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Vincenzo Visco

I Panama papers e i paradisi fiscali

Ripubblichiamo un contributo di Vincenzo Visco di un anno fa sui Panama Papers. Un esame dei paradisi fiscali per capire la verità su come le elite proteggono le proprie finanze. 

La vigilanza può intervenire solo ex post.

Se non fossimo in Italia, Paese proclive alla demagogia, che esprime una classe dirigente politica mediocre, poco consapevole, e facilmente influenzabile dagli umori diffusi nella opinione pubblica e dagli interessi di consorterie di varia natura, la vicenda della Banca d’Italia apparirebbe surreale, dal momento che la doppia, gravissima crisi economica che ha investito l’Italia negli ultimi 10 anni più di ogni altro Paese (Grecia esclusa), ha prodotto il fallimento solo di pochissime banche medie o molto piccole, eventi trascurabili rispetto a quanto accaduto negli Usa, in Inghilterra, in

"L'evasione? E' un problema politico, il discrimine tra destra e sinistra"

Vincenzo Visco il 12 ottobre presenterà il suo nuovo libro e accusa il governo di aver abbandonato la lotta all'evasione da tempo. "Nel 2014 quando si insediò Renzi gli portai un dossier che conteneva tutti i suggerimenti per scovare chi non paga le tasse. Solo due metodi hanno adottato"

Equitalia va riformata assolutamente, ma la riscossione coattiva delle imposte non si può eliminare.

Non c’è un motivo logico per cui non possa funzionare, se affidata ad una gestione onesta e competente. Del tutto cervellotica invece appare la posizione di chi vorrebbe trasformare Equitalia in un ente pubblico autonomo dall’Agenzia, in quanto la riscossione coattiva non è altro che l’ultimo livello del processo di accertamento, che non può che rimanere (rientrare?) sotto il controllo degli enti impositori.

Piketty, la distribuzione del reddito e gli economisti classici. Riflessione sulla polarizzazione tra super ricchi e massa dei poveri.

La contrapposizione tradizionale tra proprietari dei mezzi di produzione salariati appare oggi sfuocata; le diseguaglianze non dipendono solo dalla distribuzione tra profitti e salari, e né i profitti né i salari sono oggi quelli tradizionali. La contraddizione principale sembra essere quella che conduce a una polarizzazione tra un manipolo di super ricchi e una massa di “poveri”, con la progressiva scomparsa del ceto medio.

Visco: Ma quale flessibilità! In Europa bisogna cambiare verso alla politica economica sbagliata seguita fin qui.

Il nostro Paese non avrebbe dovuto chiedere nessuna flessibilità particolare, ma promuovere un dibattito esplicito sulla linea di politica economica seguita negli ultimi 4 anni, sui suoi risultati e sulle alternative possibili sia a livello teorico che pratico, dal momento che il fallimento della strategia seguita sia per quanto riguarda la politica fiscale che quella monetaria è sotto gli occhi di tutti.

Visco: non ha senso la polemica sull'efficacia degli 80 euro, che riflette solo il tradizionale conflitto distributivo tra profitto e salari.

L’alternativa che viene prospettata è quella di concentrare gli sgravi sul costo del lavoro a carico delle imprese e in particolare sull’Irap. Ma la polemica attuale riflette un tradizionale conflitto distributivo tra profitto e salari in presenza di risorse scarse, e non dovrebbe sorprendere il fatto che Renzi abbia (per la prima volta dopo molto tempo) optato per i salari.

Visco: il piano Juncker è una illusione

Una leva finanziaria poco credibile. Le opere da finanziarie sarebbero solo quelle che generano un reddito. Non si sa se il contributo degli Stati venga poi computato ai fini del patto di stabilità. Questo piano conferma che l’ossessione contabile dei Paesi nordici continua ad essere la vera bussola che orienta le scelte di Bruxelles.

Corruzione, se ne parla tanto, ma non sembra che vi sia il consenso per una politica di contrasto esplicito e radicale all'illegalità.

Molti esempi: dalla volontary disclosure al decreto fiscale di fine anno. E con la legge elettorale, tra capilista bloccati e preferenze, si va verso un aumento delle spese elettorali e un forte rischio di scambio e voto clientelare.

La banca che ci manca: Pier Luigi Ciocca delinea i diversi modi di concepire il compito delle banche centrali, e indica la via dell'autonomia e della discrezionalità.

Istituzioni forti, tutelate dalla legge, poste al riparo da incursioni esterne (di tutti i tipi), e in grado di muoversi rapidamente con autonomia, discrezionalità, responsabilità, se si pensa che il capitalismo sia endemicamente instabile. Istituti che devono invece funzionare sulla base di regole stabilite dalla legge e non discrezionalmente, se si pensa come Ricardo o come Friedman e i monetaristi che il capitalismo e la finanza siano naturalmente in grado di autoregolarsi da soli. Un modello, quest'ultimo, adottato per la Bce, ma ormai in evidente crisi dopo gli scossoni del 2007-2008.

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