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Risparmi e investimenti, deficit pubblici e attivi commerciali

31/03/2016
Anche se l’occupazione tedesca non è tutta positiva, con i sette milioni circa di mini-job, almeno è a livelli molto più bassi di quella degli altri tre paesi. I quali hanno già perso varie occasioni per ridiscutere la filosofia della politica economica comunitaria, ponendo questa domanda: perché l’Unione europea, ed in particolare l’area euro, abbia deciso di dare un bel contributo alla stagnazione secolare.

Immaginiamo un sistema economico senza spese ed entrate pubbliche né scambi con il resto del mondo. In un paese del genere la contabilità nazionale stabilisce che gli investimenti (privati) sono uguali ai risparmi (privati). Gli intermediari finanziari canalizzano i risparmi verso gli investimenti. Un incremento di un miliardo d’investimenti genera esattamente un miliardi in più di risparmi; il PIL aumenta, i risparmi aumentano e si ristabilisce l’equilibrio ad un livello di reddito più alto (si suppone che il sistema operi al di sotto della piena occupazione dei fattori produttivi, per cui gli incrementi sono reali). Il fenomeno opposto si verifica nel caso di una diminuzione degli investimenti.

Introduciamo ora il settore pubblico, mantenendo la chiusura degli scambi con l’estero. Ora se il bilancio pubblico è in deficit, il risparmio nazionale finanzierà non solo gli investimenti ma anche il deficit di bilancio: risparmi = investimenti + deficit pubblico. Se il prelievo pubblico fosse maggiore della spesa, avremmo il fenomeno contrario, gli investimenti sarebbero maggiori dei risparmi. Adesso un aumento di un miliardo d’investimenti (privati) fa aumentare il PIL e quindi i risparmi, ma determina una diminuzione del deficit pubblico (le imposte aumentano e alcune spese si riducono) o un aumento del surplus pubblico. L’incremento degli investimenti determina perciò un aumento dei risparmi in misura minore, cioè un po’ meno di un miliardo.

Apriamo ora il paese agli scambi con l’estero, con esportazioni ed importazioni. Ora i risparmi saranno pari agli investimenti più (meno) il deficit (surplus) pubblico, più (meno) l’attivo (passivo) della bilancia commerciale; è la nota relazione dei testi di macroeconomia, che possiamo anche esprimere in termini di eccesso di risparmi sugli investimenti: Risparmi-Investimenti = Spese meno Entrate pubbliche + Esportazioni meno Importazioni.

Di nuovo un aumento degli investimenti determina un minor aumento del risparmio, ora anche perché l’attivo della bilancia commerciale si riduce, in seguito ad un aumento delle importazioni dovute al maggior reddito ed ai maggiori consumi. Dunque nelle nostre economie un aumento degli investimenti riduce l’eccesso di risparmi, come quota sul PIL.

Veniamo ora alle previsioni della Commissione Europea, per il 2016, delle tre componenti, che, in percentuale sul PIL, sono :

Paesi

Risparmi meno investimenti

Deficit pubblico

Bilancia commerciale

Germania

+8,5

-0,1

+8,6

Francia

+1,9

+3,4

-1,5

Italia

+4,6

+2,5

+2,1

Spagna

+5

+3,6

+1,4

Come si nota, vi è un’evidente differenza tra la Germania e gli altri tre paesi: in Germania, con l’azzeramento del deficit pubblico, vi è una quasi perfetta coincidenza tra l’attivo della bilancia commerciale e il surplus di risparmi rispetto agli investimenti. Nel 2009, l’anno della crisi mondiale, l’eccesso di risparmi era in Germania solo leggermente inferiore (+8,1), ma finanziava un deficit del 3,2 e un attivo di bilancia commerciale del 4,9. L’azzeramento del deficit pubblico negli anni successivi ha portato alla forte (sarebbe meglio dire abnorme) crescita dell’attivo commerciale. In Italia ed in Spagna la differenza tra risparmi ed investimenti è comunque rilevante, sia per il deficit pubblico che per l’attivo della bilancia commerciale, mentre in Francia la differenza è meno forte per il deficit della bilancia commerciale. Ma l’eccedenza dei risparmi sugli investimenti era nettamente più positiva in tutti e tre i paesi nel 2009, a causa del livello dei deficit pubblici; in Spagna era +9,9, in Francia +5,8, in Italia +4,7.

L’eccedenza dei risparmi rispetto agli investimenti non è una buona cosa per l’economia di paesi come l’Italia o la Spagna, caratterizzati da livelli di alta disoccupazione, e in parte la stessa cosa si può dire per la Francia.  La logica economica che sta dietro agli indirizzi della Commissione e del Consiglio europei è, come noto, il raggiungimento del bilancio (strutturale) e le “riforme di struttura” per aumentare la competitività. Insomma lo spostamento dal deficit di bilancio all’avanzo della bilancia commerciale dell’eccesso di risparmio, cioè ripetere quello che ha fatto negli ultimi anni la Germania.    

Si tratta di una logica del tutto improbabile. Nessuno dei tre grandi paesi dell’euro ha la forza industriale della Germania, né ha una quota di esportazioni sul PIL simile; quella tedesca è stata nel 2015 del 47%, di fronte al 30% francese e italiano e al 33% spagnolo. La Net International Investment Position, che calcola tutti i crediti ed i debiti, pubblici e privati, di ciascun paese e dei suoi residenti, vede la percentuale della Germania, sempre in quota sul PIL, con il +48%, a fronte del -21% della Francia, -28% dell’Italia e del ben -93% della Spagna.

Lo spostamento dai deficit pubblici agli attivi commerciali può avvenire solo con una compressione degli investimenti, ed un andamento rallentato della crescita del PIL; eccesso di risparmio a fronte di disoccupazione elevata. Anche se l’occupazione tedesca non è tutta positiva, con i sette milioni circa di mini-job, almeno è a livelli molto più bassi di quella degli altri tre paesi. I quali hanno già perso varie occasioni per ridiscutere la filosofia della politica economica comunitaria, ponendo questa domanda: perché l’Unione europea, ed in particolare l’area euro, abbia deciso di dare un bel contributo alla stagnazione secolare.  

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