
Il provvedimento per la riforma delle banche di credito cooperativo è nato da un’esigenza reale. C’era effettivamente la necessità di salvaguardare, rafforzare e rinnovare un sistema di aziende di credito che è decisivo per il sostegno e il finanziamento delle economie locali, in particolare delle piccole e medie imprese.
Purtroppo, il governo ha commesso alcuni errori nel costruire il provvedimento. Spero siano stati fatti in buona fede e non con obiettivi che nulla hanno a che vedere con la reale finalità della riforma.
Lo dico perché questi errori, se non li avessimo corretti per tempo, avrebbero comportato danni non solo per il sistema delle banche di credito cooperativo, e cioè per una rete di oltre 360 istituti, con più di 4.400 sportelli e un milione e 248 mila soci, presente direttamente in oltre 2.693 comuni italiani. Ma avrebbero potuto diventare un detonare per l’intero movimento cooperativo, che in Italia – vale la pena ricordarlo qui citando i dati dell’ultimo rapporto Euricse presentato nel settembre scorso – rappresenta l’8,5 per cento del Pil, un settore vitale della nostra economia che, nel corso della durissima crisi economica che abbiamo vissuto, ha mantenuto l’occupazione.
La sinistra del Pd con i suoi emendamenti ha lavorato per correggere le storture del provvedimento presentato dal governo. E grazie anche alla disponibilità del relatore e della commissione e al sostegno dei colleghi in aula alla Camera ha potuto apportare molti e utili miglioramenti, anche se non tutti quelli che riteneva opportuni.
Oggi la riforma si presenta dunque in modo diverso e più opportuno. Desidero qui citare alcuni dei punti più importanti in cui il lavoro della commissione ha raddrizzato il provvedimento, soprattutto, anche se non solo, sulla base dei nostri emendamenti.
1. Viene mantenuta l’indivisibilità delle riserve. Il provvedimento presentato dal governo rendeva invece possibile che i soci di oggi diventassero di fatto gli azionisti della banca anche se le riserve sono state accantonate per generazioni e con lo scopo di mettere in comune le risorse per un obiettivo mutualistico. Se questa norma non fosse stata cambiata, avrebbe costituito un precedente e una ragione per svuotare il sistema delle imprese cooperative così come è cresciuto nel nostro Paese. Ora la riforma prevede il mantenimento dell’indivisibilità delle riserve accumulate.
2. La riforma prevede inoltre che sia mantenuta la vocazione mutualistica, cioè la ragione di fondo per la quale sono state accumulate le risorse che oggi consentono alle Bcc di avere un patrimonio.
3. Il way out previsto nel testo presentato dal governo avrebbe consentito alle maggiori Bcc di evitare l’aggregazione senza opportune procedure di verifica e di controllo. Un controsenso, se si pensa che il provvedimento nasce dall’esigenza di rafforzare il sistema in un mercato bancario dove la robustezza patrimoniale è un requisito essenziale e dove le norme europee, e non solo, prevedono criteri prudenziali di solidità sempre più elevati. Gli emendamenti approvati hanno corretto questa stortura, prevedendo procedure più stringenti e un controllo più stretto di questo passaggio da parte della Banca d’Italia.
4. In commissione è stato anche deciso di dimezzare i tempi – da 120 a 60 giorni - per l’eventuale way out, un passaggio che varrà soprattutto per le Bcc che non hanno a oggi i requisiti per decidere di non aderire, ma che vorrebbero aggregarsi o tra loro o a un istituto già più grande.
5. Abbiamo previsto anche per chi aderisce all’aggregazione di sistema la facoltà di recesso.
6. Abbiamo infine migliorato il provvedimento sul tema delle sofferenze e abbiamo ostacolato il ritorno dell'anatocismo.
Oggi il provvedimento si presenta dunque con una strumentazione e con procedure diverse, più opportune, più adeguate all’obiettivo della riforma.
Abbiamo ottenuto molti miglioramenti, anche se non tutti quelli che ritenevamo necessari. Spero dunque che sia data ai colleghi del Senato la possibilità di apportare ulteriori miglioramenti in modo da rendere la riforma ancora più adeguata agli obiettivi che si prefigge.
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