sono la manifattura e i servizi.
Il settore manifatturiero è caratterizzato da un alto grado di concentrazione dell’industria con:
un numero limitato di competitori globali, alcune decine di fornitori di sottosistemi, qualche centinaio di fornitori di Payload ed equipaggiamenti. Le PMI hanno in genere competenze di nicchia anche se costituiscono una parte significativa del tessuto industriale.
Il settore dei servizi non può invece essere facilmente schematizzato data l’estesa molteplicità di service provider su scala globale che utilizzano sistemi di telecomunicazioni, di osservazione della terra e di radionavigazione. Intanto si può cominciare a distinguere tra i servizi istituzionali (Difesa e Governativi/Duali) e servizi puramente commerciali (es. TV). Il modello che sembra prefigurarsi è quello dell’integrazione duale e dell'adattamento di soluzioni commerciali, complementari rispetto ai mezzi propri della Difesa Militare anche se appare trainante quello della difesa. Tuttavia si può osservare che, rispetto al settore manifatturiero, esso è caratterizzato da un minor peso degli investimenti e da un minor rischio industriale, mentre forse richiederebbe una maggiore rapidità nell’introduzioni di innovazioni per un miglior posizionamento competitivo sui mercati.
In Italia le industrie dell’aerospazio e dell’elettronica high-tech rappresentano una realtà primaria nel settore delle alte tecnologie con un consistente patrimonio di tecnologie strategiche e con capacità di ricerca e di produzione adeguate. Presenti in aree puntuali, ma spesso integrate fra loro, vedono l’impegno di un novero ridotto di grandi imprese (1.500-2.500 addetti) e di una costellazione di Pmi detentrici di patrimoni tecnologici di grande rispetto nell’elettronica e nella meccanica fine. Attualmente il comparto ha un giro di affari annuale pari all’1% del Pil, e investe in ricerca e sviluppo mediamente il 12% dei ricavi con l’obiettivo di assicurare il mantenimento di un significativo livello di competitività internazionale. L’occupazione è di oltre 50mila addetti di altissima professionalità (oltre 20mila ingegneri operanti in centri di ricerca, laboratori, impianti produttivi). L’indotto è consistente e molto qualificato, con oltre 150mila addetti. Le industrie dell’aerospazio e dell’elettronica high-tech assicurano anche un contributo fondamentale alla bilancia commerciale del Paese con esportazioni pari a circa 7 miliardi di euro l’anno. In questi comparti si manifesta l’importanza strategica della ricerca, condizione necessaria per il consolidamento della competitività nei mercati internazionali. I progetti aerospaziali richiedono di regola investimenti di elevate dimensioni e impegnano nella fase di sviluppo tempi mediamente molto più lunghi che in altri settori (almeno cinque-sei anni). Da ciò derivano, oltre agli inevitabili rischi industriali, tempi di recupero degli investimenti più elevati (con il raggiungimento del “punto di equilibrio finanziario” solo dopo 15 o più anni dall’investimento). In tale situazione sarebbe molto difficile la realizzazione di un progetto aerospaziale con l’utilizzo solo di risorse delle aziende. È per questi motivi che tutti i Paesi, compresa l’Europa, prevedono, sia pure in forme diverse, interventi pubblici come condizione necessaria per mantenere vitale questa industria strategica in cui si concentrano effettive eccellenze di capacità tecnologiche.
In Italia una intelligente linea di politica industriale avviata già negli anni ottanta ha consentito, prevedendo con la legge 808 del 1985 l’istituzione degli opportuni strumenti di intervento, lo sviluppo e il mantenimento nel nostro Paese di una vitale e competitiva industria aerospaziale in grado anche di inserirsi nella rete delle principali collaborazioni internazionali. Il consolidamento di tale situazione in coerenza con le nostre capacità e gli interessi nazionali richiederebbe che su tale industria fossero ulteriormente concentrati, in modo sistematico, investimenti pubblici con la necessaria tempistica. Ciò permetterebbe di non disperdere quelle capacità di concezione, progettazione e produzione di sistemi complessi ad alta intensità di innovazione, che l’Italia negli anni è riuscita ad ottenere grazie agli investimenti passati. Ciò consentirebbe di confermare le posizioni di eccellenza conquistate nel contesto internazionale. Di qui la necessità di difendere e consolidare la presenza nazionale in tale settore evitando che in conseguenza di una ridotta incidenza delle azioni di governo le imprese italiane si trovino a soccombere di fronte alla aggressiva concorrenza di industrie straniere che fruiscono di un forte ed efficace supporto da parte delle autorità dei loro Paesi.
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