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La robotica di servizio influirà sull'occupazione, cambierà in modo radicale il lavoro e l'intera società. Non dobbiamo farci trovare impreparati.

18/07/2014
L'avvento della tecnologia dell'automazione e della robotica nella produzione industriale ha mutato la specificità e la qualità del lavoro. Ma lo sviluppo della robotica di servizio, che riguarda sistemi e dispositivi al di fuori del contesto della produzione, provocherà un mutamento profondo di tutta la società. Bisogna fare una battaglia culturale per adeguare alla sfida il sistema degli studi.

In questo ultimo anno si è scatenato un dibattito scientifico interdisciplinare che ha coinvolto i principali centri di ricerca del mondo ed ha riguardato il tema del rapporto fra la qualità, la specificità e il numero dei posti di lavoro rispetto all'avvento della tecnologia dell'automazione. La domanda che molti scienziati sociali si pongono è apparentemente molto semplice, ma nella realtà contiene implicazioni enormi e di difficile interpretazione: la robotica cancellerà l'80 per cento dei posti di lavoro?
La risposta che io posso dare da scienziata e da politica è che probabilmente la robotica cambierà il lavoro, cambierà il modo di vivere, lavorare e produrre e non dobbiamo farci trovare impreparati.
La rivoluzione industriale attraversa varie fasi, l'ultima, la più recente, porterà ad un rapporto fra uomo e tecnologia sempre più profondo e intimo, si tratterà di indossare la tecnologia, di vivere con essa, e di saperla utilizzare al meglio per il bene comune.
Per questo sono molto preoccupata per la scuola e gli studenti italiani e ho deciso di intraprendere una battaglia culturale, quella del cambiamento e dell'adeguamento degli studi ai mutamenti della società, del lavoro e del modo di vivere ed interagire con il mondo.
Dobbiamo lavorare duramente, elaborare, mettere in discussione e preparare i nostri programmi educativi per costruire un futuro dove i nostri ragazzi imparino le grammatiche essenziali per parlare tutti i linguaggi della società, incluso quello della programmazione delle macchine.
Io credo che la sfida per il cambiamento si colga preparando un piano educativo nazionale, che affronti una volta per tutte il tema delle conoscenze e delle competenze che dobbiamo costruire per i ragazzi e gli adulti italiani perché possano operare in un mondo dove il lavoro sarà diverso, sarà modificato dall'uso della tecnologia, e non solo il lavoro in fabbrica ma anche il lavoro nei servizi e nella sanità, nel welfare.
Non dobbiamo combattere la tecnologia, o cercare di infilare la testa sotto la sabbia sperando che qualcosa accada per cui il processo di fermi, dobbiamo riuscire ad affrontare il tema del mutamento della società con una risposta di investimento a lungo termine, per prepararci con responsabilità  costruire la società del futuro,: l'Italia paese manifatturiero e dei servizi, che con scelte lungimiranti potrebbe saltare delle fasi ed utilizzare l'agenda digitale e un piano educativo nazionale per adeguarsi al presente e al futuro.
L'avvento della tecnologia dell'automazione e della robotica nella produzione industriale ha profondamente mutato la specificità e la qualità del lavoro per la realizzazione in serie dei prodotti, in modo tale che non esiste al momento nessun prodotto in serie, un veicolo o un cellulare, che non sia realizzato con automazione industriale.
Ci sono ancora delle operazioni molto delicate e critiche di montaggio o manipolazione di piccoli pezzi, che richiedono una elevata coordinazione senso motoria e pertanto vengono ancora svolte direttamente a mano da operatori umani, ma in futuro lo sviluppo delle tecnologie di automazione porterà probabilmente a ridurre sensibilmente l'intervento manuale diretto mediante l'introduzione di sofisticati manipolatori con controlli avanzati.
Ma un altro mutamento fondamentale dello sviluppo della robotica porterà probabilmente anche un mutamento profondo della società, si tratta dello sviluppo della robotica di servizio, ovvero della robotica di sistemi e dispositivi al di fuori del contesto della produzione. Le macchine entreranno nelle case, negli ospedali e negli ambienti pubblici e sostituiranno gli elettrodomestici e l'elettronica di consumo con sistemi intelligenti e autonomi in grado di svolgere compiti di servizio, come quelli di manutenzione, pulizia, trasporto oggetti e addirittura intrattenimento sociale.
Un esempio di questo tipo è l'aspirapolvere sviluppata da una società americana, una start-up lanciata da uno dei più grandi scienziati della robotica, Rodney Brooks, che ha prodotto migliaia e migliaia di robot aspirapolvere, acquistabili su internet e che girano per gli ambienti domestici a svolgere un compito di pulizia, guidati da software e con sensori derivati dalla robotica.
Il Roomba viene venduto on-line e si presenta come un'evoluzione del robot aspirapolvere, ma da un punto di vista ingegneristico presenta un passaggio chiave, il concetto dell'autonomia nella navigazione, ottenuto grazie ai sensori e all'intelligenza a bordo. Il robot fa il suo mestiere, pulisce, senza che il padrone di casa abbia alcuno stress, e quindi si sostituisce in un compito sgradevole e noioso e lo svolge silenziosamente e senza problemi.
E' questo un esempio paradigmatico di quello che potrà accadere in ampi margini della attività umana, tanto da far nascere un settore ormai accreditato e maturo, quello della robotica sociale.
In quest'ottica ci sono varie reazioni possibili, quella di chi predica una decrescita felice ed è portato a sognare il tempo in cui stavamo tanto peggio e quindi tanto meglio, e la tecnologia non ci minacciava, oppure una reazione più sana e più intelligente è quella di chi pensa che soltanto con un investimento nello studio profondo della tecnologia, dei mutamenti sociologici e delle implicazioni nella economia del lavoro e nell'etica possiamo affrontare questi cambiamenti della società.
Voi da quale parte state? E la sinistra dove sta e cosa fa? Se non adatta il modo di pensare alla società e i tradizionali metodi di analisi del lavoro e del rapporto fra produzione e società, probabilmente rimane vecchia e ancorata al passato e percepita dalle giovani generazioni come incapace di leggere ed interpretare il cambiamento come un'opportunità di lottare contro la disuguaglianza.

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