Home >> Articoli >> Global Health: la sottile linea che divide la ricerca di un nuovo sviluppo del mondo dal neocolonialismo

Global Health: la sottile linea che divide la ricerca di un nuovo sviluppo del mondo dal neocolonialismo

30/04/2015
Il rapporto del Segretario della WHO presentato in Marzo alla 68 Assemblea e gli assunti della “The Lancet Commission on Global Surgery”, lanciata in Aprile 2015, rilevano come si sia ampliato il gap tra Paesi sviluppati e quelli LMICs ( Low and Middle Income Countries) evidenziando come siano aumentati, di concerto, il livello di povertà di una parte consistente della popolazione mondiale prevalentemente residente in questi ultimi, unitamente a quello delle ineguaglianze nelle possibilità di accesso ai beni di primaria necessità così come ai servizi sanitari di qualità

Il rapporto del Segretario della WHO presentato in Marzo alla 68esima Assemblea e gli assunti della “The Lancet Commission on Global Surgery” , lanciata in Aprile 2015 tendono a sottolineare alcuni aspetti di vera novità nel modo di intendere la politica sanitaria sottolineando  alcune delle linee di condotta cui questa si dovrebbe ispirare da parte degli Stati. Gli stessi documenti rilevano come si sia ampliato il gap tra Paesi sviluppati e quelli LMICs ( Low and Middle Income Countries) evidenziando come siano aumentati, di concerto, il livello di povertà di una parte consistente della popolazione mondiale prevalentemente residente in questi ultimi,  unitamente  a quello delle ineguaglianze  nelle possibilità di accesso ai beni di primaria necessità così come  a servizi sanitari di qualità  Tutti i ragionamenti che portano alle conclusioni suddette prendono le mosse da due dati contrapposti ma complementari:  l’assenza di crescita e sviluppo che caratterizza sempre più i LMICs induce povertà che, a sua volta, determina , con un circolo vizioso,  assenza di possibilità di crescita e sviluppo e dall’altro l’enorme potenziale di crescita che tale gap lascia intravedere.  In molti documenti si afferma che avere tagliato i finanziamenti nella sanità è stato un errore che ha prodotto  non solo caduta di qualità dei servizi, ma che ne ha impedito lo sviluppo o la creazione laddove questi mancavano o ne ha ridotto le opportunità di accesso. Allo stesso tempo una minore opportunità di diagnosi e cura ha determinato  una crescente necessità di pagare direttamente i servizi sanitari,  cosa che ha acuito le disuguaglianze e contemporaneamente aumentato lo stato di difficoltà economica  , poiché il peso complessivo ( burden)  della salute si è riversato in forte misura sui singoli . Il valore globale di tale peso è stimato ,  a livello Mondiale, in diversi miliardi di dollari e viene ritenuto un ulteriore fattore di povertà , mentre il valore indotto dal superamento di tali politiche di contenimento pubblico della spesa sanitaria viene indicato come elemento promotore di sviluppo e ricchezza, poiché ad un buon stato di salute corrisponde una altrettanto buona capacità lavorativa e quindi di produzione di reddito. Questa situazione si ripercuote pesantemente sul livelli di salute e sicurezza di quelle popolazioni, che si stimano rappresentare circa un sesto della popolazione mondiale e sono concentrate tra Africa e parte dell'Asia Orientale.

