Home >> Articoli >> Corruzione, se ne parla tanto, ma non sembra che vi sia il consenso per una politica di contrasto esplicito e radicale all'illegalità.

Corruzione, se ne parla tanto, ma non sembra che vi sia il consenso per una politica di contrasto esplicito e radicale all'illegalità.

07/01/2015
Molti esempi: dalla volontary disclosure al decreto fiscale di fine anno. E con la legge elettorale, tra capilista bloccati e preferenze, si va verso un aumento delle spese elettorali e un forte rischio di scambio e voto clientelare.

La reputazione dell’Italia all’estero non è delle migliori. Al di là degli apprezzamenti relativi alla moda, al cibo, alla storia, alle opere d’arte, alla simpatia, il nostro Paese viene considerato inaffidabile e forse irrecuperabile. I luoghi comuni sull’Italia sono sempre gli stessi, e sempre più radicati: mafia, corruzione, evasione fiscale, superficialità, incompetenza etc …e fino a un paio di anni fa l’ironia su un capo del governo ritenuto poco presentabile. Si tratta di pregiudizi, ma purtroppo non privi di un fondamento reale in quanto il problema della legalità, del rispetto di regole generali condivise, della sobrietà della classe dirigente sono sicuramente un ostacolo alla credibilità del Paese, al corretto funzionamento dell’economia, alla crescita, agli investimenti esteri, ben più delle tasse o della rigidità del mercato del lavoro.
E tuttavia non si riesce a fare di questo problema una questione politica centrale da affrontare con terapie d’urto adeguate. E non sembra che il consenso sul nostro Paese possa passare per un contrasto esplicito e radicale alla illegalità diffusa. Al contrario le polemiche generalizzate contro la “casta”, la politica e i partiti producono di fatto l’effetto opposto. E quel che è certo che gli interventi del Governo, per quanto apprezzabili, appaiono frammentari e insufficienti.
Gli esempi che si possono fare sono molteplici. Dopo tante polemiche nei confronti dei condoni di Tremonti per favorire il rientro di capitali dall’estero, i governi di centrosinistra hanno varato la cosiddetta “voluntary disclosure” invocando l’esempio di altri Paesi, ma in realtà puntando ad ottenere alcuni miliardi utili a far fronte ad una situazione di bilancio difficile e a tranquillizzare una frazione di cittadini influenti. La differenza con i provvedimenti di Tremonti consiste nel fatto che non si tratta di un condono tributario, in quanto le imposte dovute devono essere interamente pagate. Tuttavia anche questo intervento prevede norme molto generose di non punibilità dei reati commessi, una vera e propria amnistia surrettizia che conferma la convinzione diffusa secondo cui i reati tributari non sono in realtà reati “veri”. Si è detto che l’intervento era necessario per ottenere finalmente l’approvazione del reato di autoriciclaggio, e in effetti lo scambio poteva risultare accettabile, ma il nuovo reato esclude la punibilità nel caso in cui l’autoriciclaggio riguardi l’utilizzo di proventi a fini personali, il che equivale ad escludere sia le somme derivanti da evasione fiscale che – in molti casi – quelle derivanti dalla corruzione.
Per quanto riguarda il contrasto alla corruzione, va bene il rafforzamento e il rilancio della apposita autorità, ma le nuove norme sono state introdotte con un disegno di legge e non con un decreto e di fatto si limitano ad intervenire sui tempi di prescrizione sulle pene e poco più, evitando di estendere al fenomeno norme già previste per i reati di mafia, quali quelle sui pentiti, le infiltrazioni, ecc… Non si interviene sulla normativa sugli appalti, accorpando le stazioni appaltanti e affidando la preparazione delle gare a strutture autonome, indipendenti e competenti, perpetrando così il rischio (?) di appalti preconfezionati e di bandi spesso preparati dalle stesse aziende interessate. Ogni tanto si sente parlare del reato di falso in bilancio ma le norme relative non vedono la luce e non è chiaro se la soluzione finale sarà effettivamente efficace.
Per quanto riguarda l’evasione fiscale nella recente legge di stabilità sono state inserite alcune norme ispirate a un recente rapporto Nens del giugno scorso, ma le norme più incisive e con maggiore capacità di recupero di gettito sono state accantonate, né si vedono interventi volti a rendere efficaci gli strumenti informatici e l’utilizzo delle banche dati.
In uno dei Consigli dei ministri di fine anno infine è stato varato il decreto attuativo della delega fiscale in materia di reati tributari che di fatto depenalizza la quasi totalità dei reati stessi, dopo mesi di discussione presso il ministero dell’Economia dove sembrava si fosse raggiunta una soluzione accettabile che però, all’atto pratico, sembra essere stata abbandonata dal Tesoro. In proposito ci sono state molte, e giuste, polemiche, ma resta che la logica di fondo alla quale si ispira l’intero decreto è chiarissima: per quanto è possibile l’evasione fiscale non deve essere un reato.
Per quanto riguarda la criminalità organizzata è forse giunto il momento di riflettere sulla efficacia della repressione affidata a magistratura e forze dell’ordine che per quanto meritoria e insostituibile, non è in grado di assicurare il controllo del territorio, o la funzionalità di apparati burocratici, intimiditi, infiltrati o corrotti.
Da questo punto di vista la legge elettorale che si sta varando accresce i pericoli relativi alla trasparenza del personale politico in quanto, tra capilista bloccati e preferenze, si rischia di rendere discrezionali alcune scelte e di lasciare le altre a una concorrenza all’ultimo sangue, e all’ultimo euro, tra aspiranti candidati di uno stesso partito messi in competizione tra di loro e non con gli avversari politici, aumentando inevitabilmente sia le spese elettorali che il voto clientelare e di scambio e la corruzione politica. La soluzione corretta sarebbe ovviamente il ricorso al collegio uninominale che oltretutto può essere declinato sia in chiave maggioritaria che proporzionale. Analogamente dopo l’impressionante vicenda di Mafia Capitale è singolare come nel PD non si sia sviluppata una riflessione sia sul meccanismo delle preferenze con cui si eleggono i consiglieri comunali e regionali, sia sullo strumento delle primarie per eleggere le cariche interne al partito che oggi è esposto alle scorrerie di qualsiasi gruppo di pressione o malavitoso che voglia condizionarne l’azione o prenderne il controllo.
Come si vede, ci sono non pochi elementi di riflessione per il rilancio su vasta scala della questione morale nel nostro Paese, ed è inquietante il fatto che a livello politico nessuno sia stato in grado finora di sollevare in modo coerente e organico e pressante questa grande questione nazionale.

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
8 + 11 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.