Home >> Articoli >> Sanità, con i tecnici l'obiettivo è diventata solo la quantità della spesa e non il modo di utilizzarla. La politica deve ricominciare a programmare.

Sanità, con i tecnici l'obiettivo è diventata solo la quantità della spesa e non il modo di utilizzarla. La politica deve ricominciare a programmare.

17/11/2015
Nei più recenti deliberati della Commissione Europea, dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della WHO e di altre istituzioni mondiali vengono costantemente rimarcati due grandi obiettivi: la riduzione della povertà e delle disuguaglianze. Negli stessi documenti si sottolinea come povertà e disuguaglianze incidano enormemente sulla salute, perché provocano difficoltà nell’accesso alla assistenza sanitaria. Per tale motivo viene indicata come meta irrinunciabile il Servizio Sanitario Universalistico, in base al concetto che una persona in stato di benessere, che quindi ha accesso a cure e servizi, ha un peso ( “burden” ) ben diverso sui bilanci statali poiché non consuma risorse ma al contrario ne produce, con la conseguenza che una contrazione della spesa sanitaria fine a sé stessa è da considerare non solo un attacco ai diritti della persona ma anche un vero e proprio errore strategico.

Quando la politica, ignorando le ragioni del buon governo e la necessità di esprimere una visione prospettica, si spinge fino al punto di generare distorsioni evidenti nella organizzazione e gestione della cosa pubblica, capita che, di fronte al prevalere delle distorsioni, essa rinunci al proprio ruolo guida. Proprio quando l’agire politico avrebbe una maggiore necessità di offrire prospettive e visioni future, la politica fa dunque appello ai tecnici ed al loro governo: governo tecnico, inteso sia come struttura generale esecutiva, ma anche come “governance” di singoli settori, ritenendo che di fronte alle difficoltà non sia un salto qualitativo della politica stessa a potervi porre rimedio, ma solo qualche aggiustamento proposto da coloro che sono ritenuti esperti del settore.

 

Nella nostra storia recente ci siamo abituati al ricorso ai tecnici in due principali situazioni: la prima potremmo definirla del “primato della competenza”. E’ la ragione formale per la quale essi vengono invocati per risolvere problemi di varia natura e portata, nelle situazioni ritenute di emergenza. La seconda ragione potremmo definirla della “mortificazione politica”. E’ la situazione nella quale la politica, soprattutto  nei periodi  di autarchia monomandataria del pensiero, quando cioè temendo il confronto democratico, ritenuto più un fastidio che una risorsa, azzera la situazione e blocca le possibili critiche e visioni alternative proponendo figure di riconosciuta competenza tecnica, in grado di dare soluzioni unanimemente condivisibili (classicamente  “né di destra né di sinistra”), perché necessarie al bene collettivo. E’ questa una situazione di oggettivo  impoverimento delle regole della vita democratica poiché assegna  d’imperio la soluzione dei problemi a “nominati”,  by-passando i luoghi istituzionali del confronto democratico. E’ la mortificazione della politica ed, espandendo il concetto, della democrazia, poiché annulla di fatto il controllo democratico e, in nome del bene collettivo, forza il consenso su misure di emergenza indipendentemente dal contesto prospettico ed ideale che solo la politica, con i suoi equilibri democratici, è in grado di proporre. Ai tecnici  dunque viene attribuito il ruolo di agire circondati da una aura di benevolenza generale, salvo scomparire una volta esaurita la propria funzione anche qualora essi stessi si volessero inserire nel gioco politico vero e proprio. Il tecnico ha infatti, per sua stessa definizione, una visione concentrata sul singolo provvedimento, guarda cioè alla soluzione di problemi contingenti. Il politico al contrario deve avere lo sguardo proiettato al futuro.

Tra tecnici e  politici c’è dunque una differenza importante, che, quando si fa riferimento a  settori come la Salute,  diventa ancora più evidente.  Numerosi rapporti pubblicati in questi ultimi  due anni ( CEGAS , ISTAT , OCSE ed altri ) hanno messo in evidenza numerose criticità del sistema sanitario in Italia, soprattutto sottolineando come tra gli effetti della crisi economica vi sia stato un importante impoverimento di ampi strati di popolazione, un aumento della disuguaglianza nella distribuzione del redditi, un aumento della povertà e della deprivazione ed un complessivo aumento delle difficoltà nel sostenere spese per beni e servizi necessari. Tutto questo si è tradotto in una grande disparità nella disponibilità di risorse tra Nord e Sud ma soprattutto, di fronte ad una spesa sanitaria tra le più basse d’Europa, in una crescente difficoltà di fruizione di sevizi, cure e possibilità di assistenza. Nello stesso tempo venivano stabiliti obiettivi di mandato nelle Aziende Sanitarie che vedevano in posizione predominante criteri contabili (leggi  contenimento della spesa) i quali  sono venuti rapidamente a rappresentare la parte di riferimento sostanziale nella impostazione delle politiche regionali e nazionali  in ambito sanitario.

La contrazione della spesa e la incapacità sostanziale di contenere situazioni scandalose createsi nella gestione politica  della sanità  da un lato, l’assenza di nuove visioni politiche in grado di dare consistenza a nuovi piani sanitari che ponessero la salvaguardia della salute e l’incremento di  valore di nuovi  indicatori che ad essa facessero riferimento dall’altro, ha portato a considerare conclusa la “questione salute” al raggiungimento dell’obiettivo contabile del riordino dei conti.

