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Equitalia va riformata assolutamente, ma la riscossione coattiva delle imposte non si può eliminare.

16/07/2014
Non c’è un motivo logico per cui non possa funzionare, se affidata ad una gestione onesta e competente. Del tutto cervellotica invece appare la posizione di chi vorrebbe trasformare Equitalia in un ente pubblico autonomo dall’Agenzia, in quanto la riscossione coattiva non è altro che l’ultimo livello del processo di accertamento, che non può che rimanere (rientrare?) sotto il controllo degli enti impositori.

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli attacchi ad Equitalia e gli interventi volti a ridurre le capacità operative fino quasi ad annullarle. In effetti le critiche che si possono fare alla società incaricata della riscossione coattiva dei tributi e dei contributi sociali sono numerose: un comportamento spesso inutilmente aggressivo, talvolta vessatorio nei confronti di non pochi contribuenti in oggettiva difficoltà a causa della crisi economica, numerosi episodi di corruzione, costi elevati, personale pletorico, eccesso di dirigenti e consigli di amministrazione, assunzioni poco trasparenti, ecc.

La risposta a queste critiche è stata quella- paradossale- avanzata dai deputati 5 stelle di “abolire” Equitalia. Questa proposta è chiaramente volta ad ottenere facile consenso presso l’opinione pubblica pregiudizialmente ”antitasse” e favorevole all’evasione fiscale e quindi in quanto tale appare irricevibile e irresponsabile. La soluzione proposta è in realtà quella di attribuire i compiti ora svolti da Equitalia all’Agenzia delle Entrate, operazione teoricamente possibile, ma molto complessa da attuare in pratica. Non va dimenticato infatti che nella storia d’Italia la riscossione delle imposte (e non solo la riscossione coattiva) è stata tradizionalmente appaltata ad esattori privati per ragioni di costi, di efficienza e di capacità organizzative, e che anche il trasferimento di questo compito alle banche (che allora erano prevalentemente pubbliche) fu possibile solo a seguito di una lunga battaglia. Ora Equitalia è una società interamente pubblica (51 per cento Agenzia delle Entrate 49 Inps) incaricata della sola riscossione coattiva. Non c’è un motivo logico per cui questo assetto non possa funzionare se affidato ad una gestione onesta e competente. Del tutto cervellotica invece appare la posizione di chi vorrebbe trasformare Equitalia in un ente pubblico autonomo dall’Agenzia, in quanto la riscossione coattiva non è altro che l’ultimo livello del processo di accertamento, che non può che rimanere (rientrare?) sotto il controllo degli enti impositori.

Ma il problema di fondo è comprendere bene quale è la funzione di Equitalia nel sistema fiscale italiano. La società si occupa – come si è detto- della riscossione coattiva di imposte e contributi, e cioè essa interviene solo dopo che l’accertamento della maggiore imposta da versare è avvenuta in modo definitivo, eventualmente dopo un lungo processo di contenzioso che a volte si conclude con la pronuncia della Corte di Cassazione. In altre parole, nella maggior parte dei casi che riguardano il fisco si tratta di somme dovute dai contribuenti allo Stato senza ombra di dubbio. Casi da non confondersi con i mandati di pagamento di multe e altre ingiunzioni locali, la cui precisione dipende dalla efficienza delle amministrazioni locali.

Il compito di Equitalia è quindi quello di assicurare che le somme relative al fisco vengano effettivamente incassate dallo Stato. Se questo non avvenisse verrebbe meno ogni credibilità del sistema fiscale e del contrasto all’evasione. E’ questo che vogliono i fautori dell’abolizione?

Né si può dire che i poteri di Equitalia siano eccessivi, al contrario. I poteri di enforcement in vigore negli altri Paesi sono analoghi anzi spesso più incisivi e invasivi e non potrebbe essere diversamente data la natura della funzione svolta che, per quanto sgradevole, è essenziale ed irrinunciabile.

Al contrario oggi in Italia assistiamo a un evidente paradosso: se un cittadino non paga le rate di un mutuo che ha acceso sulla sua casa di proprietà, la banca può espropriarlo senza problemi, e nessuno protesta, anzi la cosa sembra assolutamente normale. Ma se il creditore è lo Stato, la prima casa è diventata impignorabile e qualsiasi intervento viene considerato vessatorio e inaccettabile. Perché? Forse lo Stato è un soggetto meno meritevole di tutela di un privato?

In conclusione una radicale riforma di Equitalia è necessaria e va effettuata in tempi rapidi (ed è probabile che per questo sia anche necessario passare per un commissariamento), ma pensare di indebolire, eliminare (!) la funzione della riscossione coattiva delle imposte non è altro che una provocazione frutto di demagogia e incompetenza.

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