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Il clima di fiducia rischia di compromettere la ripresa dei consumi

30/10/2014
Lo stato di fiducia delle famiglie anticipa di solito l'andamento dei consumi. Nei primi cinque mesi dell'anno è calato da 106,3 a 101,9. Se la tendenza non si inverte è chiaro che potrebbe non esservi ripresa dei consumi nel 2015.

Nei sei anni dal 2007, ultimo anno di crescita, il consumo è diminuito meno del reddito disponibile delle famiglie: -8,1% rispetto a -10,4%. Gli effetti della crisi finanziaria made in USA si riflettono in una caduta degli investimenti e delle esportazioni, cui segue una diminuzione del consumo. Il calo di quest’ultimo, che è la componente principale del PIL (circa il 60%), determina un ulteriore processo contrattivo, e così via. Che il consumo sia diminuito meno del reddito disponibile non deve sorprendere, perché le famiglie hanno tentato di difendere il tenore di vita cui erano abituate.
E’ interessante però notare che è accaduto anche che consumo e reddito disponibile siano andati in senso contrario. E’ il caso del 2010, in cui i consumi crescono (+1,2%) mentre il reddito disponibile diminuisce (-1,4%). Viceversa c’è un anno in cui la diminuzione del consumo è stata più che doppia di quella del reddito disponibile: infatti l’anno scorso il consumo è diminuito ben di più del reddito disponibile (-2,8% contro -1,2%). Se la diminuzione del consumo fosse stata nell’ordine di quella del reddito, tenendo conto anche di un po’ più di importazioni, ma a parità di altre circostanze, il PIL sarebbe sceso di un solo punto, invece di quasi due.
I Bollettini trimestrali della Banca d’Italia, alla figura 20, riportano in alto le variazioni percentuali del consumo e del reddito, ed in basso l’indicatore mensile dello stato di fiducia delle famiglie. Si nota come l’andamento dello stato di fiducia anticipi quello del consumo. Ad esempio nel 2009 l’indicatore migliora costantemente, dopo la caduta dell’anno prima, ed infatti nel 2010 il consumo, come si è detto, avrà una ripresa. Viceversa nel 2012 l’indicatore volge al negativo, preparando la flessione della propensione al consumo dell’anno successivo.
Ciò premesso, veniamo alla previsioni per il prossimo anno. La Nota di Aggiornamento del DEF stima, per quanto riguarda il consumo, un tendenziale di +0,1% per l’anno in corso, e un +0,5% per l’anno prossimo. Il programmatico, che comprende i provvedimenti del Governo, porta l’incremento del 2015 a 1%. C’è però un campanello di allarme: infatti l’indicatore dello stato di fiducia delle famiglie (pari a 100 nel 2005) segnala un aumento, da 96,4 a 106,3 nei primi cinque mesi dell’anno, ma una discesa (da 106,3 a 101,9) nei successivi cinque mesi. Se la tendenza dovesse continuare, allora la previsione di +1% di aumento del consumo nel 2015 diverrebbe irrealistica, e di conseguenza quella del PIL, del deficit, del debito e così via. Il Bollettino Bankitalia segnala un lievissimo aumento del consumo nella prima metà dell’anno, e dunque la stima del DEF per il 2014 può essere considerata realistica. Ma è quella dell’anno prossimo che è a rischio.
Non vorrei che questa nota venga accusata di gufaggine, e mi affretto a ricordare il recente comunicato dell’Istat, che segnala una ripresa del clima di fiducia delle imprese in ottobre da 86,9 (settembre) a 89,2. Si tratta però di oscillazioni intorno ad un trend piatto: in luglio l’indice era a 90,8; ricordo poi che anche la base 100 del clima di fiducia delle imprese è del 2005, e che stiamo quindi ancora decisamente sotto.
Il Governo conta sugli effetti espansivi della manovra; ovviamente rispetto ad un tendenziale, che non considera la conferma degli ottanta euro, né gli sgravi alle imprese, si può parlare di stimolo espansivo, anche se quattro miliardi e mezzo stanno per essere immolati sull’altare di Bruxelles. Chissà se le famiglie italiane si convinceranno.

 

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