Home >> Articoli >> Visco: il piano Juncker è una illusione

Visco: il piano Juncker è una illusione

28/11/2014
Una leva finanziaria poco credibile. Le opere da finanziarie sarebbero solo quelle che generano un reddito. Non si sa se il contributo degli Stati venga poi computato ai fini del patto di stabilità. Questo piano conferma che l’ossessione contabile dei Paesi nordici continua ad essere la vera bussola che orienta le scelte di Bruxelles.

Nessuno si era fatto molte illusioni sulla natura e sull’efficacia del piano annunciato da Jean-Claude Juncker per gli investimenti. La proposta presentata nei giorni scorsi ha confermato le aspettative negative, anche se governi e Parlamento Europeo, in mancanza di altri strumenti per tentare di uscire dalla stagnazione e dalla deflazione, si mostrano fiduciosi e soddisfatti.
Juncker è un politico e fa politica: la proposta che ha presentato serve a dare l’impressione (l’illusione) all’opinione pubblica europea che qualcosa stia cambiando e che ci siano speranze per il futuro. Purtroppo, non è così: i 300 miliardi di euro di cui si parla sono costituiti da 21 miliardi veri che dovrebbero essere versati dagli Stati in un apposito fondo, il quale successivamente dovrebbe emettere obbligazioni per ottenere dal mercato le risorse mancanti, con una leva finanziaria di 1 a 15 assolutamente poco credibile. Si ipotizza che gli investimenti da finanziare (essenzialmente infrastrutture) siano in grado di produrre un reddito sufficiente a remunerare gli investitori privati (banche) che dovrebbero partecipare all’operazione. Ciò significa che i progetti eventualmente finanziabili si riducono drasticamente di numero, restando escluse tutte le opere pubbliche non suscettibili di produrre un reddito direttamente quantificabile ( per esempio quelle relative al recupero del territorio), mentre quelli che verranno accettati potrebbero tranquillamente trovare finanziamenti direttamente sul mercato. Non si sa inoltre se i soldi conferiti dagli Stati (su base volontaria) saranno esclusi dal computo ai fini del patto di stabilità, e in ogni caso si tratterebbe di soli 21 miliardi.
In sintesi, la proposta appare per molti aspetti come una sostanziale presa in giro. Già 300 miliardi di euro sono meno della metà di quanto servirebbe a rilanciare l’economia europea. Il fatto poi che debbano essere finanziati sul mercato e non in disavanzo secondo criteri di redditività privati conferma che non la crescita ma l’ossessione contabile dei Paesi nordici continua ad essere la vera bussola che orienta le scelte di Bruxelles. L’unico vantaggio in questo contesto consisterebbe nella riduzione del costo di finanziamento per gli Stati (almeno per alcuni), grazie alla garanzia congiunta di cui dovrebbe beneficiare il fondo. Così l’Europa continuerà ad esercitare una pressione deflazionistica sul resto del monto, oltre che su se stessa.
Il ministro Padoan si mostra soddisfatto e così il presidente del Consiglio, come il gruppo socialista al Parlamento europeo: tutti convertiti all’ordoliberalismo tedesco e al perbenismo contabile che va benissimo in condizioni normali, ma è deleterio nella situazione di crisi drammatica in cui ci troviamo.
Sarebbe necessario che qualcuno si alzasse a dire esplicitamente, argomentandolo, che la linea di politica economica seguita in Europa negli ultimi anni è sbagliata e autolesionistica, e che bisogna effettivamente “cambiare verso”. Matteo Renzi dà segnali che vanno nella direzione giusta ma di fatto accetta gli indirizzi di fondo che la Germania impone agli altri Paesi. Da questo punto di vista il semestre italiano è stato un’occasione perduta.

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
3 + 1 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.