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La flat tax de noantri, con perdita di gettito e milioni di dipendenti che ci rimettono

18/12/2014
Proposte di Berlusconi (FTB) e di Salvini (FTS). La FTB prevede un’aliquota del 20% e una deduzione di 13.000 euro per ciascun dichiarante; la FTS un’aliquota del 15% e una deduzione di 5.000 euro, ma per ciascun componente del nucleo familiare. Sia Berlusconi che Salvini ci mettono su generosamente oltre sei punti di PIL. Ma la FTS riesce anche in un’impresa non facile: malgrado l’enorme perdita di gettito, nella versione di Salvini ci sono milioni di lavoratori dipendenti che ci perdono.

A quanto pare la flat tax è arrivata da noi, anzi come vedremo, è ritornata. Le due proposte sono di Berlusconi (FTB) e di Salvini (FTS). La FTB prevede un’aliquota del 20% e una deduzione di 13.000 euro per ciascun dichiarante; la FTS un’aliquota del 15% e una deduzione di 5.000 euro, ma per ciascun componente del nucleo familiare. Quindi con tre o più membri la FTS diviene più conveniente della FTB, sia per maggiori deduzioni (15.000, 20.000 o più) sia per l’aliquota più bassa. Il maggior vantaggio per le famiglie con (almeno) tre membri viene pagato con lo svantaggio per i contribuenti single fino a 37.000; da notare che i single sono la netta maggioranza (70% circa) dei contribuenti.

Incidenza % delle flat tax per un contribuente single

Nel grafico in ascissa abbiamo i redditi da 0 a 100.000, mentre in ordinata l’incidenza (rapporto tra l’imposta ed il reddito). Come si vede fino a 37.000 euro l’incidenza della FTS è più alta di quella della FTB, poi il rapporto si rovescia. Per i contribuenti single quindi Berlusconi è più “a sinistra” di Salvini. Da notare che per contribuente single si intende quello i cui redditi sono sottoposti all’imposta; un nucleo di tre persone che lavorano è composto da tre contribuenti single.

In entrambi i casi l’incidenza cresce al crescere del reddito, il che ci dice che una blanda progressività rimane, ma appena percettibile, a livelli di redditi medio-alti. Attualmente, per un reddito di 100.000 euro l’incidenza è pari al 36,2%; quindi la FTB dimezza l’incidenza, e la FTS fa ancora meglio. E’ chiaro che tanto più il reddito è elevato tanto più la flat tax (versione B o S) fa guadagnare. Il costo in termini di minori entrate si aggira sui 100 miliardi.

La flat tax nasce nei primi anni ottanta, quando Hall e Rabushka nel 1983 pubblicano un libro, preceduto da un articolo sul Wall Street Journal del dicembre 1981. Da poco Arthur Laffer ha disegnato la sua curva a campana su un fazzolettino da bar per un giornalista, per spiegargli come sia possibile prendere due piccioni con una sola fava: la riduzione delle aliquote. Se si riducono le aliquote i tax payer aumentano il lavoro e la produzione con il risultato che le entrate fiscali aumentano; è la supply side economics di Reagan e della Thatcher. La proposta di Hall e Rabushka è quella di un’imposta sul reddito con aliquota unica, a livello più basso possibile (nella proposta iniziale al 19%); vi è una deduzione per i soli lavoratori dipendenti, che tiene conto della famiglia.

Le due flat tax sono dunque simili all’originale, ma con una differenza. Hall e Rabushka avevano calcolato la loro imposta a parità di gettito, mentre invece sia B. che S. ci mettono su generosamente oltre sei punti di PIL. Per la verità la FTS riesce in un’impresa non facile: malgrado l’enorme perdita di gettito, nella versione di Salvini ci sono milioni di lavoratori dipendenti che ci perdono.  Se infatti, come probabile, insieme alla struttura dell’Irpef attuale viene cancellato anche il bonus Renzi, dagli 8.145 fino ad oltre 18.000 euro per tutti i lavoratori single vi è una perdita.

Il copyright della flat tax all’italiana però non è né di B né di S. E’ di Tremonti, il quale nella legge delega del 2003 aveva delineato una variante della flat tax, con un’aliquota del 23% fino a 100.000 euro e del 33% dopo (ma oltre i 100.000 all’epoca c’erano veramente pochi contribuenti). L’aliquota era un po’ più alta, ma vi erano deduzioni, decrescenti rispetto al reddito, che determinavano un effetto di progressività. Malgrado il fatto che nella busta paga dei lavoratori fosse introdotta una voce che esplicitamente richiamava la “deduzione per la progressività”, in realtà le aliquote rimasero cinque. L’intenzione dovette fare i conti con la realtà.

La flat tax è dunque una perfetta applicazione della visione della destra di ogni tempo: più i ricchi guadagnano, meglio è per l’economia. Oltre all’incentivo a lavorare e produrre, la flat tax è la migliore ricetta contro l’evasione. Qualche dubbio però dovrebbero averlo anche i seguaci di Adam Smith (che peraltro non avrebbe sottoscritto la tesi che il mercato risolve ogni problema). Basti pensare a cosa è successo con l’introduzione della cedolare secca del 21%, o anche meno in vari casi, sulle abitazioni in affitto. Chi ha fatto la scelta sono coloro che hanno un reddito medio o alto e che non evadono; gli altri sono rimasti felicemente in nero. 

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