La riforma ha un obiettivo condivisibile ma è stata realizzata con una falla macroscopica, che minerebbe non solo il raggiungimento degli obiettivi di rafforzamento del sistema, ma anche il senso stesso del movimento cooperativo. Ben 14 Bcc hanno più di 200 milioni di patrimonio netto e altre 28 lo hanno tra i 100 e i 200 milioni. Se restasse attiva la possibilità di un'uscita, la riforma produrrebbe un sistema debolissimo, una rapidissima serie di aggregazioni per arrivare ai 200 milioni di patrimonio, l'esistenza di diversi gnomi bancari di cui il Paese ha ben poco bisogno e la violazione di un fondamentale diritto: il patrimonio accumulato da generazioni diverse di soci e lavoratori con un fine mutualistico verrebbe privatizzato a favore di pochi azionisti privati di oggi. A chi giova?