Home >> Articoli >> luci ombre e omissioni della spending review

luci ombre e omissioni della spending review

21/06/2017

La relazione sulla spending review ( in allegato) presentata dal governo contiene alcuni dati positivi, altri meno, qualche omissione, ma soprattutto parte da una premessa fattuale che finalmente mette un punto fermo di verità e realismo: vi sono voci di spesa che in una situazione normale, cioè in assenza di una guerra o di una catastrofe finanziaria, non possono e non devono essere aggredite, pena oltretutto ripercussioni gravi e pesanti sul livello dei consumi interni. Non è un passo di poco conto, considerando che un eventuale intervento di revisione della spesa sociale, in particolare delle pensioni in essere, viene evocato periodicamente come fosse una panacea di tutti i mali, o meglio come un mezzo per trovare risorse da investire nell’abbassamento del costo del lavoro (per le imprese).

I dati positivi riguardano i risultati ottenuti dalle iniziative prese finora e dall’avvertenza che il frutto più ampio arriverà nel tempo, perché il lavoro di revisione della spesa, quando è svolto seriamente e non in modo rozzo, funziona esattamente così: porta risultati nel tempo.   In particolare, nel periodo 2014-2017 la Spending review ha portato "30 miliardi di tagli nei capitoli di spesa, una fetta importante della spesa pubblica", come ha detto Yoram Gutgeld, commissario straordinario per la Spending review, presentando la relazione annuale alla Camera. "I capitoli di spesa eliminati e/o ridotti nel periodo 2014-2017 ammontano nel 2017 a 29,9 miliardi. Al netto del costo del personale, la riduzione rappresenta il 18% della spesa corrente. Questa riduzione ha interessato tutti i comparti della pubblica amministrazione, ma con effetti differenziati. La pubblica amministrazione centrale ha contribuito per il 17%".

I dati negativi e le ambiguità riguardano da un lato l’ammontare complessivo della spesa pubblica corrente che non reca traccia di una diminuzione di questo genere, segno che proprio nel periodo migliore per risparmiare e lavorare al risanamento della finanza pubblica (quantitative easing della Banca centrale europea, tassi bassi) questo non è strato fatto nella misura necessaria, nonostante l’effetto della spending realizzata; dall’altro lato i dati negativi i mancati risultati per interventi pure previsti, ma non realizzati. Basti pensare all’accorpamento dei piccoli Comuni o alla razionalizzazione delle aziende partecipate. Senza contare, infine, che l’unica voce di spesa complessiva che risulta drasticamente in riduzione è quella per le spese di investimento che invece, considerata la necessità di sostenere il rilancio dello sviluppo e la crescita del Prodotto interno lordo, il governo avrebbe dovuto accrescere. 

AllegatoDimensione
PDF icon RelazioneSpendigReview_20062017.pdf1.4 MB

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
1 + 0 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.