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Paul De Grauwe dimostra, dati alla mano, le ripercussioni sulla crescita economica dei limiti imposti alla Bce.

16/07/2014
Tre anni fa l'economista belga scrisse che la Gran Bretagna presentava squilibri più accentuati della Spagna nel deficit e nel debito, ma pagava interessi più bassi sui titoli pubblici perché in Uk c'era il sostegno della Boe. Ora che Draghi è intervenuto, l'economista ha ripreso il tema dimostrando che la differenza di impostazione ha portato a una minor crescita in Europa continentale.

Tre anni fa l’economista belga Paul De Grauwe scrisse un articolo[1]nel quale faceva notare una circostanza strana: la Spagna ed il Regno Unito presentavano deficit di bilancio pubblico rilevanti, più alti comunque nel Regno Unito; per quanto riguardava il rapporto del debito pubblico rispetto al PIL, in Spagna il rapporto era nettamente più basso che nel Regno Unito. Eppure i tassi d’interesse sui titoli pubblici erano più bassi nel Regno Unito. La ragione, disse De Grauwe, sta nel fatto che dietro i debiti sovrani britannici c’è la Banca d’Inghilterra (cioè la banca centrale che emette le sterline), mentre dietro i debiti sovrani spagnoli non c’è la BCE. Il paese che ha mantenuto la sovranità monetaria corre meno pericoli di incappare in una crisi di liquidità del debito, paga meno interessi a copertura del rischio, ecc… Pertanto, concludeva De Grauwe, quello di cui c’era bisogno era un sostegno (backstop) della BCE che allontanasse il rischio di liquidità.

Paul Krugman, che due anni prima aveva scritto un articolo nella sua rubrica nel NYT[2] intitolandolo con un gioco di parole di facile comprensione, aveva subito salutato[3] il lavoro di De Grauwe con il massimo complimento possibile: “Avrei voluto scrivere io l’articolo”.   Recentemente[4] De Grauwe è tornato sul tema, perché il famoso “whatever it takes” del discorso di Mario Draghi del 25 luglio 2012, ha funzionato proprio da backstop.

In questo grafico De Grauwe mostra l’andamento dei tassi sui titoli a 10 anni nei due paesi. Come si nota, dal 2010 incomincia la divaricazione: mentre in Spagna il tasso sale fino ad impennarsi all’inizio dell’estate 2012, nel Regno Unito l’andamento è decrescente. Ma, dopo il discorso di Draghi, inizia un processo abbastanza rapido di discesa del tasso spagnolo, mentre quello britannico sale leggermente, e la divaricazione praticamente si annulla.

Da notare che le Outright Monetary Transactions annunciate da Draghi determinano subito un effetto sui mercati finanziari, prima ancora di essere formalmente approvati. Il solo annuncio del possibile uso dello strumento da parte della BCE ha svolto il suo compito senza dover mai essere usato. Sarebbe bene che i giudici della Corte di Karlsruhe riflettessero su questo fenomeno.

Tutto bene? Beh, no. Perché nel frattempo gli andamenti macroeconomici dei due paesi sono stati molto diversi. Il Regno Unito ha seguito una politica monetaria espansiva all’americana, con conseguente svalutazione della sterlina rispetto all’euro, e ha scelto una linea morbida di riduzione del disavanzo di bilancio (il Regno Unito non ha aderito al fiscal compact). Ha avuto una crescita di circa 5 per cento negli ultimi quattro anni. La Spagna invece si è sottoposta alle cure della Commissione, non è riuscita comunque a rispettare gli obiettivi di riduzione del disavanzo, e ovviamente non ha potuto disporre di una politica monetaria autonoma. Il risultato è stato un calo di circa il 3 per cento del PIL reale.

Ora l’evoluzione del rapporto debito-PIL dipende da come crescono numeratore e denominatore; sulla crescita reale si è già detto, ma anche la crescita nominale britannica è stata nettamente superiore a quella spagnola; nel paese iberico infatti il tasso d’inflazione è sceso a zero. Il risultato si vede in questo secondo grafico di De Grauwe. Il rapporto debito-PIL del Regno Unito si è stabilizzato sul 90 per cento, mentre quello spagnolo continua a crescere ed ha superato il cento per cento.

E l’Italia? Come diceva Orazio “de te fabula narratur”. Il nostro paese ha avuto un andamento del tasso a dieci anni analogo a quello spagnolo, beneficiando quindi del backstop di Draghi. Ma l’economia è scesa più di quanto sia avvenuto in Spagna, e ovviamente il rapporto debito-PIL, anche se cresciuto di meno, è più alto di una trentina di punti percentuali. Il Regno Unito ha un tasso di disoccupazione più basso di tre punti rispetto al nostro paese (non parliamo poi rispetto alla Spagna). Ma Italia e Spagna hanno la bilancia delle partite correnti in attivo, mentre quella britannica è in passivo. A Berlino saranno contenti, a Madrid e Roma dovrebbero esserlo molto meno.

[1] De Grauwe P., “Governance of a Fragile Eurozone”, CEPS Working Documents, 4 maggio 2011.

[2] Krugman P., “The pain in Spain, The Conscience of a Liberal, 19 gennaio 2009.

[3] Krugman P., “The Pain in Spain, The Conscience of a Liberal, 4 maggio 2011.

[4] De Grauwe P., “Revisiting the pain in Spain”, Vox 7 luglio 2014.

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