Le scelte tecniche che hanno consentito l’assestamento dei conti  sono  però avvenute senza considerare il diritto costituzionale alla salute ed il fatto oggettivo che qualunque  contrazione della possibilità di accedere a cure e servizi  in assoluto, ed a cure e servizi di qualità adeguata sia, nei fatti, un atto contro il dettato costituzionale.

Ancora una volta la correttezza del singolo provvedimento non ha considerato l’impatto che questo avrebbero provocato sul piano sociale. La politica si è dunque  sottratta  al proprio dovere ,  lasciando che i problemi della sanità fossero relegati a questioni contabili o di natura esclusivamente tecnico-professionale.

Con i tecnici al governo anche politico del settore, qualunque problema viene valutato esclusivamente sul piano della fattibilità tecnica senza riferimenti organici agli indirizzi di politica sanitaria,  e di aumento del livello di salute della popolazione. La gestione dei  tecnici viene quindi ad assumere non il ruolo di risolutori ma di tamponatori , come quella cioè di coloro che alla distanza reiterano le difficoltà e le storture, poiché non hanno interesse specifico né il peso  politico per cambiare il sistema.

 Il  tutto si è tradotto nei famigerati “ tagli lineari “, la misura più facile e apparentemente  equa ,  che se da un lato ha contribuito al ripiano dei conti, dall’altro ha introdotto storture nell’accesso ai servizi: un intervento ormai comune a qualunque iniziativa  tecnica, sia destinata al contenimento della spesa farmaceutica, alla riduzione delle liste di attesa, alla appropriatezza diagnostico terapeutica, alle problematiche della presa a carico del paziente alla non autosufficienza, al valore sociale della formazione ed altro ancora.

Eppure, va ricordato che In queste settimane si discute di legge di stabilità e di finanziamento del sistema sanitario: in questo ambito è dunque indispensabile  che la politica si riprenda  il proprio ruolo nell’intero settore della sanità affrontando i temi dei  risparmi ed investimenti, degli affari correnti , del  personale ed altro, con una ottica non “lineare” ma di intervento specifico, situazione per situazione, area per area. Ci sono settori nei quali la spesa può ancora essere controllata  ed altri dove è improcrastinabile investire:  ma questa non può essere una scelta tecnica, dettata solo da dai conti: è una decisione politica, perché di prospettiva.

Le disponibilità tecnologiche, e le innovazioni che questa deve determinare, così come i piani di acquisizione e di impiego strategico devono diventare patrimonio pubblico e immediatamente  fruibile da parte della generalità della popolazione, non solo vanto per pochi centri di riferimento o beneficio  esclusivo di fasce di popolazione  a reddito più elevato.

La conclusione che se ne può facilmente trarre è che in ambito sanitario è la politica che, tenendo nel debito conto la necessaria attenzione al consumo di risorse, deve riuscire  a esplorare nuove vie  ed a fornire nuove soluzioni. Un compito che non si esaurisce nell’autocompiacimento del risparmio a tutti i costi. La politica, riprendendosi il proprio ruolo, deve mostrare nello stesso tempo una rinnovata capacità di valutazione dei limiti di disponibilità delle risorse, di proporre  un piano sanitario con una serie di nuovi indicatori non solo volti alla contabilità ma anche e soprattutto alla qualità della vita, al tipo di sanità di cui oggi ha bisogno la popolazione , alla qualità e caratterizzazione del personale, alla acquisizione di nuova tecnologia, ai mutamenti profondi che conoscenza e tecnologia hanno determinato non solo nella qualità delle cure ma nelle prospettive stesse di cura  e nella modifica del sistema di organizzazione.

Nuova politica dunque: è di questo che il nostro Paese ha bisogno. Se al contrario continueremo a guardare solo ai tecnici, allora ridurremo la sanità ad un nuovo “Mondo dei Robot” dove sarà l’entità dello stanziamento l’obiettivo  da perseguire e non il suo impiego . Gli stessi rapporti nazionali ed internazionali citati prima attestano non a caso in Italia una buona qualità delle prestazioni , una efficace azione di risanamento  e riduzione del debito ma anche una ancora rimarchevole disparità  nella possibilità di accesso alle cure, nonché la difficoltà delle famiglie di fare fronte alle cure con fondi propri.  Sono  aspetti non risolvibili con artifici contabili o con nuove modalità tecniche di composizione  di una delibera ma solo con visioni politiche  basate su principi generali di equità  da affidare ad un personale politico che sappia trovare le soluzioni adeguate per salvaguardare il diritto a cure moderne ed adeguate ed alla loro accessibilità.

Il ricorso ai tecnici, soprattutto in sanità, ed anche nelle Regioni più accorte  ed innovative,  si è invece  finora  risolto in atti di contrazione della spesa e del personale e di conseguenza in mera riduzione  di servizi e quindi in definitiva in minore possibilità di accesso a questi. Loro malgrado,  i tecnici , per restare nella simbologia  cara agli amanti dei Robot, hanno svolto una funzione più simile quella di un  “Terminator” che a quella di un  promotore di salute, quale alla fine dovrebbe essere il vero ruolo di coloro che fanno del governo della sanità il loro campo di azione.

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
9 + 0 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.