 A questo segue la considerazione del valore che una tale forza lavoro sarebbe in grado di produrre se posta in condizione di poter esercitare  una attività professionale e del ruolo stabilizzante e “crescitogenetico”  che  una serie di azioni coordinate e strategiche nei confronti della salvaguardia della salute, in termini di contrasto alla mortalità infantile, diffusione di malattie trasmissibili, approvvigionamento idrico ed alimentare adeguato  nonché conseguimento di migliori condizioni sociali , economiche e di stabilità politica, potrebbero avere in quei Paesi. Le analisi di partenza sia da parte delle Istituzioni come l’ONU il WHO ma anche la Commissione Europea o la Banca Mondiale o la stessa BCE, convergono sia nella denuncia di tali ineguaglianze che nella stima dei costi di queste ma soprattutto nel determinare la inimmaginabile quantià di miliardi di dollari ( Bilions) che  una politica Mondiale volta al conseguimento del superamento della povertà e delle ineguaglianze che essa determina potrebbe produrre. Ecco allora che l’Assemblea delle Nazioni Unite, o quella del WHO si riuniscono più volte, creano Commissioni e gruppi di lavoro, organizzano Seminari , stimolano la creazione di consorzi di Istituzioni e privati il cui fine dovrebbe essere quello di raggiungere in tempi più o meno lunghi ( 2020 secondo alcune previsioni, 2030 secondo altre) una forte riduzione  - stimata nell’80% del livello di povertà nel Mondo, valutabile attraverso indicatori sia di crescita economica che di fruizione di servizi, principalmente sanitari, e della efficacia che questi dovrebbero avere in termini di controllo delle malattie trasmissibili e di contrasto di quelle non-trasmissibili. Il concetto di Global Health dunque diviene sempre più stringente ed attuale intendendo con esso non più una azione coordinata tra Stati ognuno dei quali all’interno dei propri confini adotta politiche  concordate , ma una azione complessiva che trascende i confini nazionali e guarda alla salvaguardia di popolazioni ed aree del Mondo indipendentemente dai confini geopolitici ma che punta direttamente al benessere globale conseguibile attraverso azioni e politiche di coinvolgimento sopranazionale ma che vede come promotori e gestori di tali iniziative i Paesi sviluppati e prevalentemente come partners beneficiari quelli LMICs.  Dalla dichiarazione di Oslo ai pronunciamenti delle Nazioni Unite, alla creazione di Consorzi di Università ed istituzioni pubbliche e private, in questi anni abbiamo esistito ad un fiorire di iniziative , tutte animate da buoni propositi  e tutte tendenti a contribuire allo sviluppo della Global Health, dando ad essa non solo significato sanitario ma inquadrandone i significati nel contesto di una più generale azione che vede la salute e la sicurezza delle popolazione elevarsi al rango di argomento fondante dei rapporti stessi tra gli Stati ed i Governi inserendo quindi le questioni sanitarie da sempre oggetto della “low politics” nel contesto della politica estera:  la Global Health Diplomacy. Questo risveglio della coscienza mondiale , che si manifesta a tratti anche con prese di posizione anticapitaliste o apparentemente di stampo “socialisteggiante” anche su riviste scientifiche di grande impatto e risonanza, è nei fatti , determinato dalla consapevolezza che la crisi che ha coinvolto prevalentemente i Paesi sviluppati , la si può, risolvere cercando non tanto di ridurre il gap con i LMICs ma cercando di farla  pagare a questi ultimi. La sanità , in questa prospettiva diventa pertanto uno dei terreni di maggiore impatto ed interesse proprio in considerazione delle disuguaglianza da colmare , degli investimenti ma soprattutto del ritorno che tali azioni potrebbero produrre.  Da un lato quindi si prospetta una nuova rivoluzione mondiale dove i Paesi sviluppati , finalmente caduti sulla via di Damasco, predispongono piani di sviluppo e di crescita, di condivisione di tecnologie e sistemi di gestione e governance della sanità così come della sicurezza  e dello sviluppo culturale e dell’istruzione,  tendenti a ridurre la situazione di grande disuguaglianza esistente  avendo come primo obiettivo la riduzione della povertà ma dall’altro non comportano la condivisione ne della conoscenza che ha portato alla innovazione tecnologica ne la creazione di strutture e personale locale cui affidare la gestione delle propria crescita . Il tema di riflessione è quindi quello del valore e significato che la Global Health così impostata potrebbe  avere e di quali potrebbero essere le motivazioni che dovrebbero indurre gli Stati ed i Governi ad  intervenire in prima persona in un progetto di riduzione della povertà  e delle disuguaglianze : Finora ai vari documenti  non è seguita una azione efficace e diretta. Il vero motivo è rappresentato dalla mancanza di un interesse concreto che però ora, considerando il livello di elaborazione concettuale raggiunto , sembra si stia  meglio delineando . C’è però in tutto questo un rischio concreto:   ,che le dichiarazioni di intenti e di coinvolgimento dei Paesi sviluppati  e delle Istituzioni o Società pubbliche e private che questi possono  coinvolgere , trasformino  ancora una volta le politiche di aiuti in una sorta di nuovo colonialismo , dove i Paesi sviluppati , diano vita ad un progetto Globale di riduzione della povertà , considerandone il valore che questo può rappresentare in termini di ritorno economico  ma senza dare vita a strutture e personale locale che venga non solo posto in grado di guidare le propria crescita ma divenga in tempi rapidi gestore di se stesso anche dal punto di vista della capacità di formare nuovo personale o di produrre progetti autonomamente  gestiti.  Quel che manca fino a questo punto è cioè la quota etica , la cosiddetta “lens etica”  attraverso la quale  stabilire i criteri di partecipazione a qualunque progetto di apparente tentativo di globalizzazione della uguaglianza. Non solo quindi riduzione della mortalità infantile valutata in termini di resa economica di n nati, in una prospettiva lavorativa di X anni, in contrasto con il costo del raggiungimento di tale obiettivo, ma anche  soprattutto la ,determinazione nel considerare sostenibile, equo, fattibile  ma soprattutto giusto tale obiettivo poiché il diritto alla vita rappresenta un fondamentale ed insostituibile diritto umano.    Ma anche questo non è sufficiente: è infatti necessario che  i Paesi sviluppati traggano un “utile” dal loro impegno e questo lo si potrebbe determinare in termini di ritorno proporzionale all’investimento sulla riduzione del proprio debito, o su un ipotetico indicatore di facilitazione nella concessione di finanziamenti dalle istituzioni monetarie internazionali.

Un nuova visone del Mondo , dunque, che partendo dalla reale e improcrastinabile necessità di combattere la povertà,  non finisca per combattere i poveri attraverso altre forme di sfruttamento neocoloniale. La Global Health e tutte le iniziative che ruotano attorno ad essa  , è il fatto nuovo di questo decennio. Attraverso di essa i Paesi sviluppati e quelli LMICs possono dare vita ad una nuova alleanza per combattere povertà e disuguaglianze , ma per essere una vera nuova rivoluzione sia concettuale che nella realtà delle condizioni di vita delle persone e delle popolazioni, deve assumere , assieme ai significati economici, che le vengono tuttora attribuiti, anche i valori etici che devono necessariamente guidare quelli economici e diventare così la via maestra dello sviluppo Mondiale dei prossimi decenni.

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
4 + 8 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.